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lunedì 22 giugno 2020

Pierino Prati 1946-2020



Pochi giorni dopo un grande rivale come Mariolino Corso se ne va l'eroe della Coppa Campioni del 1969, la miglior spalla che Rivera abbia mai avuto al Milan. Ciao Pierino.

venerdì 7 dicembre 2018

Gigi Radice 1935-2018




Gigi Radice è stato uno dei più grandi allenatori italiani, avanti di anni se non di almeno un decennio sulla maggior parte dei colleghi.
 "Brera è quel capo indiano che sappiamo, però col Mundial non ci ha preso. Con il gioco espresso dall'Italia non ci ha preso. Quando continua a menarla col gioco all'italiana, vende letteralmente l’aggettivo “italiano” in maniera impropria. Ormai ci si difende riattaccando con padronanza del pallone, non siamo più ai miei tempi, di giocatore, quando il succo era: meglio che la palla sua là, lontana, che qui, vicina. Questo lo si vede ogni domenica. Mi stupisco che Brera non lo noti, forse è un nostalgico". Correva l'anno 1982.
Grazie Gigi, campione sfortunato, grande condottiero, cuore rossonero. 

martedì 5 aprile 2016

Ciao Cesarone

Quando muore un personaggio leggendario come Cesare Maldini ti si accende nella testa tutta una serie di immagini legate alla sua vita. Le vittorie, certo, ma non solo quelle. Fra tutte ho scelto una con Paolo, non ancora campione.. Sognava per lui un futuro da capitano del Milan, ad alzare quella coppa (non proprio quella, perchè nel 1963 la coppa Campioni ancora non aveva le grandi orecchie, ma insomma...). Persona simpatica, anche nei suoi tratti scorbutici, sicuramente onesta ed autentica come gli altri figliocci di Rocco: dal Trap a Rivera. Grandissimo e sottovalutato giocatore, bravo e saggio tecnico, campione del mondo come secondo di Bearzot, Ct delle Under 21 più vincenti di sempre, sotto le sue mani son passsati tanti campion e un po' di suo è sempre riuscito a dare. Poi, altro picco della sua carriera quel leggendario 6-0 nel derby facendo giocare il Milan, vedasi l'ironia della sorte con un 442 molto sacchiano. Se n'è andato quasi a sorpresa, nonostante l'età che già era più che matura.
Da qualche parte si sono accorti che serviva uno buono per marcare Cruijff.
Ciao Cesare. Grazie di tutto.
Il Milan è solo gente come te.

sabato 18 luglio 2015

Leyenda . Alcides Edgardo Ghiggia (1926-2015)

Stella della della Roma degli anni 50 e 60, giocò , per sole 4 partite anche nel nostro Milan. Era la stagione 1961-62, quella dell'ottavo scudetto , viatico alla conquista della prima Coppa Campioni l'anno seguente. E' rimasto alla storia per essere l'autore del gol decisivo nel "Maracanazo", di cui era rimasto l'ultimo superstite uruguaiano in vita. Ciao Campione.




domenica 20 giugno 2010

Roberto Rosato (1943-2010). Leggenda Rossonera.


E' venuto a mancare a soli 66 anni Roberto Rosato, storico difensore rossonero (ma anche del Torino di Nereo Rocco). Uno dei migliori difensori della storia rossonera, Campione d'Europa con la nazionale nel 1968 (unico titolo della storia per l'Italia), vicecampione del mondo nel 1970 (Italia-Germania 4-3, lui c'era), col Milan ha vinto uno Scudetto(1968), una Coppa dei Campioni (1969), due Coppe delle Coppe (1968, 1973, le uniche due nella nostra storia), una Coppa Intercontinentale( la prima della storia rossonera in una finale drammatica contro l'Estudiantes), 3 coppe Italia (1967, 1972, 1973).
Una persona pulita, orgoglio rossonero.
Alla moglie Anna e ai figli Carola e Davide le nostre sentite condoglianze e un caloroso abbraccio.


Per altre informazioni e immagini su Roberto Rosato consiglio di visitare la pagina a lui dedicata su Maglia Rossonera.

giovedì 10 dicembre 2009

Marco Van Basten: la storia del "Cigno di Utrecht"


di Fabrizio Felice Scoglio per Fantagazzetta.com

BERNA, 9 GIUGNO 2008. E’ il minuto 80 di Italia-Olanda, gara d’esordio degli azzurri ad Euro 2008. Van Bronckhorst di testa con la complicità di Zambrotta ha appena depositato in rete il pallone del 3-0 in favore degli orange, è cappotto.
Sulla panchina avversaria siede un personaggio che tanto ha dato al nostro calcio e che forse più di ogni altro sente la partita come un derby. Applaude la propria squadra, sorride con l’aria di chi sa di aver fatto qualcosa di grande, si volta e vede il suo vecchio compagno Donadoni.
Goodbye Italy, stavolta ha vinto Marco.

UTRECHT, 31 OTTOBRE 1964. In una giornata di metà autunno nasce ad Utrecht Marcel Van Basten noto a tutti con il nome “Marco”.
Il piccolo Marco comincia a giocare a sei anni presso la squadra della propria città, l’Elinkwijk.
Nonostante la giovane età si mette subito in mostra per le sue eccellenti doti tecniche e fisiche tanto da ricevere già a quindici anni un’offerta di ingaggio da parte del Feyenoord, trattativa questa però mai concretizzatasi.
A sedici anni debutta con la nazionale giovanile olandese in un torneo di categoria mettendosi in mostra vincendo il torneo con la propria nazionale e segnando in finale tre reti contro l’Italia.
Dopo queste grandi prestazioni che fanno di lui uno dei giovani più ricercati d’Olanda e d’Europa passa a diciassette anni nell’Ajax del mito Johan Cruijff.

AMSTERDAM, 3 APRILE 1982. Non sappiamo se ognuno di noi abbia o no un destino, ciò che è innegabile è che la vita a volte ci riserva coincidenze magiche, proprio come quella del 3 Aprile del 1982, data dell’esordio di Van Basten tra i professionisti.
Dopo essersi regolamente allenato con la prima squadra per tutta la prima stagione, finalmente Marco debutta in una partita ufficiale entrando nel secondo tempo della sfida tra l’Ajax e il Nec Nijmegen.
Van Basten entra in campo al posto di Cruijff, colui che negli anni ’70 ha contribuito più di ogni altro alla creazione del mito dell’Olanda del calcio totale, il grande campione al termine della propria carriera che stringe la mano al giovane di belle speranze pronto a raccoglierne l’eredità.
L’esordio di Van Basten è di quelli che non si dimenticano, sembra giocare con la serenità dei veterani nonostante la giovane età e realizza al debutto subito un gol proprio sotto gli occhi di Cruijff e dell’Olanda intera. E’ nata una stella.

GRONINGEN, DICEMBRE 1986. Il ciclone Van Basten si è abbattuto sui campionati olandesi di metà anni ’80. Dai nove gol realizzati nella stagione 1982-1983 passa ai ventotto in ventisei partite della stagione successiva di cui è capocannoniere.
Van Basten segna con una facilità imbarazzante così l’anno dopo si ripete con ventidue reti e quello dopo ancora con trentasette reti in ventisei partite laureandosi così per la terza volta capocannoniere e vincendo la Scarpa d’oro. 
L’Olanda intera ammira i trionfi nazionali dell’Ajax guidati da questa inarrestabile macchina da gol, da questo giovane campione dotato al tempo stesso di grandissima potenza ed eleganza sopraffina tanto da essere ribattezzato “Il cigno di Utrecht”.
Il volo del cigno però inizia a spezzarsi a causa dei numerosi problemi fisici.
A causa di un’epatite virale è costretto a stare lontano dal terreno di gioco per tre mesi e una volta tornato in campo durante un Groningen-Ajax la caviglia destra fa crack dopo un contrasto con un avversario costringendo Van Basten a farsi operare in Svizzera.
E’ un’annata maledetta a causa dei guai fisici quella del 1986-1987, a Groningen inizia il calvario del campione con le caviglia di cristallo ma il Milan decide di acquistarlo lo stesso per la stagione successiva e si sfrega le mani quando nella finale di Coppa delle Coppe tra Ajax e Lokomotive Lipsia Van Basten torna in campo e segna il gol che regala agli olandesi la coppa.
Oltre al prestigioso successo europeo Van Basten chiude la sua ultima stagione in Olanda con il titolo di capocannoniere per la quarta volta di fila nonostante i guai fisici, ma questo oramai non fa più notizia, al cigno spetta il compito di volare su un campionato di altro spessore: la Serie A.

NAPOLI, 1 MAGGIO 1988. Dopo essere arrivato al Milan per meno di due miliardi di lire, Van Basten debutta in Italia andando subito in rete sia all’esordio in Coppa Italia contro il Bari che in Campionato contro il Pisa ma i guai fisici non lo abbandonano ed è costretto ad operarsi nuovamente alla caviglia – questa volta la sinistra – restando così fermo per infortunio per ben sei mesi.
La stagione di Van Basten è compromessa ma riesce a tornare in campo per il rush finale del Campionato con il Milan alla rincorsa del Napoli.
A Napoli il Milan riesce ad espugnare il San Paolo grazie alla doppietta di Virdis e alla rete proprio di Van Basten, nello stadio di Maradona guida i suoi compagni a una vittoria storica che regala l’undicesimo scudetto ai rossoneri e il primo a Van Basten nella sua stagione d’esordio.
E’ l’inizio di un’era.

MONACO, 25 GIUGNO 1988. Dopo la vittoria dello scudetto Van Basten insieme al collega di club Ruud Gullit si presenta al ritiro della nazionale olandese per disputare il suo primo grande torneo per nazionali (nel 1986 l’Olanda non si era qualificata ai Mondiali).
Dopo la sconfitta per 0-1 contro l’Unione Sovietica nella gara d’esordio, l’Olanda strapazza l’Inghilterra per 3-1 grazie a una tripletta di Van Basten che si porta così subito al comando nella classifica dei capocannonieri e la successiva vittoria contro l’Irlanda permette agli olandesi di qualificarsi per le semifinali.
In semifinale l’Olanda sfida la Germania Ovest padrone di casa e dopo essere passata in svantaggio a causa della rete di Matthaus, Koeman al 74’ e proprio Van Basten a due minuti dal novantesimo regalano all’Olanda la storica finale.
In finale l’Olanda ritrova l’Unione Sovietica ma questa volta le cose vanno diversamente.
Monaco di Baviera si tinge di rossonero grazie alla rete di Gullit al 32’ e il gol del definitivo 2-0 arriva al 54’ con ancora Van Basten che si laurea così capocannoniere della competizione.
Il gol di Van Basten nella finale dell’Europeo è rimasto nella storia del calcio per la sua bellezza, quel pallone che scende dal cielo e che viene calciato in rete al volo da posizione impossibile è una dimostrazione di tecnica, coordinazione, potenza e fantasia che rimarrà per sempre impresso tra le perle del calcio mondiale.
E’ il trionfo dell’Olanda, è il trionfo del cigno.

TOKIO, 9 DICEMBRE 1990. La stagione successiva al primo scudetto e al titolo europeo è quella che vede il Milan ritornare in Coppa dei Campioni dopo ben nove anni di assenza.
Il talento di Van Basten manda in tilt le difese di Italia e di Europa, il malcapitato Vitocha Sofia subisce quattro reti da Van basten nel ritorno dei secidesimi di finale, la Stella Rossa e il Real Madrid sono spremute dal Milan e da Van Basten.
Durante la stagione Marco riceve il suo primo pallone d’oro e segna ben trentadue reti tra campionato e coppe e a Maggio grazie a una sua doppietta in finale contro lo Steaua Bucarest il Milan è sul tetto d’Europa.
Van Basten si ripete contro il Barcellona contribuendo così alla vittoria rossonera in Supercoppa Europea e a Dicembre dopo il successo in Coppa Intercontinentale ai supplementari contro l’Atletico N. Medellin Van Basten riceve il secondo pallone d’oro consecutivo. 
All’inizio della stagione 1989-1990 Van Basten viene nuovamente operato, questa volta al menisco, stando così fuori per due mesi.
Nonostante l’infortunio Van Basten con i suoi diciannove gol è capocannoniere del campionato ma lo scudetto è vinto dal Napoli.
In Europa a dettare legge è però ancora il Milan. Van Basten segna contro Real Madrid, Malines, Bayern Monaco e fa sì che la sua squadra arrivi a giocarsi a Vienna la seconda finale di fila, questa volta contro il Benefica. 
Il Milan vince per 1-0 grazie a una rete di Rijkaard su apertura di prima intenzione di Van Basten, il Milan è ancora campione d’Europa.
Dopo il successo in Coppa Campioni arrivano anche i successi in Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale contro l’Olimpia Asunciòn in cui Van Basten stranamente non segna ma “si limita” a contribuire alla realizzazione del secondo e del terzo gol.
Con la vittoria di Tokio in Coppa Intercontinentale si chiude il ciclo magico di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, tre anni di successi, di bel gioco e di dominio: il Milan è nella leggenda.

MILANO, 25 NOVEMBRE 1992. Nell’estate del 1991 è Capello a subentrare in panchina al posto di Sacchi. 
La prima stagione dell’era Capello si conclude con la vittoria dello scudetto e il titolo di capocannoniere di Van Basten con ben venticinque reti; impressionante la sua tripletta contro l’Atalanta nell’arco di soli sei minuti. Come dire, gli allenatori cambiano ma i gol di Van Basten restano.
Nel Novembre del 1992 Van Basten è all’apice della carriera, a ventotto anni è nel pieno della maturità e dopo il poker di reti rifilato al Napoli al San Paolo e al Goteborg in Coppa Campioni, riceve il terzo Pallone d’oro della carriera. 
Solo Michel Platini e Johann Cruijff (sì, proprio colui che il giovane Marco aveva sostituito dieci anni prima) erano riusciti in tale impresa. Marco Van Basten è nell’olimpo del calcio.

ANCONA, 9 MAGGIO 1993. Si sa, le storie che regalano lo sport sono stupende, sono terribilmente dolci e amare al tempo stesso.
Pochi giorni dopo la vittoria del terzo pallone d’oro Van Basten si reca a St.Moritz per farsi operare ed è costretto a stare fuori per quattro mesi e mezzi.
Rientra a fine Aprile nella trasferta di Udine e una settimana dopo ad Ancora realizza il suo ultimo gol della carriera ad Alessandro Nista, lo stesso a cui aveva segnato il suo primo gol in Serie A.
Pochi giorni dopo nonostante una caviglia a pezzi Van Basten scende in campo nella sfortunata finale di Coppa Campioni contro l’Olympique Marsiglia ma non riesce a segnare a causa delle sue precarie condizioni fisiche.
Segue il quarto intervento chirurgico alla caviglia e due anni di calvario in cui cerca di tornare in campo senza riuscirci così nell’estate del 1995 a soli trent’anni Van Basten ufficializza il suo addio al calcio a due anni dall’ultima sua apparizione.

Si chiude così la bellissima carriera del “Cigno di Utrecht”, una carriera fatta di gol, gioie, infortuni e successi senza essere andato mai fuori dalle righe.
Marco Van Basten è stato uno di quei giocatori che fanno bene al calcio, uno di quei campioni che fanno della sportività la base della propria carriera. Mai un eccesso, mai una dichiarazione fuori dalle righe, solo calcio. E gol.
Un fuoriclasse assoluto come lui manca prima ancora che al nostro calcio a milioni di cuori sportivi italiani, milanisti e non. In tutti noi Van Basten resta e resterà nella nostra testa e nella nostra anima, è e sarà un pensiero, un ricordo, una voglia di emozionarsi ancora. Per sempre.

Grazie Marco

mercoledì 4 novembre 2009

Una stella in più. Stefano Chiodi 1956-2009


Foto e testo tratti da MagliaRossonera


Stefano CHIODI




Nato il 26.12.1956 a Bentivoglio (BO)

Centravanti-ala (A), m 1.78, kg 72

Stagioni al Milan2, dal 1978-79 al 1979-80

Proveniente dal Bologna (squadra nella quale è cresciuto) 

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 30.08.1978: Lecce vs Milan 2-3

Ultima partita giocata con il Milan il 13.04.1980: Milan vs Bologna 4-0 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 67

Reti segnate: 22

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1978-79)

Esordio assoluto in Serie A il 19.10.1975: Bologna vs Milan 1-1 (1 gol) 






"Attaccante coraggioso, poco agile ma solido, un po' macchinoso nei movimenti ma con un tiro potentissimo. Un lottatore e un creatore di spazi, più che un realizzatore, tanto che nello scudetto della "Stella", da punta titolare, segna un solo gol su azione." (Da La Grande Storia del Milan, Gazsport 2005)



"Il Milan che vince il decimo scudetto che vale la Stella, nel '79, è forse l'unica squadra campione d'Italia con una prima punta capace di realizzare un solo gol su azione (al Catanzaro, n.d.r.). L'eroe di questo bizzarro primato è un centravanti-ala emiliano che, dopo un anno di apprendistato al Teramo e tre buoni campionati al Bologna, giunge a San Siro nell'estate del '78. Ha 22 anni e fisicamente è un torello, non ha paura di nulla. Liedholm lo piazza in mezzo all'area: il suo compito è prendere botte e aprire spazi per le mezze punte, i fantasisti ed i terzini dal gol facile (i vari Bigon, Antonelli, Novellino, Maldera).
Il risultato è il titolo tricolore, cui l'ex rossoblu contribuisce, appunto, con una rete su azione e sei rigori, specialità nella quale eccelle (li tira nel modo più rassicurante, una stangata senza nemmeno guardare il portiere e chi s'è visto s'è visto). Dopo due annate in rossonero va alla Lazio, ancora al Bologna e di nuovo alla Lazio: senza mai spopolare." (Dal "Dizionario del calcio italiano" di Baldini & Castoldi, 1999)








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