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giovedì 14 febbraio 2013
Balotelli e il faraone incompatibili? Non è una cazzata.
E' vero che nel 433 (così come nel 4231) di Allegri uno gioca ala sinistra e l'altro prima punta ma è anche vero che Balotelli, a dispetto del fisico, proprio prima punta non è, proprio come non lo era Zlatan Ibrahimovic. Ecco, pensiamo a lui. Nel 4312 prima di Mancini all'Inter e poi in quello di Allegri, Ibrahimovic giocava da punta sinistra in appoggio alla prima punta (nell'Inter, ovvero normalmente Cruz) oppure a un "trequartista" centrale molto avanzato o "falso 9", come è di moda chiamarlo in Spagna (una volta si diceva "un 9 alla Hidegkuti") come Boateng. Ibrahimovic, come Balotelli ama lontano dalla porta, non è un classico attaccante d'area di rigore, e spesso l'uno come l'altro preferiscono allargarsi sulla fascia sinistra "alla Henry". In un 4312 la collocazione ideale di Balotelli sarebbe quella di punta sinistra, come pure l'ideale collocazione di El Shaarawy. Entrambi sono seconde punte che giocano prevalentemente giocando sul fronte sinistro per rientrare sul destro. Quindi in un 4312 uno dei due si dovrebbe adattare a giocare sull'altro lato, o dovrebbero scambiarsi la posizione, comunque dovrebbero uno o entrambi cambiare un po' lo stile di gioco ed adattarsi a una posizione un po' diversa dal solito. Discorso diverso per il 433 dove El Shaarawy si trova in una posizione perfetta per le sue caratteristiche mentre Balotelli non proprio, deve ragionare da prima punta o al limite da "falso 9", ma a un falso 9 in genere è richiesta oltre al tempo dell'inserimento in area, anche una certa visione di gioco e la capacità di dialogare con i compagni, qualità che non sono tra le migliori di Balotelli. Perché Balotelli non ama giocare spalle alla porta, è più una seconda che una prima punta. Allora si potrebbe provare a schierarlo dietro a Pazzini, però con soli due centrocampisti centrali El Shaarawy a quel punto dovrebbe difendere ancora di più di quello che sta facendo, giocando più lontano dalla porta. I due giocatori non sono in assoluto incompatibili ma non si "incastrano" perfettamente e quindi difficilmente daranno il massimo del loro potenziale giocando insieme, qualcosa necessariamente dovranno perdere, a meno che non siano bravi a riadattarsi (a loro favore il fatto che sono giovani). Bisognava pensarci prima di spendere un mucchio soldi per Balotelli, soprattutto dopo che lo stesso Galliani aveva dichiarato che con Ibrahimovic ancora in rosa El Shaarawy non sarebbe esploso. La coerenza non è di casa in via Turati, ma , ormai da lungo tempo, sappiamo che non sono certo considerazioni di natura tecnico-tattica quelle che determinano gli acquisti al Milan quanto piuttosto amicizie personali, esigenze elettorali, dispetti ai "cugini"e altro ancora. Una società gestita "ad-minchiam" che anche per questo ogni anno ha un deficit di 60-80 milioni, nonostante il mercato povero e spesso in attivo, al contrario di club come Barcellona, Bayern etc... che sul mercato spendono più di noi ma, stranamente, finiscono sempre, negli ultimi anni, in attivo, anche di diverse decine di milioni di euro.
domenica 13 dicembre 2009
LEONARDO 0 - DELIO ROSSI 2
Veniamo a noi e scrivo sempre prima del match: sul Palermo ma non solo. Qualunque risultato facciamo stiamo sempre un punto sopra la posizione che rappresenta il valore della nostra rosa, sopra a chi ha fatto mercato, di merda ma l’ha fatto; sotto quattro punti al sogno Scudetto, sotto quattro punti a chi il mercato l’ha fatto e molto bene, guardate solo la differenza di rendimento Snejider-Diego e confrontate i rispettivi prezzi. Simpatico però che il loro strapagato allenatore per capirci qualcosa debba copiare il nostro alle prime armi, il momento in cui l’ha scelto, cioè dopo che l’ha visto praticato da noi, la dice lunga sulla scopiazzatura malgrado egli si affretti ad appellarsi prontamente a chi nella storia del calcio può averlo usato per primo il 4-2-1-3. Non facciamoci pirlare dal suo parlottare ormai scontato e malinconicamentekitsch. E’ il personaggio che si attorciglia su se stesso. L’intreccio è prevedibile. Noi invece che abbiamo fatto poco o niente quest’estate dobbiamo molto al recupero degli infortunati Nesta e Borriello, la spina dorsale della squadra è tutta italiana ed è proprio sull’asse Nesta-Ambrosini-Borriello. Questi due “acquisti” ci hanno dato molto e hanno coperto la dipartita di Kakà, il quale non è felice a Madrid, infatti lui non ci voleva mica andare. Veniamo al Palermo (a proposito di Kakà, l’anno scorso la vinse lui la partita, una delle sue poche migliori prestazioni). Non mi fa nessuna paura. E’ asfaltabile. Ha un portiere venuto fuori dal nulla. Una difesa fatta da un ex-gobbo, uno che doveva sfondare ma non l’ha mai fatto, uno che potrà sfondare ma per ora è un Laursen qualsiasi e un altro che solo Lippi può convocare in Nazionale. In mediana un regista perfino più lento di Pirlo, uno che ha fallito nella Juve e l’altro che boccheggia da anni in squadre di metà classifica di Serie A, nemmeno da titolare fisso. L’attacco è la cosa più decente: c’è uno che per me meritava molto di più in carriera, un altro che può ambire nei prossimi anni ad una grande squadra e l’altro dovrebbe essere un brasiliano a rendimento costante altrimenti Il Pastore. Vinciamo facile. Lo dico con sesquipedale sicumera nella speranza di non essere costretto dagli eventi ad una palingenesi de tota mea cogitatione.
Scrivo dopo il match: -5. Il primo tempo mi ha confermato che in effetti è il reparto d’attacco quello più apprezzabile del Palermo. Il nostro 4-2-1-3 vive, in assenza di Pato, dei lampi di Ronaldinho. Ed è lui la luce del nostro gioco. Fantastico nello spunto, Cassani e Nocerino non lo prendono quasi mai. Illuminato nell’assist come Seedorf prima e Borriello poi possono confermare. Abate da attaccante esterno forse non riesce a sfruttare le sue caratteristiche perché ha poco campo e non riceve palla sulla corsa ma sui piedi, non avendo una tecnica eccelsa non brilla nel dribbling quindi non salta l’uomo, di conseguenza non va al cross dal fondo. Ovviamente, a differenza di Pato, non sa tagliare sul secondo palo. Siamo quindi monotematici sul triangolo Ronaldinho-Seedorf-Borriello. Grandissimo anche quest’oggi il lavoro dell’ex-genoano. L’unico che si muove senza palla dettando il passaggio in profondità. Sa tenere e proteggere palla finché non salgono gli esterni, da lì poi smista. Rapido e potente in area quando tiene sul contrasto corpo a corpo e riesce ad andare al tiro. Il Palermo ha fissi Liverani e Nocerino davanti alla mediana mentre Fabio Simplicio e Bresciano hanno libertà di offendere e difendere allo stesso modo. Miccoli e Cavani sfidano ad una partita due contro due i nostri centrali. Thiago Silva manca, sia perché è uno fondamentale nell’accorciare un po’ le distanze con il centrocampo, sia perché una palla data a lui è in cassaforte vista la sua bravura anche da regista aggiunto, basti guardare le immense difficoltà di Favalli che pressato in possesso della sfera è una minaccia costante per la sua pochezza tecnica, sono innumerevoli i lanci gettati alle ortiche e i retropassaggi a Dida(!) da infarto. Per pietà non parlo delle sue mancate diagonali su Cavani. Nel secondo tempo il Palermo ne fa due in breve tempo. Fino al gol di Miccoli avevano avuto occasioni per andare in vantaggio entrambe le squadre ma erano stati gli ospiti a dare la sensazione di essere più pericolosi e più sul pezzo. Il dominio tattico di Delio Rossi è servito sul piatto d'argento da Leonardo che mette una squadra stanca sempre col solito sistema di gioco andando ad incidere negativamente sul match e permettendo di sbancare San Siro ad un Palermo generoso e disciplinato ma comunque inferiore ai rossoneri. Il 4-2-1-3 regge solo se Ambrosini e Pirlo sono al 100% altrimenti è un suicidio ed una continua sofferenza, queste cose Leonardo le dovrebbe sapere meglio di tutti noi. E' lui che ha il polso della situazione in settimana, noi non possiamo sapere chi stia bene e chi stia male. Flamini entra e il match cambia un poco, li mettiamo lì, peccato che sia troppo tardi. E ancora. Ma con Favalli centrale è come giocare con Thiago Silva centrale? Assolutamente no. Altra condizione per poter giocare alla Brasile 82' è proprio la presenza di entrambi i nostri fenomenali centrali. Un Flamini-Pirlo-Ambrosini con Seedorf dietro a Ronaldinho-Borriello sarebbe stato un dramma metterlo? Ci volevano due interditori pronti a chiudere sulle fasce laterali lasciate totalmente in mano delle coppie palermitane, in particolare quella sinistra loro dove lo stesso Miccoli si allargava oltre a Bresciano e Balzaretti. Ci sono dei difetti di Leonardo che ho già indicato ed in cui non sta migliorando: testardaggine nell'adottare sempre lo stesso modulo, scarsa prontezza nel leggere la partita e quindi nel cambiare in corsa l'assetto, antipatia inspiegabile per Flamini perchè ormai si può solo dire che gli sta veramente sulle balle. Leonardo deve capire che sono gli uomini che si hanno disposizione di volta in volta e le loro condizioni a determinare il modo in cui giocare e non viceversa, non si può avere un'idea fissa di gioco e svilupparla sempre e comunque a prescindere da tutto, bisogna tenere conto dell'attualità altrimenti succede come oggi che regali la vittoria a chi l'ha meritata ma che visti i valori delle due squadre doveva uscire sconfitto. Detto questo siamo sempre secondi a -5 dall'Inter ed a +1 dalla Juventus quindi niente drammi. In più i Viola hanno perso.
Adamos8181
venerdì 6 novembre 2009
ANCORA DI LEO, DI GIOVANI, MERCATO E FIDUCIA
Abbiamo fatto quattro punti su sei contro la squadra dipinta formidabile ed imbattibile quest’estate, squadra sulla carta più forte di noi e non di poco. Squadra a cui abbiamo venduto quello che tutti definivano il nostro asso. E’ evidente che tanto quanto Leonardo aveva inciso negativamente quando si è trattato di perdere con lo Zurigo allo stesso modo ha invece inciso positivamente nel permettere al Milan di giocarsela col Real Madrid. Il 4-2-1-3 è una creazione sua, glielo si riconosca senza “se” e senza “ma”. La storia della semplice autogestione francamente non sta in piedi. Non regge nemmeno la storia che il Real fa schifo perché ne ha beccate quattro in Copa del Rey da una squadra di Serie C, ogni partita è un fatto a sé stante.
Abbiamo recentemente osservato dei movimenti sull’asse Galli-Pederzoli in ottica potenziamento del settore giovanile. Sono stati acquistati dei giovani talentuosi. Ci piace questo rinnovato interesse da parte della società per i giovani, l’intenzione è ottima. Ora ci auguriamo che questi giovani di belle speranze possano un giorno far parte stabilmente della prima squadra, nell’attesa di questo sospendiamo il giudizio sulla bontà di queste operazioni. In ogni caso ci preoccupa la possibilità di rivedere situazioni come quelle di Borriello e Paloschi, giocatori nostri che di fatto abbiamo dovuto o dovremo ricomprare a causa delle comproprietà. Si ricordi che queste vengono fatte per racimolare qualche soldino in più visto che la proprietà non pare più intenzionata ad elargire grandi cifre, ma forse neanche piccole e medie.
E’ notizia di ieri che l’acquisto della punta ghanese Adiyiah dovrebbe essere saltato. Pare ci sia di mezzo una richiesta d’ingaggio intorno ai due milioni l’anno da parte dei procuratori del giocatore, gli stessi di Cissokho. A queste cifre per me può restarsene in Norvegia. Sempre in tema di mercato l’arrivo di Beckham in prestito gratuito per altri sei mesi è positivo, darà il cambio sia a Pirlo che a Seedorf. Questo però non risolve alla lunga i problemi del nostro centrocampo che è logoro e vecchio nei suoi uomini cardine. Ci aspettiamo da parte della proprietà investimenti seri in questo settore e sulla fasce laterali. Attendiamo poco speranzosi ma non prevenuti. Ad Arcore ed in via Turati hanno molto da fare per riguadagnarsi la nostra fiducia. Se l’erano meritata in passato, se la devono rimeritare. E non è figlia solo delle vittorie, ci sono valori ancora più alti cui prestiamo fede, per esempio la chiarezza.
Adamos 8181
lunedì 2 novembre 2009
La rivoluzione di Leonardo e l' invenzione della macchina volante
Eravamo scarsi prima e ora siamo dei fenomeni? Si sono dopati? Hanno cambiato allenatore? Hanno tesserato un campionissimo? Hanno avuto favori arbitrali? Hanno inserito due campioncini dalla primavera?
Sono le domande che probabilmente si stanno facendo gran parte delle persone che senza approfondire troppo le motivazioni (10 punti in 4 partite con 8 reti segnati) hanno assistito a questa inversione di trend del Milan a seguito della partita contro l' Atalanta e della sosta della nazionale dal punto di vista del 'identità, dei goal fatti, della capacità di fare male all' avversio, dei punti presi, della situazione di classifica.
Nulla di tutto questo è accaduto.
Semplicemente Mister Leonardo ha letteralmente rivoluzionato il Milan dalle sue fondamenta. Vediamo i fattori principale di questa rivoluzione:
Si parte dal modulo. Basta dire si tratta di un 4-3-3 o di un 4-3-1-2. Come ha ribadito Seedorf è un 4-2-3-1 che poi durante la partita muta forma e si trasforma addirittura in un 6-4.
Entriamo nel dettaglio.
La difesa in questo momento gioca molto bassa e sta bene attenta a non scoprirsi, facendo inserire un terzino alla volta. I due centrocampisti centrali tendono a pressare basso e a fare da scudo protettivo alla difesa trasformandosi spesso in difensori aggiunti in fase difensiva. I due esterni di attacco, Pato e Ronaldinho sono quasi del tutto esenti da incarichi difensivi e stanno altissimi e larghissimi. Questo in fase difensiva è importantissimo perchè costringe sempre i due terzini a rimanere bassi per non subire il contropiede e in fase offensiva permette di avere una costante freschezza per cercare di andare via all' uomo. In questo nuovo schieramento brillante che si adatta perfettamente alle nostre caratteristiche assume un ruolo fondamentale la punta centrale che per forza di cose deve essere forte fisicamente e abile tecnicamente. E' fra i quattro attaccanti sicuramente la punta centrale quella che in questo nuovo modulo ricopre i maggiori incarichi difensivi, pressando e ripiegando anche fino a metà campo pronto a sportellare, recuperare palloni e smistarli per gli attaccanti esterni quali in fase di ripego stanno sistematicamente avanzati di una decina di metri rispetto a dove la punta centrale si ferma nel venire in contro per venire a raccogliere i palloni.
Il Modulo non è sufficente per una tale inversione di Trend. Ci vogliono anche e soprattutto altri fattori come quelli che sono stati ottimamente trovati e che rispondono a:
1) Strategia concreta di gioco. La principale preoccupazione di Leonardo è stata quella di ricercare la massima profondità e ampiezza del campo. Questo perchè si è accorto che senza il giusto sfruttamento del campo il Milan perdeva inesorabilmente l' 80% di Pirlo, Il 75% di Pato e il 70% di Ronaldinho. Cosa che con la rosa a diposizione non si poteva certamente permettere. Da questa necessità di trovare spazio e ampiezza per sfruttare i nostri tre poli di gioco (Pirlo-Ronaldinho-Pato) è nata l' idea di allungare la squadra dividendola in due tronconi distinti. Difesa bassissima e centrocampisti a ridosso della difesa e attacco alto pronto a ripartire principalmente con i suoi due attaccanti esterni. Sistemati gli attaccanti esterni che in questo modo possono sfruttare totalmente l' ampiezza del campo per prevalere tecnicamente ed atleticamente (Pato) sugli avversari e creare la superiorità numerica, c' era da sistemare anche il discorso Seedorf e risolvere il problema della sua poca continuità. Problema che questa strategia ha contribuito a risolvere perchè difendendo molto bassi e con l' aiuto di due centrocampisti ci si può permettere di chiedere meno a Seedorf in fase difensiva e quindi lo possiamo avere continuamente più fresco in fase offensiva. Si può chiedere meno a Seedorf anche per via del lavoro della punta centrale che è fra gli attaccanti quello più utilizzato in fase di non posseso.. Molti si sono dimostrati increduli di fronte alle ultime prestazioni di Dida. Alcuni hanno addirittura parlato di personaggio anomalo e strano e di non capire perchè sia tornato a questi livelli. Per come la vedo io il suo rendimento rientra in questa nuova strategia di Leonardo. Dida è sempre stato fortissimo fra i pali, forse uno dei migliori. Ha fatto errori pazzeschi nelle uscite e nei rinvii tipo Madrid. Con una difesa così bassa che sfrutta pochissimo il fuorigioco e con i due centrocampisti che fanno da scudo vicinissimi ai difensori, la necessità di un portiere di uscire diminusce sensibilmente in maniera inversamente proporzionale all' aumentare della necessità di tuffarsi fra i pali , perchè certamente con una difesa bassa e tanti uomini in area gli avversari sono più portati al tiro dalla distanza o in diagonale che non agli inserimenti palla al piede o in fraseggio. Questo modulo che inevitabilmente sbilancia la squadra, reso ancora più "estremo" dalla strategia di allungare volutamente le squadre esalta anche Pirlo, il quale in fase difensiva non è lasciato solo a se stesso perchè è accompagnato dal' altro centrocampista e dai difensori vicinissimi a lui e in fase offensiva può sfruttare l' ampiezza del campo per lanciare in progressione gli attaccanti esterni, appena sufficenti sullo stretto ma devastanti in campo aperto.
2) Condizione fisica. Questa estate, causa molteplici viaggi e partite ravvicinate Leonardo non ha potuto quasi mai utilizzare il mese di Luglio fondamentale per la preparazione per far trovare ai suoi una certa condizione. Cosa che fortunatamente ha avuto modo di fare durante la sosta della nazionale
3) Velocità e corsa. Leonardo subito dopo la sua nomina disse chiaramente che avrebbe cambiato integralmente i sistemi di allenamento, compreso la parte atletica per avere più velocità, scatto, corsa e minori infortuni. I risultati del suo lavoro in questo senso si stanno vedendo ora che la squadra pare aver trovato la giusta condizione fisica. Non è un caso che tutti corrono di più con maggiore rapidità rispetto alle prime settimane e pure rispetto alla scorsa stagione.
4) Innesti. Il Progetto attuale di Leonardo, benchè ottimizzi molto le risorse dei giocatori , ha bisogno d' innesti dalle seconde linee e dalla primavera oltre che dal mercato. E' per questo che apprezziamo molto l' aver visto Strasser e Verdi in panchina in un paio di partite e aver visto in campo con crescente continuità Antonini ed Abate due giovani calciatori dotati di velocità e resistenza, doti indispensabili per rimpolpare le nostre fasce, punto in cui siamo messi peggio.
I quattro punti sopra descritti più il cambio di modulo sono quindi il fulcro della rivoluzione di Leonardo che ha trasformato una squadra sterile, priva di uomini e di identità, in una piccola macchina volante in grado di generare tanti punti e reti per ogni partita.
Il Milan post rivoluzione di Leonardo è una squadra che può giocarsela per lo scudetto? Può fare bene in Champions? Può giocarsela con le migliori al mondo??
Le risposte sono in linea di massima no. Eravamo scarsi prima e siamo scarsi ora. Non abbiamo ricambi in alcuni ruoli e in altri abbiamo delle profonde lacune fra i titolari. Per lo scudetto non c' è speranza. L' Inter è su un altro pianeta. Per i primi tre posti messi così e con un pò di fortuna potremmo dire la nostra. In Champions direi che abbiamo scarse probabilità ma non tanto meno di altri molto più forti e attrezzati di noi per via della nostra esperienza in questa manifestazione. Comunque nelle due partite (se superiamo il girone) può succedere di tutto e se poi a Gennaio come sembra arrivano David e il ghanese....
domenica 1 novembre 2009
LA SCOMMESSA DI LEO E GLI ALTRI.
Non sapremo mai esattamente cosa sia successo nelle due settimane successive alla partita con l’Atalanta ma qualcosa è accaduto, qualcosa di estremamente positivo che forse è scattato alle parole da vero capitano di Nesta alla fine di quel match pareggiato nel finale dopo aver regalato un tempo intero. Era un Milan senza arte né parte, senza un’identità, senza uno spirito di gruppo. Non si trattava solo di questione di schemi o di uomini ma proprio di ciò che viene prima e cioè dell’idea di squadra che un tecnico deve essere capace di trasmettere al gruppo. La sensazione palese era quella di undici giocatori che si autogestivano in campo, di undici giocatori che non credevano in quello che facevano durante la partita così come in quello che veniva loro trasmesso negli allenamenti durante la settimana. Eravamo insicuri e pavidi, ordinari. La squadra non ci regalava nessuna emozione.
Poi Leonardo decide di giocarsela di testa sua, di tornare a quel 4-2-1-3 che aveva abbandonato già a partire dal secondo tempo dell’amichevole con i Galaxy del “nostro” Beckham. Decide che se proprio deve fare brutta figura ed essere cacciato è meglio farlo dopo aver combattuto affinché il Milan giochi ispirandosi al suo credo tattico. Non importa se la proprietà non gli ha regalato quei due acquisti che gli avrebbero fatto comodo per avvicinarsi a quel Brasile dell’82 cui tanto guarda e reso la vita certamente più facile, decide di rimboccarsi le maniche e di provarci con quello che ha. E’ l’unico modo per tentare di guarire dalla sterilità offensiva e da quel gusto per la sfida che molti del Milan devono sentirsi addosso per dare il meglio di sé. L’ultimo orrore lo vedremo nel 4-4-2 del primo tempo con la Roma, figlio probabilmente di una chiacchierata con la vecchia guardia forse restia a cambiare mentalità proprio contro una squadra data in piena salute, poi in quello spogliatoio tra un tempo e l’altro si è definitivamente trovato il coraggio di scommettere su se stessi nonostante tutto, nonostante quello stadio semi-deserto che fischiava, nonostante quel presidente così lontano quando le cose vanno male, nonostante quell’amministratore delegato bravo solo a prendersela ingiustamente con un preparato e serio giornalista dopo una sconfitta interna con lo Zurigo. Da quel momento Leonardo è diventato un tutt’uno con la squadra perché è riuscito ad imporre le sue idee al gruppo, a farle accettare trovando lo spirito di sacrificio in chi non aveva mai corso così tanto nella sua carriera (Seedorf per esempio), è diventato leader in panchina e non corpo estraneo-longa manus del presidente che aveva mandato via Kakà e Ancelotti, persone che la vecchia guardia amava e stimava e che mai avrebbe voluto veder allontanate. Lui ora è una persona che sta imparando a farsi apprezzare da quelli che allena anche come tecnico e non più solo come amico-dirigente.
Ed eccoci qui. Ronaldinho largo a sinistra, Pato largo a destra, un centravanti fra i tre a disposizione (ma il titolare è Borriello se sta bene), Pirlo fisso come uno dei mediani davanti alla difesa e gli altri tre (Gattuso, Ambrosini, Flamini) ruotano, Seedorf vertice alto e uomo di raccordo fra attacco e mediana. In difesa la coppia centrale titolare Thiago Silva-Nesta mentre sugli esterni ruotano Oddo, Zambrotta, Antonini, Abate. In porta prima Storari, ora Dida, in futuro Abbiati. Squadra volutamente lunga con tre uomini che tornano pochissimo (anche se ieri nel secondo tempo mi sono piaciuti parecchio in entrambe le fasi), Seedorf invece lo fa abbastanza spesso, i due mediani che tendono a stare ben piantati a protezione della difesa ed i terzini che non salgono mai assieme, sale quello che si sovrappone all’attaccante esterno in possesso di palla per sfruttarne il passaggio sulla corsa. Così vediamo Pato diventare decisivo con i tagli in area di rigore partendo dalla fascia destra, Inzaghi che si applica nel fare i movimenti alla Borriello venendo incontro al portatore di palla per poi assistere il compagno che scatta dietro ai difensori avversari, Ronaldinho che quando gli gira non solo fa il regista laterale con un piede ed una visione di gioco unici (5 assist per lui) ma addirittura dà il via alle ripartenze come ieri nell’occasione del gol del vantaggio. Ora lo posso dire senza timore di smentite, questo non è più il Milan di Tassotti, non è quello di Ancelotti, non è un ibrido senza spina dorsale, è il Milan di Leonardo.
Lo è nel bene e nel male anche se per ora possiamo dire che ci ha portato un pari a Napoli (come son contento di vedere i gobbi solo a due punti da noi dopo che sono stati battuti dai partenopei) e vittorie a Madrid, a Verona, contro il Parma e contro la Roma. Insomma niente male direi. Segnamo con continuità che era il nostro problema, prendiamo qualche gol di troppo ma è il rischio della scommessa di cui parlavo e quando non ne subiamo dobbiamo ringraziare l'uomo che non t'aspetti: Dida. Sono molto ottimista perchè vedo in Leonardo una persona che mi ha fortunatamente smentito alla grande e cioè uno che può diventare un grande allenatore. E' umile, ha capacità d'ascolto, è intelligente ed autocritico, impara in fretta dai suoi errori (vedasi la sublime gestione della gara di ieri rispetto a quella pessima col Napoli) e soprattutto si è mostrato decisionista nel momento di maggiore difficoltà, poteva lasciare andare avanti la squadra per inerzia ed invece lui si è giocato le sue carte all'insegna del motto "se sbaglio voglio farlo con la mia testa". Bravo Leo, così ti volevamo! Potrai fare altri errori e perdere altre partite ma nessuno potrà negare che ci hai provato a dare la tua impronta alla squadra, a darle un'anima e a noi gioia nel vederla giocare.
Adamos8181
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