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martedì 25 aprile 2017

Farina: “Costretto a vendere il Milan. Berlusconi? Vinse coi miei giocatori”

Silvio Berlusconi e Giussy Farina
MILAN NEWS – Oggi La Gazzetta dello Sport ha intervistato Giuseppe ‘Giussy’ Farina, proprietario del Milan prima che Silvio Berlusconi acquistasse il club nel febbraio del 1986.
L’imprenditore ha oggi 83 anni e ha confermato la sua vecchia versione su quanto avvenuto quando dovette cedere la società all’attuale patron rossonero: «Sono stato costretto a lasciare per pagamenti in nero e quattro mesi di arretrati di Irpef. Altre società non la pagavano da anni, ma hanno voluto colpire me per consegnare il Milan a Berlusconi, che così l’ha avuto senza versare nulla».
Farina ha ammesso che, se tornasse indietro, probabilmente non tornerebbe ad acquistare il club e spiega le ragioni di questa scelta parlando sostanzialmente di soldi: «Allora mi ero adeguato a quanto facevano tante altre società, per cui è difficile giudicare gli errori di quel periodo. Oggi mi comporterei diversamente, ma se tornassi indietro non prenderei il Milan, perché non avevo la potenza economica per guidare una società così. Mi sono fidato di altre persone, ma soprattutto sono stato tradito dalla mia grande passione per il calcio, che mi avrebbe fatto prendere anche il Real Madrid se fosse stato in vendita. Perché per me i soldi non contano niente, conta la passione».
Con l’imprenditore vicentino il Milan tra il 1982 e il 1986 non visse anni semplici e comunque non alzò trofei. Alla prima stagione ci fu la promozione in Serie A dopo la precedente retrocessione in B, poi al massimo i rossoneri riuscirono a conquistare la qualificazione in Coppa UEFA. Sicuramente l’era Berlusconi è stata di un altro livello, però Farina ci tiene a ribadire alcuni concetti.
Ecco le sue parole sul fatto che grazie a Berlusconi il Milan sarebbe diventato grande: «Ma con i giocatori che gli ho lasciato io. Un giorno, a Lugano, incontrai casualmente Mantovani, il presidente della Sampdoria, che mi diede un assegno in bianco per prendere Baresi, lo giuro sulla testa dei miei 7 figli, 12 nipoti e 5 bisnipoti, perché nel frattempo sono diventato anche bisnonno. Gli dissi di no, senza pensarci un secondo. Se avessi venduto Baresi, Maldini, Tassotti o Costacurta, avrei avuto i soldi per andare avanti, ma avrei tradito la mia passione, perché i giocatori bravi non li vendevo. Dopo la retrocessione, avvenuta per cose strane all’ultima giornata, il Milan stava risalendo con due nuovi stranieri, Wilkins e Hateley. Eravamo tornati in coppa Uefa e quando Berlusconi diventò proprietario, in febbraio, la squadra era terza con il Napoli, un posto che oggi farebbe fare salti di gioia a tutti».
Farina ci tiene a rivendicare quanto di buono fatto sotto la sua gestione, ricordando che non ha venduto i gioielli della squadra nonostante potesse incassare molto e continuare a gestire la società. E’ fiero di aver lasciato in eredità a chi è venuto dopo di lui dei campioni che hanno fatto la storia del Diavolo. Ovviamente l’attuale patron non ha mancato di investire e arricchire l’organico con nomi importanti, però qualche grande calciatore lo ha ereditato. E su Gianluigi Donnarumma questo è il pensiero dell’83enne nato a Gambellara: «Io non lo venderei mai, ma non ha torto il suo procuratore visto che il futuro del Milan è incerto».
Inevitabile poi parlare della cessione del club e dell’interminabile trattativa tra Fininvest e i cinesi di Sino-Europe Sports. Una vicenda che ha ormai stancato tutti i tifosi, i quali attendono solo l’epilogo per capire quali saranno le sorti del Diavolo a livello societario. Farina a tal proposito dichiara: «Non si capisce e non so se la colpa è dei cinesi o di Berlusconi. Ma poi chi sono questi cinesi? Non ce l’ho con i cinesi perché non sono razzista. La mia coscienza non mi permetterebbe di trattare con chi non rappresenta in qualche modo l’identità di una squadra, che dovrebbe rimanere legata alla città e ai suoi tifosi. Così, invece, si tradiscono le tradizioni, la storia e l’ambiente».
Insomma, ‘Giussy’ non avrebbe mai trattato la cessione del Milan con acquirenti cinesi. E quando gli viene domandato cosa consiglierebbe di fare a Berlusconi in caso di fallimento dell’operazione con SES, fa una battuta: «Di telefonarmi. Gli darei 5 euro di acconto e poi qualche italiano glielo troverei io. Altro che closing coi cinesi…».

Redazione MilanLive.it

mercoledì 13 gennaio 2016

30 anni – Polpette di Verza con Farina… di ceci



TRENTA anni fa. Sulla mia testa c’erano moltissimi capelli in più e dentro la mia testa c’erano mille sogni, duemila ideali ed un chiodo fisso: il Milan. Ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno. In realtà i chiodi fissi erano due ma il secondo, e chiedo scusa alle signore che leggono, lo potete facilmente immaginare.
La vita ti cambia, la vita ci cambia. Potete dire il contrario quanto vi pare ma, se vi guardate indietro, il ragazzo che eravate a quindici anni non c’è più. La tela è rimasta la stessa ma il dipinto che tutti vedono non è quello che volevate dipingere.
Oggi continuo a non andare più dal parrucchiere ma solo perché me lo porto a casa. È un francese che si chiama Gillette e ogni due giorni mi pettina come una palla da biliardo. Dentro la testa i segni hanno lasciato il posto alle preoccupazioni e gli ideali alle bollette che hanno causato quelle preoccupazioni ma i chiodi fissi son sempre due: la felicità delle mie figlie ed il Milan; nell’ordine esatto in cui sono state scritte. Ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno.
La vita ti cambia ma i difetti restano sempre gli stessi.
TRENTA anni fa anche Silvio Berlusconi aveva due chiodi fissi e, vi scongiuro, non fate facili battute; sto provando ad essere serio almeno per oggi. Da qualche tempo l’imprenditore brianzolo, oltre a rivoluzionare il mondo delle televisioni in Italia, stava pensando a come trasformare il Milan nel simbolo popolare e tangibile del proprio successo. Curiosamente i miei pensieri più felici di un Milan vincente coincidevano con i progetti che il gruppo Fininvest aveva preparato. L’altro chiodo fisso erano i comunisti che vedeva come il fumo negli occhi.
La vita ti cambia e, sicuramente, ha cambiato anche Silvio Berlusconi.
Oggi non sapremmo dire cosa ci sia nella testa del presidente onorario del Milan. Di sicuro non ci sono più i comunisti ma con altrettanta certezza possiamo dire che il Milan non è più una priorità né per lui né per il gruppo industriale che a lui fa capo.
Trenta anni fa, esattamente trenta anni fa, Giuseppe Farina abbandonava la presidenza del Milan lasciandola, temporaneamente, nella mani di Rosario Lo Verde traghettatore fino all’avvento, di li a poche settimane, di Silvio Berlusconi.
Giussy Farina, imprenditore vicentino classe 1933, compra il Milan, povero e retrocesso, nel Gennaio del 1982 e dopo quattro anni lo lascia, povero e virtualmente fallito, nelle mani del suo attuale proprietario dopo solo quattro anni di una presidenza che passerà alla storia come una delle peggiori della storia del Milan.
Oggi il gradasso del web rossonero ci fa sapere che tra “Farina e Berlusconi c’è un oceano” e che “per la verità e la Storia” lui c’è. Urca…
Tra Berlusconi e Farina c’è un oceano? Me la cavo a buon mercato con un “non lo so e non mi interessa”.
Potrei stare qui a spiegare al gradasso del sabato mattina che Farina dava in affitto il centro sportivo di Milanello agli sposi e che oggi c’è un posto chiamato Casa Milan dove, copio direttamente dal sito web,dopo la visita al museo la festa continua con l’aperitivo, la merenda e il taglio della torta con il brindisi aCucina Milanello insieme alla mascotte e con un fotografo dedicato, mentre al Milan Store è possibile acquistare regali unici a tema AC Milan per il festeggiato e per gli ospiti. I party a Casa Milan non sono solo dedicati ai piccoli rossoneri, tutti possono festeggiare un lieto evento tra Cucina Milanello e Museo Mondo Milan.Vuoi scoprire di più sulle feste a Casa Milan? ContattaciOppure potrei stare qui a spiegare che quel Milan ha quasi ceduto Franco Baresi alla Sampdoria mentre il Milan di Berlusconi ha sicuramente ceduto Shevchenko, Kakà, Thiago silva e Ibrahimovic.
Potrei dilungarmi ad illustrare perché dire che Baresi, Maldini, Galli, Evani, Tassotti e compagnia furono un lascito del Milan di Colombo e non di quello di Farina è come dire che la maglia rossonera è un lascito del Milan di Colombo e non di quello di Farina. Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. La gestione Farina cede, fra i suoi gioielli, Battistini ed Incocciati. Il resto lo lascia, comprato per una cifra relativamente bassa, alla gestione successiva. Nel suo primo anno intero di gestione il Milan berlusconiano ha in rosa, ereditati dalla gestione precedente: Baresi, Costacurta, Galli, Maldini, Tassotti, Di Bartolomei, Evani, Stroppa, Wilkins, Hateley e Virdis. Otto di questi saranno fondamentali per i trionfi futuri.
Il Milan targato Berlusconi e Galliani non mette in campo un prodotto del vivaio decente dai tempi di Albertini ma Darmian gioca a Manchester e Astori gioca nella Fiorentina. Così giusto per gradire.
Potrei, ma non lo farò.
Mi limiterò a sottolineare che quando parlo del Milan di Farina lo faccio con la nostalgia di chi vedeva in quella squadra un Milan da amare comunque a dispetto di quanto fosse povero, indebitato ed avesse un modello “ruspante” di gestione. In quella squadra il suo popolo non faceva nessuna fatica a riconoscersi né faceva fatica a riempire gli stadi anche in Serie B. A quei tempi la sciarpa del Milan era una “reliquia”, una divisa da mostrare con orgoglio e Vinicio Verza un autentico idolo. Da ragazzo compravo le scarpe della Tepa Sport perché erano quelle di Vinicio.
Quel Milan è l’esatto opposto di quello attuale. Quello voleva ma non poteva, questo potrebbe ma, per motivi che esulano da qualsiasi logica, non vuole. E forse non è nemmeno interessato a volere.
Quel Milan era povero ma amatissimo, questo ha alle spalle uno dei principali potentati economici italiani ma lo stadio deserto ed il minimo storico di abbonati.
Quel Milan aveva una tifoseria appassionata e granitica nella sua coesione, questo ha un establishment che passa il tempo ad insultare i propri tifosi qualificandoli come “non evoluti” e “tastieristi” o facendogli i versacci nelle telecronache.
Io parlo di amore, passione, valori e radici. Parlo della tensione snervante che ha accompagnato i miei prepartita con la Pistoiese e con il Real Madrid. Parlo delle lacrime quando siamo retrocessi; era il giorno della comunione di mia sorella e, senza permesso, abbandonai il tavolo al ristorante per andare ad inginocchiarmi accanto alla portiera di una Giulietta con l’autoradio accesa per scoppiare in un pianto dirotto al fischio finale. Parlo delle lacrime al rigore di Sheva a Mnachester.
Parlo di etica cacciavite, parlo di vedere Milan-Como 0-2 sotto una nevicata furibonda e dell’amichevole Milan-Dinamo Kiev a 4 gradi sotto lo zero.
Mi si risponde con un elenco di trofei ignorando che questa squadra non ha più l’amore dei suoi tifosi.
Ha ragione il gradasso. Tra il Milan di Farina e quello di Berlusconi c’è un oceano.
Anche tra  noi e loro.
Incolmabile.
Andatevene, maledetti.
Pier

Belli anche i commenti...

venerdì 5 novembre 2010

Il vero innovatore



Per anni il legittimo Presidente del Milan è stato diffamato e deriso, per motivi loschi ed ovvi, usando le motivazioni e a volte le menzogne peggiori. A volte però veniva usato pure qualche fatto vero, ma raccontato in maniera tale da renderlo ridicolo.  Come il fatto che affittasse una parte di Milanello per matrimoni, battesimi, etc... se l'avesse fatto Berlusconi avrebbero parlato di invenzione geniale, invece visto che fu un'idea di Farina la si deve dipingere come una baracconata da sfigati morti di fame. Ebbene 30 anni dopo l'ex Sport Marketing Manager di Nike latinoamerica, quello che ha concluso l'accordo tra Nike e la nazionale brasiliana, tra le altre, oggi, da presidente del Barcellona, copia l'idea di Farina. Da quest'anno ci si potrà sposare al Camp Nou.
Il tempo è galantuomo. Grazie Presidente.

martedì 8 giugno 2010

Giussy, Tu sei il mio Presidente.



Caro Galliani, in Tribunale
ci siete voluti andare voi


Caro Amministratore Delegato Galliani, sono il Suo predecessore Giuseppe Farina. In questi giorni
continuo a leggere le Sue giustificazioni, anche a nome del Presidente Berlusconi, in risposta agli
attacchi che Vi sono stati rivolti dai tifosi milanisti.
Lei più volte ha ripetuto che, «dopo avere preso il Milan in un'aula di Tribunale, abbiamo giocato 8
finali di Champions». Quindi, visto che a Suo giudizio il merito sarebbe tutto Vostro mentre sarei stato io il colpevole del misfatto, «oso›› provare a difendermi ricordandoLe quanto segue:

1) In Tribunale il Milan l'avete portato Voi, non io, e lo avete fatto per non pagarlo. Lo avete fatto per riceverlo in regalo, eliminando anche tutti i piccoliazionisti che ricordo ancora con piacere e amore. 
Se ha poca memoria, caro Galliani, si faccia raccontare da Nardi e dal commercialista Locatelli come sono
andate le cose.

2) Con il Milan che avete preso in Tribunale avete fatto 8 finali di Champions, è vero,
ma forse che in questo Milan non c'erano tutti i giocatori che vi ho lasciato io? Baresi, Costacurta,
Filippo Galli, Tassotti, Maldini, Evani, Virdis e Albertini? 


3) E Lei non ha notato che il vituperato Farina avrebbe potuto comodamente pagare il debito Irpef cedendo, non dico Baresi o Maldini, ma uno soltanto degli altri giocatori appena citati? In questo modo Vi avrei costretti ad acquistare, pagandola, la società. Altro che Tribunale!

4) Lei parla anche di soldi, lamentandosi del fatto che Barcellona e Real Madrid incassino il doppio. Ma
essere proprietari di Maldini, Baresi, Tassotti, Costacurta, Albertini, Galli ed Evani, provenienti
dal settore giovanile o acquistati per poco sviluppandoli da giovani ha fatto risparmiare quei
soldi al Milan, costruendo un solido tessuto umano e di amore sportivo attorno alla squadra, essendo tutti quei giocatori frutti dello stesso albero.

Prima di congedarmi, mi consenta un'ultima riflessione. Io dal Milan ho cacciato Radice che era stato
ingaggiato dal mio predecessore Felice Colombo ma non ho dato mai la colpa a Colombo.
Per questo non avrei mai incolpato Leonardo, a maggior ragione se fossi stato io a sceglierlo come allenatore. Avreste dovuto difenderlo, Leonardo, colpevole soltanto di colpe non commesse, invece di criticare i tifosi della Curva Sud che sono più saggi di Voi.
Quanto a un altro dei sui cavalli di battaglia (il Milan che «vegetava››), Le ricordo che siamo andati
in B perché all'epoca il Palazzo non ci difese come avrebbe dovuto, ritornando però in serie A in una
sola stagione dopo avere dominato il campionatocadetto.
E quando Berlusconi, nel gennaio 1986, prese il mio Milan che aveva il compianto Liedholm
in panchina, eravamo terzi in classüca.


Giuseppe Farina


P.s. Un ringraziamento a Betis per la segnalazione. E il sito Free-Ocr per il riconoscimento del testo.

sabato 14 novembre 2009

Le corna del diavolo di Carlo Petrini*.Parte seconda: l' "affaire" Mundialito.


*La riproduzione parziale di opere letteraria è consentita dalla legge. Qualora l'autore, la casa editrice Kaos Edizioni o chiunque altro detenga i diritti sull'opera ritenga che la porzione di opera qui e in altri post riprodotta ecceda il limite consentito dalla Legge, è pregato di contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica rossonerodivergogna@gmail.com. In questo modo provvederemo ad eliminare la parte eccedente. Ad ogni modo sottolineamo il fatto che l'opera è già stata trascritta da altri in formato elettronico ed è presente in altri siti web (verosimilmente senza il permesso dei detentori dei diritti) da cui abbiamo attinto.



IL FURBO DELLA P2

Il signor Silvio Berlusconi incominciò a strumentalizzare il calcio a scopi di potere (affari e politica) nell'autunno del 1980,cioè sei anni prima di mettere le mani sul Milan.E cominciò con i metodi suoi che diventeranno famosi,quelli nello stile della massoneria segreta P2 di cui faceva parte:manovre,corruzione e propaganda.
Quello che il futuro padrone del Milan combinò nell'autunno del 1980 intorno al calcio lo ha raccontato un libro coraggioso,che però è stato sotterrato da quintali di censura e pochi  lo hanno letto (Il libro è del giornalista Mario Guarino si intitola Fratello P2 1816.L'epopea piduista di Silvio Berlusconi,e lo ha pubblicato la Kaos edizioni nel 2001.Il capitolo "calcistico" è quello intitolato "Il Mundialito della P2>> (pagg. 113-29).Nessuna querela,e nessuna smentita:solo silenzio e censura da parte di giornali e tv,la solita disinformazione nell'interesse del potere.
Allora riporto qui quelle pagine censurate,dove si racconta del torneo internazionale Mundialito giocato in Uruguay tra il dicembre 1980 e il gennaio 1981.Un  torneo calcistico benedetto dalla P2 e strumentalizzato dal piduista Berlusconi,una storiaccia che anche i tifosi pallonari di oggi devono conoscere.Per capirla bene bisogna però tenere a mente due fatti.
Il primo è che il signor Berlusconi in quel momento,autunno 1980,era un pirata dell'etere perchè,violando la legge e le sentenze della Corte costituzionale che obbligavano le tv private a trasmettere a livello locale,con Canale 5 occupava l'etere pubblico e trasmetteva in tutta Italia usando il trucco delle cassette (Il divieto della Corte costituzionale per le trasmissioni nazionali era transitorio,e aveva lo scopo di impedire che si creassero  situazioni monopolistiche,dato che il parlamento doveva preparare la legge che regolamentava l'emittenza privata. Il trucco delle cassette era una furbata da magliari:le varie emittenti regionali della Fininvest ricevevano i programmi e la pubblicità in cassette pre-registrate,che trasmettevano con pochi minuti di differenza).
Il secondo fatto è che poteva violare la legge senza che nessuno intervenisse perchè era protetto dai partiti di governo (in particolare dal Psi di Craxi), e perchè faceva parte della massoneria segreta P2. In più,quella era l'Italia di Tangentopoli, e il signor Berlusconi in quell'Italia ci stava come un topo nel formaggio.
Ecco la vicenda del Mundialito,raccontata dal libro di Guarino.

(Pagine 12-13)

Montevideo,autunno 1980.La giunta militare,al potere in Uruguay dopo il colpo di Stato del 1973,si apprestava ad affrontare due importanti scadenze.Un referendum costituzionale,fissato per il 30 novembre;e lo svolgimento,a Montevideo (30 dicembre-10 gennaio 1981),di un torneo calcistico fra nazionali che avevano vinto,a partire dal 1930,la Coppa del mondo di calcio.Nelle intenzioni della giunta,il referendum avrebbe dovuto tradursi in un plesbicito tale da legittimare la feroce dittatura militare (circa settemila prigionieri politici su meno di 3 milioni di abitanti,con i partiti e le organizzazioni sindacali messi fuorilegge).Il  successivo torneo calcistico-grande evento sportivo battezzato "Mundialito"-avrebbe invece dovuto "rilanciare l'immagine"del paese latinoamericano e del suo governo golpista sulla scena internazionale,rompendone l'isolamento politico.
Al Mundialito uruguaiano avevano dato a loro adesione le nazionali calcistiche di Argentina,Brasile,Germania,Italia e Olanda (quest'ultima in sostituzione dell'Inghilterra,
che pur avendo vinto la Coppa Rimet non aveva voluto partecipare al torneo propagandistico inventato dalla giunta golpista di Montevideo).
Nell'Uruguay oppresso dalla dittatura militare il capo della P2 Licio Gelli era di casa.Il Venerabile aveva la residenza ufficiale a Montevideo,nella zona di Carrasco,in Calle Jean Manuel Ferrari numero 1325: una maestosa villa (abitata anche da suo figlio Maurizio con moglie e prole)che gli era stata assegnata mediante un apposito decreto ministeriale emanato dal governo golpista,e nella quale custodiva l'archivio della Loggia segreta attiva sopratutto in Italia.In Uruguay il capo della Loggia P2 possedeva decine di appartamenti e un'azienda agraria,ed era un importante azionista del Banco Finanziario Sudamericano.Nella capitale uruguaiana circolava la voce che Gelli non fosse estraneo all'organizzazione del torneo calcistico-propagandistico.

(pagine 13-14)

L'aspetto portante dell'operazione-Mundialito,in ragione dei suoi manifesti intenti politico-propagandistici,consisteva nella teletrasmissione delle varie partite del torneo in Europa.La Federazione calcistica uruguaiana aveva affidato la proprietà dei diritti televisivi alla società Strasad,domiciliata nel paradiso fiscale di Panama e ufficialmente rappresentata dal commerciante greco-uruguaiano Angelo Vulgaris (titolare di un'azienda di import-export di carne e bestiame).
Nei mesi di settembre-ottobre del 1980 i giornali italiani cominciarono a scrivere del Mundialito presentandolo come l'evento sportivo dell'anno,anzi del decennio: un "super-mondiale" calcistico al massimo livello quale s'era visto.
In prima fila nel suonare la grancassa del "mondiale dei Mondiali" c'erano il più importante quotidiano italiano, il "Corriere della sera", e il più importante quotidiano italiano,il "Corriere della sera", e il più diffuso quotidiano sportivo ,"La Gazzetta dello Sport",entrambi editi della Rizzoli controllata dalla P2 (tessera 1816).
Dopo un preventivo e riservato viaggio a Montevideo di alcuni emissari berlusconiani,il 20 novembre 1980 a Ginevra la Strasad di Vulgaris cedette i diritti televisivi del Mundialito per l'Italia e per altri Paesi europei (Germania,Austria,Olanda,

Svizzera,Grecia,Portogallo,Danimarca,Norvegia,Svezia) alla società Rete Italia della berlusconiana Fininvest.Il prezzo ufficiale della transizione svizzera-900 mila dollari,circa un miliardo di lire dell'epoca,per 7 partite di calcio-era assolutamente oneroso.E il merito dell'accordo risultava stupefacente,dato che Berlusconi disponeva di una tv privata locale,Telemilano-Canale 5, illegalmente  articolata in forma di network (emittenti regionali coordinate da Milano), che non poteva trasmettere nè in diretta nè in ambito nazionale,nè ovviamente poteva disporre del satellite intercontinentale necessario alla teletrasmissione da Montevideo.
La prima notizia dello stranissimo accordo svizzero fra la Strasad domiciliata a Panama e l'affarista milanese,nei termini  in cui venne divulgato,provocò sconcerto e polemiche.
<>,dichiarò Vulgaris a "Il Giornale",poi precisò :<>. 

(pagine 15-16) 

La Rai smentì la versioe dei fatti sostenuta dal commerciante uruguaiano,parlò di <> e denunciò l'onerosità dell'affare.<>,dichiarò il consigliere della Rai Luca Pavolini.
Fu "Il Giornale",nell'edizione del 1 dicembre 1980, a ufficializzare l'evento e a scatenare l'offensiva mediatica.
A tutta pagina,sotto il titolo cubitale <>,il quotidiano controllato dall'affarista piduista 1816 scriveva: <>.Quindi il quotidiano berlusconiano in tutta Itala:la rete  tv di Canale 5 raggiunge già oggi un terretorio dove risiedono più di trentatre milioni di telespettatori,ma è in progetto un'ulteriore estensione dei collegamenti per consentire a tutti gli italiani di assistere alle partite del Mundialito>>.
Nella stessa pagina,sotto il titolo <>,il quotidiano berlusconiano scriveva ancora: <>.L'articolo,che attaccava frontalmente il monopolio della Rai,era firmato Giuseppe Prisco,consigliere di amministrazione sia del piduista Banco Ambrosiano,sia della Rizzoli Editore controllata dalla P2.
Benchè all'apparenza incomprensibili,gli intenti di Berlusconi erano precisi:assicuratosi i diritti esclusivi di teletrasmissione del Mundialito, e amplificando attraverso i mass media controllati dalla P2 l'attesa e la portata del torneo calcistico internazionale presso i molti milioni di sportivi italiani,l'affarista piduista intendeva arrivare a rompere il monopolio Rai.Infatti dichiarò:<>.

(pagine 16-17)

La Rai replicò:<>.Secondo la tv di Stato la vicenda era comunque chiara: <>.Nel suo comunicato,la Rai rilevava inoltre come Berlusconi avesse pagato in Svizzera alla società panamense Strasad una somma che l'ente di Stato definiva <>,e questo benchè Canale 5 non avesse <>.
La manovra entrò nel vivo ai primi di dicembre,quando Canale 5 annunciò di avere inoltrato la richiesta ufficiale alla Rai di poter disporre del satellite per la teletrasmissione dele partite da Montevideo.Il ministro delle Poste,il socialdemocratico Michele Di Giesi,espresse verbalmente un immediato rifiuto:<<>), fingendo di ignorare che l'etere pubblico è una risorsa limitata.
Ma il "fratello" 1816 ostentava una sicurezza tanto granitica quanto strana:<>,dichiarò alla "Gazzetta  dello Sport" il 4 dicembre.Tanta sicurezza era forse risposta nel fatto che il segretario e il vicesegretario e il vicesegretario del Psdi (il partito del ministro Di Giesi),Pietro Longo e Renato Massari,erano "fratelli" piduisti (tessere 2223 e 2172),e nel fatto di poter contare sugli altri "fratelli" infiltrati nei partiti,nel governo, e nella stessa tv di Stato.
In Italia la vicenda del Mundialito-gonfiata dai giornali piduisti attraverso una martellante campagna-cominciò ad assumere i contorni di un vero e proprio affare di Stato, con aspetti sempre più  marcatamente politici e un crescendo di polemiche roventi.Il giornalisti Rai Gianni Minà,dagli schermi della tv di Stato,adombrò l'opportunità che la Guardia di finanza indagasse sull'accordo svizzero Berlusconi-Vulgaris;ma il ministro delle Finanze era il socialista Franco Reviglio, e il comandante generale della Guardia di finanza,il generale Orazio Giannini,era anche lui affiliato alla P2 (tessera 2116).

(pagine 17-18-19)

Il più importante quotidiano italiano,il "Corriere della Sera",controllato dal banchiere piduista Robarto Calvi (tessera num 1624) e diretto dal piduista Franco Di Bella (tessera 1887), era in prima fila nel sostenere la trama politico-affaristica italo-uruguaiana che vedeva impegnato il "fratello" Berlusconi, e dedicava intere pagine all'evento-Mundialito,dall'altro aizzava la pubblica opinione contro la tv di Stato e contro il governo.
Gli attacchi del "Corriere" si susseguivano concentrici:contro la Rai-tv,contro la stessa Federazione italiana gioco calcio,accusata di "freddezza": <>.
Poi il quotidiano piduista di via Solferino riportava con risalto l'opinione dell'ex presidente della Corte costituzionale e ex presidente della Rai Aldo Sandulli,il quale dichiarava: <>. A Sandulli-che era il legale dell'editore del "Corriere della sera",il piduista Angelo Rizzoli (fascicolo num 0532)-replicò il consigliere Dc della Rai Nicolò Lipari: <>.
Alla domnada del perchè Canale 5 avesse comprato i diritti televisivi del Mundialito pur sapendo che non avrebbe potuto utilizzarli,Berlusconi rispose: <>. E dopo avere definito il "no" del ministro delle Poste all'utilizzo del satellite Rai <>,il piduista di Canale 5 ribadì le sue enigmatiche certezze: <>. Il "fratello" 1816 sapeva bene che il lavorìo occulto della Loggia segreta era in corso.

(pagine 19-20)

Verso la metà di dicembre,quando mancavano ormai due settimane all'inizio del torneo,la vicenda Mundialito sembrava arenata in un vicolo cieco.Se la situazione non avesse trovato un rapido sbocco,la giunta golpista al potere in Uruguay rischiava di veder vanificata la sua operazione propagandistica  verso l'Europa:una operazione ancora più indispensabile e urgente, dopo che il referendum plesbiscitario del 30 novembre si era risolto in una chiara sconfitta della dittatura.
In Italia la campagna dei media piduisti crebbe di intensità,stringendo d'assedio la tv di Stato e la classe politica,e sobillando la pubblica opinione.Il più diffuso settimanale italiano "Sorrisi e Canzoni Tv" (controllato dalla Rizzoli piduista),arrivò a dedicare all'eveto-Mundialito un servizio lungo ben dieci pagine, con tanto di foto berlusconiana e dichiarazione del piduista 1816: <>.
Sull'onda delle pressioni mediatiche qualcosa cominciò a muoversi.Circolò voce di nuovi contatti tra la Federazione calcistica uruguaiana,l'Eurovisione,la Rai-tv, e il piduista milanese detentore dei diritti di teletrasmissione.L'intricata vicenda si era ormai trasformata in un formidabile battage pubblicitario:non solo per il torneo calcistico,ma anche e sopratutto per l'illegale network Canale 5 e per il suo rappresentante Silvio Berlusconi.I giornali controllati dalla P2 presentante Silvio Berlusconi.I giornali controllati dalla P2 facevano da megafono al "fratello" 1816,che veniva ritratto come Davide contro Golia,un eroico imprenditore privato in lotta solitaria contro la gigantesca tv di Stato per permettere a milioni di italiani di assistere al "Supermondiale"calcistico che la Rai voleva invece negare ai teleutenti.Il "privato" buono e gratis, contro il "pubblico" brutto,cattivo e a pagamento (il canone).
Il "Corriere della sera" diretto dal piduista Di Bella arrivò a scrivere: <>.
I giornali italiani controllati dalla P2 alternavano pressioni,minacce e lusinghe rivolte al ministro delle Poste;sobillavano i milioni di sportivi italiani contro la Rai-tv;alimentavano l'attesa per il torneo calcistico fino a renderla febbrile.
Ma avevano sempre la massima cura di nascondere la realtà socio-politica della dittuatura uruguaiana.
Fu il Psi craxiano a rompere gli indugi uscendo allo scoperto.Il quotidiano del partito "Avanti" invitò perentoriamente la Rai a trovare un accordo con Canale 5 accampando la seguente motivazione:<< Il cittadino si domanda perchè questo accordo non avvenga ,anche alla luce del canone piuttosto salato che lo stesso cittadino fa pervenire nelle casse della Rai-tv>>. Quella dei craxiani era una sortita "mirata":infatti Berlusconi intendeva anche costringere la Rai a sborsare il costo degli onorosissimi diritti esteri comprati da Rete Italia ma inutilizzabili a causa del perdurante veto dell'Eurovisione.Evocando <>anche il presidente del Coni,il craxiano Franco Carraro, sollecitò la Rai a raggiungere un accordo con Canale 5 che garantisse la trasmissione del Mundialito in Italia e in Europa.
In Olanda,intanto,sit-in e campagne di stampa contestavano la partecipazione della Nazionale dei tulipani all'imminente torneo organizzato dalla dittatura uruguaiana.Lo stesso ministro degli Esteri olandese,su inchiesta del Parlamento, invitò la Federazione  calcistica a riconsiderare l'autonoma decisione di prendere parte al Mundialito nell'Uruguay insanguinato dal militari golpisti.
In Italia,quarantuno calciatori di serie A sottoscrissero una pubblica denuncia contro la dittatura uruguaiana.Ma il "Corriere della sera" censurò la denuncia, e sotto il titolo <> l'8 dicembre informò i lettori che <>. L'articolo si dilungava in una dettagliata descrizione geografico-turistico-gastronomica  dell'Uruguay  senza fare il minimo accenno alla dittatura militare che da anni insanguinava e opprimeva il Paese.Neppure dove il più diffuso quotidiano italiano invitava il lettore a visitare <>.
Del resto il venerabile Gelli aveva molto a cuore i destini dell'Uruguay.La faraonica villa di Montevideo  concessagli dalla giunta militare,dove era custodito l'archivio della Loggia segreta,era la base operativa dei traffici affaristici del capo della P2 in Sudamerica (aveva interessi finanziari e possedimenti anche in Brasile,Argentina e Paraguay).Gelli vi si recava spesso,imbarcandosi a Roma con un passaporto diplomatico argentino (num 004504).

(pagine 21-22-23)

Nell'affaire Mundialito svolse un ruolo decisivo "La Gazzetta dello Sport",il più diffuso quotidiano sportivo italiano,edito dalla Rizzoli piduista.
Nell'edizione del 18 dicembre,sotto il cubitale titolo a nove colonne <>,"La Gazzetta" annunciò che <<>.
Nella stessa pagina, "La Gazzetta dello Sport" pubblicava la veemente reazione del "fratello"Berlusconi al no ufficiale del ministro: <>. Quindi il quotidiano sportivo della P2 riportava il diktat berlusconiano per trovare una soluzione:
<>.
Ma la Rai respinge entrambe le proposte berlusconiane,per cui i giornali della P2 intensificarono i loro attacchi alla tv di Stato e al ministro delle Poste.In prima pagina, "Il Giornale" li accusò di <>.Il "Corriere della sera" del 18 dicembre scrisse di <>,argomentando:<>.

Pagine (23-24-25)

Il 20 dicembre ecco il primo,incredibile colpo di scena,un vero miracolo italiano.Come aveva "previsto" il piduista 1816,il ministro delle Poste Di Giesi,ribaltando la posizione di totale chiusura affermata e ribadita fino al giorno prima,si disse all'improvviso disponibile a concedere a Canale 5  l'uso del satellite della Rai nel quadro di un accordo fra l'illegale netwek dell'affarista piduista e la tv di Stato,accordo che il ministro si impegnò pubblicamente a ricercare in prima persona al più presto.
<>, proclamò l'intrepido onorevole Di Giesi, subito salutato dalle lodi dei quotidiani piduisti (il "Corriere della sera"del 21 dicembre inneggiò alla <>).La soluzione che il ministro Di Giesi proponeva come repentino <> -una spartizione tra Canale 5 e la Rai, con un sostanzioso conguaglio in denaro pagato dalla tv di Stato alla Fininvest-era precisamente quella voluta da Berlusconi.
Subito dopo arrivò il secondo miracolo berlusconiano.Anche la tv di Stato, che fino al giorno prima aveva negato l'eventualità di accettare una simile soluzione e comunque di patteggiare un accordo con Canale 5,manifestò una improvvisa disponibilità all'intesa prospettata dal ministro.Il presidente della Rai,il socialista Sergio Zavoli,dichiarò:<>.
<>,confermò l'onorevole Di Giesi,precisando che <>,per cui <>. Nella notte fra il 19 e il 20 dicembre, qualcuno o qualcosa aveva "convinto" il potere politico, e sia il ministro delle Poste sia la tv di Stato avevano cambiato idea.
Il 23 dicembre un comunicato di Canale 5 annunciò: <>.
<>, esultò il piduista 1816 intervistato dalla "Gazzetta dello Sport" il 24 dicembre.E nell'occasione arrivò perfino a indossare una maschera vittimistica:<>.L'intervista a Berlusconi (preceduta da un apologetico ritratto del "magico imprenditore geniale infaticabile") era firmata da Maurizio Mosca, il cui fratello-Paolo Mosca,direttore della rizzoliana "Domenica del Corriere" -era affiliato alla P2 (tessera 2100).

Così "Il Giornale" del 29 dicembre,in prima pagina, potè annunciare trionfante: <<>.
L'affarista  piduista di Canale 5,dunque, non solo aveva piegato ai suoi voleri il ministro delle Poste e la tv di Stato,ma si era anche liberato degli inutilizzabili diritti esteri (bloccati dal veto dell'Eurovisione), che aveva rifilato in blocco alla Rai a prezzo maggiorato. La tv di Stato italiana che fino a poco prima aveva costituito l'ostacolo al compiersi della operazione-Mundialito in Europa,nel volgere dipoche ore ne era divenuta il cardine.A spese dei contribuenti italiani, e a beneficio delle tasche,degliafari e della popolarità del "magico impreditore" affiliato alla P2,il quale apparve,agli occhi di milioni di sportivi italiani,poco meno che un eroe.Una raffica dimiracoli italiani.
<>,annunciò Berlusconi alla compiacente "Gazzetta dello Sport".<>. In barba alla legge, e con il pieno avallo governativo e della stessa Rai, il network del piduista 1816 era sempre più platealmente una televisione a carattere nazionale.E approfittando del vuoto legislativo,assumeva di fatto connotazioni monopolistiche.

(pagine 25-26-27)

La tv di Stato tentò di giustificare l'incredibile conclusione della vicenda con una dichiarazione del suo vicepresidente Giampiero Orsello,riportata dalla "Gazzetta dello Sport" il 23 dicembre: <>.Così sempre il ministro delle Poste Michele Di Giesi,anche Giampiero Orsello era un esponente del Pdsi,il partito socialdemocratico guidato dal piduista Piero Longo.Ma il vicepresidente della Rai Orsello era anche incluso  nell'elenco degli affiliati della Loggia P2:fascicolo 0060.
Intanto,arrivati a Montevideo,i calciatori delle varie nazionali toccarono con mano il clima che opprimeva l'Uruguay:gli alberghi che li ospitavano erano presidiati dalle forze di polizia,sia all'interno che all'esterno.Il 1 gennaio quattro atleti della nazionale italiana (Cabrini,Tardelli,Gentile e Zaccarelli),usciti dall'albergo insieme a un fotografo,furono circondati da militari armati di mitra spianati, e per evitare il peggio dovette intervenire un ufficiale.Nella corrispondenza del quotidiano piduista "L'Occhio",diretto dal "fratello" Maurizio Costanzo (tessera 1819),il grave episodio venne attribuito non alla dittatura,ma al fatto che <>.

Il 6 gennaio 1981,mentre a Montevideo il Mundialito volgeva al termine,il quotidiano berlusconiano "Il Giornale" pubblicò con grande rilievo un'intervista a Artemio Franchi.L'11 gennaio anche il "Corriere della Sera"pubblicò un'intervista analoga (titolo:<>),seguito a ruota dalla "Gazzetta dello Sport" (titolo:Franchi invita a riflettere sul successo del torneo>>).
Ex presidente della Federazione italiana gioco  calcio,e da pochi mesi presidente del Uefa,Franchi era stato il "padrino sportivo",sul versante italiano,del Mundialito:infatti,nel 1979,nella sua veste di presidente della Figc,aveva personalmente voluto e deciso la partecipazione della Nazionale italiana al propagandistico torneo calcistico organizzato dalla dittatura militare uruguaiana.Naturalmente anche Artemio Franchi era presente nell'elenco degli affiliati alla Loggia segreta P2:fascicolo 0402.
All'inizio e alla fine dell'affaire Mundialito,sul conto bancario svizzero "Protezione" (num 633369,presso la Ubs-Unione Banche Svizzere di Lugano),la P2 convogliò due versamenti per un totale di 7 milioni di dollari.
Il primo accredito,di 3,5 milioni di dollari, era stato effettuato il 31 ottobre 1980,all'inizio della vicenda-Mundialito.Il secondo,dello stesso importo, il 3 febbraio 1981,un mese dopo la conclusione del torneo calcistico uruguaiano.Il denaro partì dalle casse estere del Banco Ambrosiano controllato dalla P2, e arrivò all'Unione Banche Svizzere di Lugano,sul conto "Protezione",il cui beneficiario era l'architetto socialista Silvano Larini,amico-prestanome del segretario del Psi Bettino Craxi e amico del piduista Berlusconi (era stato Larini ,all'inizio degli anni settanta,quando era direttore del Piano intercomunale milanese, a far incontrare il padrone di Canale 5 e il futuro segretario del Psi).
Secondo quanto stabilirà la magistratura milanese,la tangente piduista a Craxi non era però collegata al Mundialito,bensì a una manovra corruttiva organizzata da Gelli e Craxi con il vertice dell'Eni-l'ente petrolifero di Stato diretto da Giorgio Mazzanti (presidente) e Leonardo Di Donna (vicepresidente),entrmbi del Psi e entrambi affiliati alla P2.








giovedì 29 ottobre 2009

Le corna del diavolo. Di Carlo Petrini*. Prima parte


*La riproduzione parziale di opere letteraria è consentita dalla legge. Qualora l'autore, la casa editrice Kaos Edizioni o chiunque altro detenga i diritti sull'opera ritenga che la porzione di opera qui e in altri post riprodotta ecceda il limite consentito dalla Legge, è pregato di contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica rossonerodivergogna@gmail.com. In questo modo provvederemo ad eliminare la parte eccedente. Ad ogni modo sottolineamo il fatto che l'opera è già stata trascritta da altri in formato elettronico ed è presente in altri siti web (verosimilmente senza il permesso dei detentori dei diritti) da cui abbiamo attinto.

Potere mediatico e furbizie,fanatismo e complicità politiche,miliardi neri e grigi:la vera storia del Milan berlusconiano. Febbraio 1986:come prendersi il Milan di Farina per due lire.Il diavolo berlusconiano:elicotteri e miliardi,propaganda e censura.Lo scudetto miracoloso del campionato 1987-88,fra ombre e sospetti.La nebbia di Belgrado e la Coppa dei campioni.I rapporti di Berlusconi con gli ultrà, e il delitto del 4 giugno 1989.Il complotto della monetina,e a porcata 21 marzo a Marsiglia. Il consigliere milanista dell'Utri:legami mafiosi e pulcini rossoneri.Il grande imbroglio dell'affare Lentini, e la partita Torino-Milan del 25 aprile del 1992.La montatura mediatica del capitano Baresi.La squadra-partito, e i giocatori propagandisti di Forza Italia.Il delitto dell'ultrà milanista a Genova del 29 gennaio 1995.Miliardi in nero ai giocatori milanisti,nascosti nei paradisi fiscali.Il decalogo padronale per l'allenatore Tabarez.Stagione 1998-99:il tentativo di partecipare alla Coppa Uefa senza averne diritto.Lo scudetto numero 16, e il sospetto Udinese-Milan del 18 aprile 1999.Gli insulti berlusconiani contro il commissario tecnico Zoff. Il rifiuto dei giocatori milanisti di sottoporsi all'esame antidoping sangue-urina (facoltativo).Il Milan del presidente del Consiglio Berlusconi e del presidente del Consiglio Berlusconi e del presidente della Lega calcio Galliani:un'orgia di potere e affari.

INTRODUZIONE Questo libro è un'altra battaglia della mia guerra personale contro le falsità e le omertà del mondo pallonaro. Non certo da moralista,perchè non lo sono mai stato,ma da uno che odio l'ipocrisia e gli piace chiamare le cose con il loro nome.Non da disgraziato ex calciatore oggi "pentito" (perchè non sono pentito di niente),ma da uno che non ci sta a passare per la mela marcia e il "maledetto" in un mondo di puri e angioletti. Questo è un altro dei libri che avrebbero dovuto scrivere i signori giornalisti esperti di calcio,ma loro un libro così non lo hanno mai scritto nè mai lo scriverebbero.Perchè i signori giornalisti (come categoria,e salvo eccezioni) sono dei servi del potere impegnati a fare i ruffiani per la loro carriera,per cui più che informare censurano,e passano il tempo a leccare il culo del potere pallonaro.Ce ne sono certi con delle lingue così allenate che sono pronte a passare dal fondoschiena dei presidenti, a quello dei lucianimoggi,a quelli dei campioni (finchè lo sono),insomma il culo di chiunque abbia un pò di potere. Nessuno dei cronisti delle gazzette sportive avrebbe mai scritto un libro come LE CORNA DEL DIAVOLO ,dato che il protagonista,oltre a essere il padrone del Milan e del calcio italiano,è anche il monopolista della tv privata e un capo politico.Non solo:è il piu importante editore italiano dei libri e giornali, è stato per anni presidente del Consiglio,è uno degli individui più ricchi del mondo. Insomma è da molti anni l'ometto più potente d'Italia, è infatti detiene il record mondiale di giornalisti-leccaculo:una metà sono suoi dipendenti,l'altra metà sbava per diventarlo.Logico che una categoria di servi del genere neanche si azzarda a raccontare come il signor Berlusconi abbia messo le mani sul Milan calcio, e come a colpi di miliardi "neri" e "grigi" lo abbia fatto diventare uno strumento per conquistare il potere politico. Lo ripeto ancora:non sono un moralista.Ma è ora che il mondo pallonaro venga raccontato per quello che veramente è:basta con le finzioni,le ipocrisie,la retorica e l'omertà.Come ex calciatore (anche del Milan ,stagione 1969-69),io posso permettermi di raccontare le cose come stanno:non ho interessi nell'ambiente,e della politica non me ne frega niente. Ringrazio, come al solito,gli amici della Kaos edizioni:senza il loro aiuto e il loro archivio,anche questo libro sarebbe rimasto un'idea. [...]
pagg 29-31



Ci sono testimoni che affermano che Berlusconi,da giovane, non era affatto tifosi del Milan ma dell'Inter.Se fosse vero non ci sarebbe niente da meravigliarsi:il capo della Fininvest e di Canale 5 è un tipo molto elastico,e anche le sue "passioni" sono in base ai suoi interessi e alla convenienza del momento.
La cosa sicura è che durante il Mundialito organizzato dalla Fininvest nell'estate del 1984 Berlusconi cominciò una trattativa per comprare l'Inter,il cui presidente-proprietario era all'epoca uno scoglionato Ivanoe Fraizzoli.Il tramite fra Berlusconi e il padrone interista era l'ex campione nerazzurro Sandro Mazzola,e l'affare fu effettivamnte sul punto di concludersi:

<>. (Gino Bacci,Berlusconi,il premier e il mister,Eco sport 2004,pag 13.



Altra cosa sicura è che, da padrone milanista,Berlusconi avrà sempre un atteggiamento molto ambiguo verso l'Inter e i tifosi nerazzurri:<>.E ancora:<>. (Stefano E. D'Anna e Gigi Moncalvo,Berlusconi in concert,Otzium 1994,pag 134.)


CONTINUA....

lunedì 26 ottobre 2009

Si parte


Era da alcuni giorni che pensavo al primo post e come farlo. In fin dei conti il post di presentazione del blog già l'avevo messo, quindi?
Allora ho deciso di pubblicare un estratto di un post , pubblicato già su
Screwdrivers di Adamos8181,vecchia conoscenza per molti di voi, che annuncio a tutti sarà uno degli autori dei post di Caro Vecchio Diavolo. Miglior spunto non si poteva trovare per iniziare perché, a mio avviso, i problemi del Milan iniziano proprio in quel disgraziato 1986.


In conclusione voglio sottolineare l’intervista fatta all’ex-presidente Giussy Farina, intervista concessa ad Alessandro Dell’Orto del quotidiano Libero. Io sono nato nell’anno 1981 per cui non conosco bene gli avvenimenti di cui parla Farina, inviterei chi ne sa qualcosa di più a renderci edotti di ciò, è forse giunto il momento di rivedere qualche giudizio? Sottolineo alcuni passaggi. Su Kakà: "Non avrei mai ceduto Kakà, così come non ho ceduto all'epoca Baresi. E non perchè siano dei fuoriclasse, ma perché sono uomini veri, quelli su cui si costruiscono le squadre vincenti". Sull’acquisto del Milan da parte di Berlusconi: "Berlusconi se l'è regalato, il Milan. Dovessi incrociarlo ora -scherza- gli chiederei 20 euro, almeno potrei dire di avere avuto qualcosa. Mi ha invitato al centenario del Milan, ma io non sono andato: non mi meritava". Sulla nostra seconda retrocessione e su Carraro: “Ultima giornata del campionato 1981/82 -ricorda Farina- giochiamo a Cesena e dobbiamo vincere per non retrocedere. Due ex del mio Vicenza, Verza e Filippi, mi fecero sapere che la partita si poteva aggiustare e dissi di no. Vinciamo 3-2, invece a Napoli un altro ex del Vicenza, Damiani, si rifiuta di giocare contro il Genoa. Anche se non lo ammetterà mai, sa che c'è una combine contro di noi. Retrocediamo dopo che Castellini ha regalato il pallone del gol agli avversari con una rimessa con le mani direttamente in calcio d'angolo. Baresi, a fine gara, piangeva come un bambino. E Carraro non muove un dito. Non mi è simpatico, ha imparato a non mollare anche quando le cose vanno male. Nemmeno Al Qaeda lo potrebbe spostare”. Sui suoi guai giudiziari e sulla presunta fuga in Africa: "Nessuna fuga, tutto programmato per affari. Il mio avvocato mi consigliò di tornare, si era accordato per il rientro, l'interrogatorio e il rilascio immediato. Invece passai il weekend in galera. La mia colpa fu il mancato versamento dell'Irpef per 4 mesi, quando il Cagliari non l'aveva mai pagata e la Lazio l'aveva evasa per anni. Ora non è più nemmeno un reato".

Adamos8181

foto: da Magliarossonera.it

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