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giovedì 9 maggio 2013

Ma continuiamo a guardarci dietro

Negli scorsi turni gli arbitri (pro-Milan e anti-Fiorentina) e Pazzini ci hanno sospinto a distanza, quasi, di sicurezza. Quasi , appunto. Non mollare fino alla fine per entrare nei turni preliminari di Champions. Sarebbe il massimo del massimo che si poteva raggiungere. Più di così con sta squadraccia... ci è andata di lusso.

sabato 15 maggio 2010

Berlusconi non lo voleva cacciare

di Stefano Olivari per Indiscreto



Leonardo è il primo allenatore dell'era Berlusconi che lascia il Milan di sua volontà, senza essere esonerato o almeno pregato di accomodarsi altrove. Altro che ''decisione comune presa in amicizia'', come sostiene Galliani. Cosa significa?
Che un'era è finita, i soldi (anche in nero, con le facilitazioni fiscali spagnole non ancora operative) del passato non torneranno più e si sta solo cercando di mettere in condizione gli imprenditori di fiducia (in particolare uno) di rilevare la società, vendendo nel presente la storia dei giovani lombardi che già ad inizio millennio aveva fatto la sua comparsa. Al di là di questi scenari, bisogna dire che quella su Leonardo è stata una scommessa vinta da Galliani, visto che nove mesi fa l'allenatore più amato da Sky non aveva certo più esperienza di Ciro Ferrara o del Mancini al quale fu affidata la Fiorentina come primo incarico. Insieme ad arbitraggi non ostili ha portato un gruppo di vecchie glorie, alcune di grande classe ma infortunate per metà stagione, ad un quasi scudetto che magari sarebbe diventato scudetto senza un rovinoso ciclo di pareggi casalinghi. Rallentando il gioco e vivendo di fiammate, esattamente come il Milan di Ancelotti, con le non trascurabili differenze di un Kakà ai suoi massimi (tranne l'anno scorso, nei mesi dopo le lacrime dal balcone) e di altri campioni con vari anni di meno. Il resto è il solito teatrino, con la commedia 'Famiglia Milan' a beneficio di un pubblico che si ritiene formato solo da dodicenni. In realtà, stando a quelli con il colletto grosso che la sanno sempre lunga (sul conto di sicuro, visto che non lo pagano mai), risulterebbe che: a) Al di là delle critiche riferite dagli immancabili deputati-commensali, Berlusconi non fosse poi così convinto di cambiare allenatore esponendosi al rischio di un fallimento di immagine ancora prima che tecnico; b) Il mandato dato a Galliani, in cambio di un occhio e mezzo chiuso sulle sue operazioni (Mancini quelle più clamorosa, sotto vari punti di vista), è prima di tutto quello di svecchiare la squadra e liberarla da contratti capestro: in questo quadro uno capace di essere duro (nonostante le apparenze) come Leonardo sarebbe stato cento volte meglio di un Van Basten demotivato (e che comunque aveva detto no); c) Nessun allenatore di fama acclarata al di fuore del giro rossonero, da Lippi in giù, metterebbe la faccia per coprire una campagna acquisti modesta e la probabile cessione di Pato; d) I giocatori che fanno la differenza, tranne due veramente bolliti, sono dalla parte di Leonardo. Conclusione: il calcio è gestito in perdita, a qualsiasi livello, al Milan possono arrivare anche insieme Mourinho e Guardiola ma senza un nuovo Berlusconi il terzo posto rimarrà un grandissimo risultato. Leonardo lascia a testa alta, con buona autostima e buona stampa. Il suo addio è da onorare: il 2,18 per la vittoria rossonera contro la tristezza di Zaccheroni ci farà (forse) felici.

lunedì 22 febbraio 2010

A termini di regolamento

di Stefano Olivari per Indiscreto
 Il desiderio di Galliani, il ricordo di Cannavaro, la scarsezza di Leonardo e Del Neri.




1. Prima di distribuire patenti di onestà o di disonestà, bisogna pensare per almeno qualche secondo a che cosa rappresenti il calcio non solo in Italia. Scontato oppio dei popoli ma anche mezzo di identificazione e strumento di potere, in cui la vittoria dipende da un misto di bravura sportiva, fortuna, potere, ricchezza, furbizia, potenziale di ricatto politico o sociale. Facciamola breve: nemmeno la Juventus di Moggi, che aveva tutti questi ingredienti (e alla fine, paradossalmente, la bravura sportiva più di tutto il resto), ha vinto più di due scudetti consecutivi. Nei tempi moderni sono al massimo riuscite a raddoppiare la Juve dei tutti nazionali nell'autarchico calcio dei Settanta e l'Inter di Moratti padre. Facendo gli Sconcerti dei poveri, si può dire che nell'era televisiva solo il Milan di Capello e l'Inter di Mancini-Mourinho siano riuscite ad avere un ciclo più lungo, sfruttando anche nei primi anni del ciclo un abisso tecnico con una concorrenza che in disarmo o che stava costruendo per il futuro. Cosa vogliamo dire? Senza che ci sia bisogno di complotti, tutto il mondo del calcio (eccetto ovviamente quello interista, e nemmeno per intero) che conta vuole che questo ciclo nerazzurro finisca e questo desiderio di 'campionato riaperto per il bene dei media' è stato ben rappresentato da Galliani. Dove sta il male?
2. Luciano Moggi maledice ancora oggi il fallo di confusione che portò all'annullamento del gol di Cannavaro (ai tempi al Parma, arbitrava l'artista De Santis) in Parma-Juventus 1999-2000, che creò un clima propedeutico allo scandaloso pomeriggio di Perugia che sfilò alla Juventus quello scudetto. Per questo il delitto perfetto non è inventarsi rigori o situazioni strampalate, con buona pace dei moviolisti, ma applicare alla lettera il regolamento o al massimo concedere qualche punizione in più sulla tre quarti. Si può dire che contro la Sampdoria Samuel e Cordoba non andassero espulsi, a termini di regolamento? No. Poi c'è la realtà, che mai ha portato sotto gli occhi i due centrali difensivi della squadra di casa, dalla A all'Eccellenza, cacciati a metà a metà primo tempo. Non è un caso che i due difensori abbiano ricevuto la squalifica minima, da regolamento: una giornata a testa. Non è un caso che Cambiasso e Muntari ne abbiano ricevute due, per situazioni difficilmente verificabili: un parapiglia nel sottopassaggio e qualche parola a venti metri dall'arbitro non si sa in quale lingua. Non è un caso che Mourinho ne abbia ricevute tre per il gesto delle manette, quando su ogni panchina si vede di peggio (anche la bestemmia, tornata di gran moda). Poi le sanzioni pecuniarie, per insulti del pubblico a Tagliavento e l'ingresso in campo con 5 minuti di ritardo nella ripresa (con questo metro la Roma sarebbe senza soldi in cassa). Un po' di giustizia e molto livore anche per il colpaccio non riuscito totalmente. Ripetiamo: non è strano che Rosetti venga designato per Fiorentina-Milan o che i rivali dell'Inter vogliano la sua caduta, è strano che se ne sia accorto (e non da oggi pomeriggio) solo Mourinho.
3. Parlando di calcio, il derby milanese e Inter-Sampdoria hanno dimostrato che fra allenatori di cilindrata simile (Lippi contro Capello, per dire) la differenza la fanno solo gli episodi e scelte che a posteriori diventano 'intuizioni', mentre fra tecnici di cilindrate diverse a volte il confronto è imbarazzante. I quattro uomini del Milan in linea a curare Milito per tre quarti d'ora e la Sampdoria rintanata per un'ora con due giocatori in più a fare cross dalla tre quarti possono essere un buon complimento al Mourinho da campo, nelle due occasioni sembrato gigante contro i pigmei. Non certo per il carattere trasmesso ai suoi, il carattere ce l'hanno anche Cosmi e Mazzone, ma per l'ordine da esercitazione difensiva (si fanno quasi sempre in inferiorità numerica) con cui ha gestito due situazioni che per altri sarebbero state drammatiche. Favorito dalla pochezza dei due colleghi avversari, ma comunque bravo. La teoria che stia forzando i toni per farsi cacciare a fine stagione, in funzione 'politica' e di quieto vivere, non è strampalata, ma Moratti si ricordi che con qualunque altro allenatore quelle due partite le avrebbe straperse. Ipotizzare complotti è quindi superfluo: in uno sport che non è uno sport, dove conta solo il risultato e senza alcun aspetto etico (anzi, chi perde viene anche sbeffeggiato), non si può pensare di vincere in scioltezza in mezzo alle ovazioni degli avversari. Vittime o carnefici: non è sport, ma è calcio.
stefano@indiscreto.it

martedì 15 dicembre 2009

Nessuno l'ha visto tranne l'arbitro

da FootballArt



Espanyol-Barcelona : Xavi va a terra ma nssuno capisce il perchè Baena protesta, protesta da Madrid: asi gana el Barca!
Si così vince, regolarmente. Perchè quello che le telecamere non hanno ripreso (come successe per il fallo di Shevchenko su Puyol non ripreso dalle telecamere ma esistente, eccome se esistente). Una lezione per tutti quelli che parlano e straparlano.
Soprattutto per quegli idioti che vogliono la moviola in campo. L'arbitro ha visto meglio di tutte le telecamere a disposizione della regia spagnola.

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