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giovedì 21 luglio 2016

Le case della onlus svendute ai giocatori del Milan


DI PAOLO BIONDANI E GIUSEPPE ODDO per l'Espresso.

Le case della onlus svendute ai campioni del MilanLa Fondazione Opera Pia Castiglioni Onlus di Milano è un ente di assistenza e beneficenza. Per statuto è chiamata ad assistere persone bisognose, soprattutto anziani in difficoltà. Le sue finalità caritatevoli sono definite in modo chiaro nell’oggetto sociale depositato alla camera di commercio. Resta invece ignoto il motivo che ha spinto questa fondazione, che riceve finanziamenti anche a fondo perduto dalla Regione Lombardia, a vendere il proprio patrimonio immobiliare ad alcuni dei campioni che hanno regalato al Milan di Silvio Berlusconi il suo ultimo scudetto, come Ignazio Abate, Zlatan Ibrahimovic e Marek Jankulovski.


A rivelarlo è un'inchiesta giornalistica de l'Espresso, che nel prossimo numero in edicola da venerdì 22 luglio ricostruisce, attraverso testimonianze, documenti, visure societarie e catastali, l'intera storia degli immobili che l'ente lombardo di assistenza agli anziani ha ceduto a trattativa privata, nel 2011, alle stelle del calcio, a prezzi molto vantaggiosi. Sul caso, scrive sempre il settimanale, indaga la Procura di Milano con la Guardia di Finanza.
Il procedimento è affidato al pm Giovanni Polizzi, lo stesso magistrato che ha incriminato per corruzione il politico e imprenditore di residenze per anziani Mario Mantovani, ex senatore di Forza Italia e vicepresidente nonché assessore alla Sanità della giunta Maroni fino all’arresto, nell’ottobre 2015. Tornato in libertà, ora Mantovani è sotto processo, ma è sempre consigliere regionale. L’ordinanza d’arresto documenta i suoi stretti rapporti con il presidente dell'Opera Pia Castiglioni, Michele Franceschina. A sua volta Mantovani, già sottosegretario del governo Berlusconi, è da vent'anni uno dei politici lombardi più vicini al leader di Forza Italia.
I documenti raccolti da l'Espresso mostrano che il presidente dell'Opera Pia Castiglioni ha venduto a personaggi legati al Milan, tra cui alcuni calciatori che avevano vinto il campionato del 2011, una serie di appartamenti e negozi in un palazzo signorile in via Legnano, nel pieno centro di Milano, con vista sul Castello Sforzesco e sul parco Sempione. Gli immobili risultano ceduti a prezzi molto favorevoli: meno della metà del valore di mercato stimato dall'Agenzia delle entrate per appartamenti dello stesso tipo e posizione.
L'articolo integrale sull'Espresso in edicola da venerdì 22 luglio e già online su Espresso+


giovedì 26 maggio 2016

Zeru tituli, zeru acquisti, zeru cinesi

Non abbiamo scritto nulla sulla finale di Coppa Italia perché , francamente c'era poco da scrivere. Risultato scontato, come era scontato il fatto che la Juve non ci avrebbe umiliato.
Finita la stagione, una stagione alla fine,deludente anche per chi, come noi, non pensava che sarebbe potuta andare molto meglio, ma almeno l'Europa Leauge si poteva e doveva conquistare, ma , sappiamo la storia... Sinisa aveva 5 punti di vantaggio sul Sassuolo quando è stato esonerato.
Dopo una stagione del genere un club organizzato avrebbe già iniziato a programmare e a presentare qualche nuovo acquisto e magari il nuovo allenatore ma non si muove foglia.
Sui cinesi, per ora, solo chiacchiere, e intanto si prnde tempo.
L'unica notizia è vergognosa.
Complimenti a chi gestisce, anche , l'immagine della società.
Fatelo almeno per quello.


venerdì 15 gennaio 2016

Il baby Yusupha Yaffa baby non è: ha 10 anni di più

Dal sito di Sky

Processo all'ex giocatore rossonero (Allievi nazionali e Primavera) e dell'Eintracht Francoforte, oggi all'Msv Duisburg, nato in Gambia: è accusato con il padre di falso ideologico, dichiarava 19 anni avendone 29. Le indagini, riportaLa Stampa, in provincia di Cuneo dove ha la residenza.

Per l'anagrafe italiana, che ha registrato le sue dichiarazioni, ha 19 anni; per i carabinieri che lo hanno denunciato, invece, ne avrebbe dieci in più. E' iniziato a Cuneo, dove ha la residenza, il processo a Yusupha Yaffa, baby campione di calcio che forse proprio baby non è.

L'ex giocatore del Milan (Allievi nazionali e Primavera) e dell'Eintracht Francoforte, oggi all'Msv Duisburg, è accusato con il padre di falso ideologico. Le indagini, riporta La Stampanelle pagine locali, sono partite dal profilo Facebook del calciatore nato in Gambia. Sul social Yaffa dichiarava un'età improbabile per chi a Chiusa Pesio, paesino del Cuneese dove ha vissuto, lo ricordava a scuola.

Il giocatore avrebbe sostenuto di aver perso i documenti diverse volte. Un escamotage, secondo l'accusa, per ringiovanire. Una storia simile a quella di Eriberto-Luciano, centrocampista di Bologna, Chievo, Lazio e Inter che per due anni giocò in Italia sotto mentite spoglie. Mauro Cavalli, legale del giocatore, respinge l'accusa. E chiede che il processo a Yaffa venga trasferito al Tribunale dei minori di Torino.

giovedì 19 dicembre 2013

Quelli incazzati neri siamo noi.


Il mio commento:  Potevi ammazzarti prima di sporcare la nostra maglia. Ora è tardi. Di macchie sulla tua carriera già ce ne sono parecchie. Quella volta che rifiutasti di fare il controllo antidoping, per esempio... 



L'articolo, dal sito de La Stampa.

Gattuso: “Mai truccato una partita,
se viene fuori il contrario mi ammazzo”

L’ex rossonero indagato per “tredici contatti telefonici” con un arrestato:
«Sono arrabbiato e offeso, non voglio nessuna macchia sulla mia carriera»

«Rino, cosa è successo?». Quando stamattina poco prima delle 7 gli agenti inviati dal pm De Martino hanno suonato al campanello di casa Gattuso, a Gallarate, ad aprire la porta c’era la moglie. A riportarlo a casa la sua telefonata che lo avvertiva: sei indagato nell’inchiesta calcioscommesse di Cremona. 

Lui, “Ringhio”, campione del mondo, era a Napoli per un corso allenatori. Doveva andare a lezione da Benitez. «Ora voglio capire anche io, cosa è successo?», la reazione immediata, prima dello scatto improvviso come neanche in campo gli riuscivano, dall’albergo sul lungomare napoletano verso la stazione del treno. Era successo che il gip nella sua ordinanza della nuova operazione citava 13 contatti telefonici - ovvero sms - inviati da Francesco Bazzani, mister X, a Gattuso. 

Mentre la polizia portava via il computer e l’ipad consegnato dalla signora Gattuso, Rino - chilometro dopo chilometro - era informato degli sviluppi dal suo procuratore Andrea D’Amico, pronto ad assicurare in mattinata che il suo assistito cadeva letteralmente dalle nuvole. Poi, all’arrivo alla stazione di Milano, la reazione forte e in prima persona davanti alle telecamere, in linea col personaggio Gattuso, sempre pronto a metterci la faccia: «Sono arrabbiato e offeso: non voglio macchie sulla mia carriera. Non ho mai scommesso e non so neanche come si trucca una partita: non saprei da dove cominciare...», il grido dell’ex giocatore che si spinge oltre: «Se venisse dimostrato che ho truccato una partita sono disposto ad andare in piazza, so di dire una cosa forte, e ammazzarmi. Chi mi conosce sa che non ci sto a perdere neanche una partitella, neanche a scopa con gli amici’’. 

Per anni è stato un simbolo: del Milan, della nazionale, della sua Calabria, della gente nata povera e però ricca della voglia di arrivare fino al traguardo. Ora l’ombra del mostro scommesse. L’incrocio con mister Y, il tramite tra il clan di Singapore e i calciatori coinvolti nell’inchiesta di Cremona, l’uomo al quale il pm De Martino ha dato la caccia per più di un anno. E poi l’amicizia fraterna con Salvatore Pipieri, socio calabrese a Corigliano, spesso al seguito di Rino e ora nelle carte dell’ordinanza del gip per alcuni contatti con Bazzani, nome e volto del signor Y. Impossibile negare che per Gattuso sia stato uno dei giorni più brutti. 

«Anche perché - ricordava a metà giornata D’Amico - sappiamo che quando certi nomi eclatanti vengono coinvolti l’eco è enorme, quando poi sono prosciolti l’eco è sommessa...». Un altro suo assistito, Domenico Criscito, lo aveva vissuto sulle proprie spalle con le foto che lo ritraevano a pranzo con gli “slavi”, l’iscrizione nel registro degli indagati, l’esclusione dalla nazionale per l’Europeo e poi il proscioglimento. «La storia di Gattuso e la mia? Lasciamo perdere, non voglio più parlare di certe cose...», sibila Criscito oggi, in Italia per la pausa del campionato russo del suo Zenit. 

Analoga certezza di uscirne la nutre oggi Gattuso. «È una roba assurda e incredibile perché non so cosa vogliano da me»: e in quell’assurdo risuona l’eco dei ’’13 contatti del Bazzani con l’utenza in uso al giocatore’’, citati nell’ordinanza. Sms inviati nell’arco di più di un anno, uno addirittura da dentro Milanello, e ai quali mancano riscontri di riposte da parte di Gattuso almeno nelle carte: eccola la prima considerazione al vaglio del suo staff, e che ora dovrà trasformarsi in tesi degli avvocati. Gattuso li ha subito individuati con D’Amico. Sono Guadalupi e Rosso, gli stessi di Criscito, mentre al “fratello” Pipieri è stato affiancato Salvatore Mannino, figlio dell’ex ministro Calogero. Le carte dell’indagine sono in viaggio per Firenze, sede forense dei due legali. Gattuso intanto ha già fatto sapere che chiederà di essere ascoltato quanto prima. «Vado a chiarire tutto, sono sereno...» e sì che il volto era meno teso di quando in campo la trance agonistica lo trasfigurava. Forse per quelle strette di mano dei viaggiatori che lo hanno incrociato tra un binario e l’altro della stazione di Milano. Per loro, Gattuso deve essere restato il “Ringhio” di sempre. 

venerdì 29 novembre 2013

Addio Fester, non ci mancherai


Il più incompetente, scorretto, pacchiano dirigente della storia del Milan finalmente se ne va. Per anni ho chiesto la sua cacciata frequentando i vari forum rossoneri con un nickname che non lascia spazio ad interpretazioni: Galliani Vattene.
Sembrava impossibile ma ora è realtà, Fester fuori dai coglioni.
Inutile ricordare Marsiglia e i grandi "colpi" di mercato, da Redondo a Inzaghi, da Moriero regalato all'Inter in cambio di Cruz alle cessioni di Viera, Davids, Elber in età ancora verde, allo smantellamento del settore giovanile, ai Pederzoli, agli Inzaghi allenatori della primavera, a Gattuso capitano, dalle "meanate" ai bidoni a parametro zero, al deficit costante di una squadra che sarebbe una delle più seguite a livello mondiale. Tante ne ha fatte che molte ce ne siamo pure dimenticate.
Una storia infame, come quella del suo presidente. Uno fuori dal Milan, l'altro fuori dal parlamento.
A volte i sogni diventano realtà. Sono giornate magnifiche, le più belle di tutta la storia rossonera. 
Ora più che mai FORZA MILAN!



venerdì 2 agosto 2013

In nome del Popolo Italiano



La Corte suddetta rigetta i ricorsi di Agrama Frank, Galetto Gabriella, Lorenzano Daniele, che condanna al pagamento delle spese processuali. Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Berlusconi Silvio limitatamente alla statuizione relativa alla condanna alla pena accessoria dell’interdizione temporanea per anni 5 dai pubblici uffici, per violazione dell’articolo 12, comma 2, dlgs 10 marzo 2000, numero 74 e dispone trasmettersi gli atti ad altra sezione della Corte d’appello di Milano perché ridetermini la pena accessoria nei limiti temporali fissati dal citato articolo 12, ai sensi dell’articolo 133 c.p., valutazione non consentita alla Corte di legittimità. Rigetta nel resto il ricorso di Berlusconi nei cui confronti dichiara, ai sensi dell’articolo 624, comma 2, cpp, irrevocabili tutte le altri parti della sentenza impugnata. Condanna tutti gli imputati, in solido, al pagamento in favore della parte civile, Agenzia delle Entrate, delle spese dalla stessa sostenute in questo grado di giudizio, liquidate in complessivi euro 5mila, oltre accessori come per legge.


AMEN


mercoledì 12 giugno 2013

E ora sai dove puoi metterti la fascia...


Se ne va un altro pezzo della M-Generation del Milan. La generazione di Merda. Quella dei Gattuso, degli Inzaghi , etc...
Vai Ambro, non ti rimpiangeremo.

venerdì 11 gennaio 2013

Vieri e Brocchi, i gemelli del crac "Bancarotta da 14 milioni di euro"



I due ex calciatori sono sotto inchiesta a Milano per il fallimento della loro società di arredi di lusso
Le loro abitazioni sono state perquisite dai militari della guardia di finanza. Coinvolte anche le madri

di EMILIO RANDACIO per Repubblica.
Hanno tentato di diversificare i propri investimenti: da calciatori, fare il grande passo nel mondo della finanza. Un modo per fare fruttare i lauti guadagni incassati in anni trascorsi a inseguire un pallone, prima con il marchio di moda casual, Baci & Abbracci, poi spingendosi oltre, fondando l’ambiziosa Bfc&co, specializzata nel mondo degli arredi di lusso importati da mezzo mondo. Missione naufragata sotto i colpi di un fallimento da 14 milioni di euro. I sogni di un futuro da manager per Christian Vieri e Cristian Brocchi si sono infranti contro un provvedimento firmato dal pm milanese Maurizio Ascione.

I finanzieri del Nucleo regionale di polizia tributaria, nel perquisire le loro abitazioni, hanno notificato ai due calciatori (il primo ex stella di Milan, Inter e Juventus, il secondo ancora in attività con la Lazio), un invito a comparire in cui si ipotizza il reato di concorso in bancarotta. Nei guai anche le madri dei due calciatori, Christiane Rivaux e Rossella Cerruti — entrambe con una carica sociale — e l’amministratore di fatto della società, Fabio Arcuri (manager anche del marchio Baci & Abbracci). Vieri e la madre risultavano all’estero (il primo a Dubai, la seconda a Londra) e hanno garantito che rientreranno in Italia per conoscere la ragione della perquisizione. Molto sintetico il provvedimento del pm Ascione, che ha mandato i finanzieri «alla ricerca di documenti in forma cartacea o informatica», che possano spiegare le ragioni di questo dissesto.

La guardia di finanza si è recata anche nelle sedi della Sunny srl di Prato e in quelle delle società Fillo e Tache Petit. La Bfc&co, sede ufficiale in via Morimondo, ha mosso i primi passi nel 2004 e fino alla dichiarazione d’insolvenza, dichiarata dal tribunale nell’ottobre scorso, era stata costituita per la vendita di accessori da cucina, elettroutensili di lusso, oggetti per il fitness. Da almeno quattro anni, però, i bilanci erano in drammatica perdita, a causa «del calo dei consumi che ha reso impossibile la continuità aziendale», recitava la relazione sulla situazione patrimoniale.

Il curatore fallimentare Michele Megaro e i legali del fallimento, Gianluca Minniti e Arturo Maniaci, hanno tentato fino all’ultimo una mediazione per chiudere il caso con una transazione, ma i soci (Brocchi e Vieri hanno un quarto a testa), non avrebbero dato alcuna risposta. Ora il pm Ascione (che ha ereditato il fascicolo dal collega Eugenio Fusco), vuole capire dove sia finito questo fiume di denaro che i creditori rivendicano. La storia della Bfc&co è stata caratterizzata da una vita breve quanto difficoltosa. Nella sede sono scoppiati, a distanza da pochi mesi l’uno dall’altro, due incendi misteriosi, probabilmente dolosi. Anche su questi episodi Ascione sembra essere intenzionato a vederci chiaro.
(11 gennaio 2013)


lunedì 7 novembre 2011

Ma vai a fartela buttare nel culo!

Da Repubblica.

MILANO -  "Se a 38 anni mi viene privato di giocare a calcio impazzisco". Pippo Inzaghi scalpita, nel senso letterale del termine, per tornare a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel Milan. Lo ha detto a margine della presentazione del libro 'Superpippo re del gol', il cui ricavato andrà in favore della lotta alla sclerosi multipla. "Adesso sono felice, da due mesi mi alleno con la squadra, sono contento anche di aver dimostrato di stare bene - sottolinea il bomber -. il Milan ha la priorità, io non sarò mai un problema per questa squadra. I tifosi mi fanno venire i brividi. Cerco di andare avanti e spero di essere ancora importante per questa società, secondo me posso ancora fare bene"

"La mia carriera è bellissima, fatta anche di momenti difficili, soprattutto questo infortunio che mi ha privato di un momento d'oro. Ora sono contento di aver fatto qualche minuto nel match con il Catania, cerco di andare avanti, spero di essere ancora importante per questa squadra, posso ancora fare bene. Tentazione di finire carriera altrove? In questo momento sono sereno, sanno che gioco per divertirmi, se mi viene privato di giocare a 38 anni impazzisco. Estero? Non ho pensato a questo, so che il mio procuratore ha avuto qualche abboccamento da squadre. Ho vinto tutto ma per me quando vado a San Siro è sempre un momento magico. Se non sento più questa ebbrezza inizio a pensare, anche se sarebbe un peccato non finire con questa maglia. Al Milan tutti mi vogliono bene quindi èdifficile".

"Ibrahimovic Pallone d'Oro? Dal primo giorno che è arrivato ho avuto un grande rapporto con Zlatan. Quando non ci vediamo ci mandiamo sms. Ieri ad esempio mi ha scritto che sperava facessi gol. Abbiamo una grande intesa, spero che vinca la Champions con noi così vincerà il Pallone d'Oro".

GALLIANI SPONSOR DI SUPERPIPPO - Uno sponsor d'eccezione per Inzaghi è l'ad Adriano Galliani, che si augura che la punta possa tornare decisiva a partire dagli ottavi di Champions League: "So che ci tieni ai gol europei - ha detto l'ad rossonero rivolgendosi al giocatore - l'elenco di Champions lo fa l'allenatore, purtroppo per Pippo (ride, ndr). Allegri deciderà per il bene del Milan. Speriamo che a differenza delle ultime edizioni si possa andare oltre gli ottavi". Galliani, insomma, non sembra intenzionato a lasciare andare via l'attaccante rossonero: "Nel 2007 il Milan ha fatto tre finali. Questo è il vero triplete, la Champions, la supercoppa europea, poi il mondiale. Quell'anno ci furono cinque gol di Pippo in queste tre finali".
Galliani ha anche svelato un retroscena a proposito del passaggio del giocatore dalla Juventus al Milan: "Pippo ha rinunciato a una cifra importante pur di venire al Milan. Sono stati undici anni meravigliosi. Ieri la punta di una scarpa di un portiere ha impedito un altro gol. Il portiere doveva tirare dietro il piede (ride, ndr) ma ci saranno altre occasioni, Pippo si sta impegnando alla morte".

ANTONINI: "ROBINHO PUNTO DI RIFERIMENTO" -  Ha parlato anche Luca Antonini, che ai microfoni di Radio Sportiva ha fatto il punto della situazione tattica della squadra: "Il Catania è venuto a Milano dopo un filotto di risultati importanti. Nei primi minuti ci ha messo in difficoltà, poi è uscito il vero Milan che ha messo la partita in cassaforte. All'inizio non abbiamo fatto bene, è mancato tanto Robinho anche se Cassano ha fatto la differenza. Ma con Robinho abbiamo più punti di riferimento. Ora siamo entrati in condizione, il mister può contare su 22 giocatori di grande livello". Antonini si sofferma su Abate, convocato in azzurro: "Ignazio ha fatto benissimo l'anno scorso, ha dimostrato di meritare la nazionale. Io l'avrei convocato anche prima, forse Prandelli aspettava la piena maturazione. Non è un tappabuchi: Ignazio gioca in un top club titolare, non è certo una convocazione a questo scopo. Leonardo puntò tanto su me e lui, quell'anno siamo migliorati anche grazie a Tassotti che ci ha arretrati. Il merito di averci lanciato è di Leonardo, ma la consacrazione è arrivata con Allegri. Zambrotta si impegna e si mantiene fisicamente, è un campione che anche ieri sembrava un ragazzino: sono contento per lui anche se è un mio diretto concorrente. Qui al Milan c'è un bel gruppo, nessuno se la prende se gioca un altro. Taiwo? Bisogna dargli un pò di tempo per adattarsi al calcio italiano: è giovane e ha notevoli margini"
(07 novembre 2011)





giovedì 8 settembre 2011

IL MUNDIALITO DELLA VERGOGNA

Dal Blog Il Pallone Racconta.




Esattamente trent’anni fa, a Montevideo andava in scena la "Copa de Oro", una rassegna tra Nazionali iridate che servì come strumento di propaganda alla dittatura locale e che vide coinvolti i poteri forti della Fifa, la P2 italiana e diversi faccendieri interessati ai diritti TV. Fu poi il torneo di Victorino, autore di 3 reti, ma nessuno lo ricorda per il campo.

DI MASSIMILIANO ANCONA, DAL "GS" DEL GENNAIO 2011:

Un Mondiale. Piccolo e nero. Gli argentini lo chiamarono Mundialito. Un torneo dimenticato. Con poco calcio e molti calci. Nonostante le (rare) prodezze di Maradona, Rummenigge, Cerezo e Victorino (3 goal), idolo di casa. Con diritti umani calpestati e diritti tv comprati da un tycoon che sarà presidente del Consiglio. All’ombra di una dittatura fascista, legata a una loggia massonica segreta: la P2.

Tutto questo fu la “Copa de Oro de Campeones Mundiales” (nome ufficiale) che si svolse a Montevideo, capitale dell’Uruguay, dal 30 dicembre 1980 al 10 gennaio 1981. Giusto trent’anni fa.

La ideò Washington Cataldi, patron del Peñarol, il club uruguagio più noto, nonché assai vicino alla “junta militar” che governava il Paese. Lo finanziò un imprenditore di origine greca che viveva a Montevideo, Angelo Vulgaris. Costui, titolare di una multinazionale del bestiame, era proprietario della Strasad, la società con sede nel paradiso fiscale di Panama, che acquistò per 3 milioni di Dollari dall’Auf, la Federcalcio uruguayana, i diritti tv e pubblicitari del torneo.

Un torneo concepito per il cinquantenario dalla prima Coppa Rimet, disputatasi nel 1930 proprio sulla sponda nord del Rio de La Plata. Furono invitate le 6 nazionali che l’avevano conquistata almeno una volta. Insieme alla “Celeste”, che superò in finale il Brasile (2-1), vi parteciparono Argentina, Germania Ovest, Italia e l’Olanda (seconda a Monaco 1974 e Baires 1978) al posto dell’Inghilterra, che disse: «No, grazie». Ufficialmente per incompatibilità con il campionato nazionale. Probabilmente per protestare contro la “junta”.

Il Mundialito fu sfruttato per la propaganda dal regime di Méndez, da due mesi successore (dopo il feroce Demicheli) di Bordaberry, autore del golpe del febbraio 1973. Alla fine del 1980, Méndez affrontò anche un referendum modificativo della Costituzione (fissato per il 30 novembre) che avrebbe dovuto legittimarne il potere. E che invece si risolse in un flop. Non restò così che quel torneo, dapprima snobbato, per riconquistare il consenso interno ed internazionale.

Quello di Montevideo, del resto, non era l’unico regime militare di stampo fascista in Sudamerica. C’era (tra gli altri) quello del Cile di Pinochet, al potere con un golpe dal 1973. Fu a Santiago ed a Montevideo che i militari sperimentarono le tecniche della “desaparicion” e dei centri di detenzione clandestini per gli oppositori poi utilizzati su larga scala in Argentina: 30.000 desaparecidos, 15.000 fucilati, 10.000 torturati e 2 milioni di esuli.

Ma il calcio e le sue istituzioni (al vertice della Fifa c’era, dal 1974, Havelange, esponente del ricco ceto che aveva consegnato anche il Brasile ai militari nel 1964) chiusero gli occhi innanzi a quel massacro organizzato, legittimando la dittatura di Videla. Come quelle di Stroessner in Paraguay. Di Banzer e Garci Meza in Bolivia. Di Baptista in un Brasile che aveva vissuto il periodo peggiore tra il 1968 ed il 1974, con Garrastazu Médici. Ed, in Perù, di Morales Bermúdez, tra gli autori della “marmelada” peruviana pro Argentina del 1978.

Calcio e potere, insomma. Vittorie e dittature. Con la Fifa di Havelange a riconoscere le une. E le altre. Sotto lo scudo del famigerato Plan Condor per l’eliminazione degli oppositori. In patria e fuori. E con il sostegno della Cia e di Kissinger, segretario di stato americano dal 1968 al 1977.

Il regime di Montevideo volle ripetere (con la “Copa de Oro”) il successo argentino. E ci riuscì. Nonostante qualche (timida) protesta in Olanda e in Italia, dove in 41, tra tecnici e calciatori (ma si esposero solo l’allenatore del Perugia, Castagner ed il romanista Santarini) firmarono un documento secondo cui il Mundialito fosse anche una tribuna dove si condanni la politica di repressione e fame portata avanti in questi ultimi sette anni. Soltanto un passo in più rispetto al silenzio pre Mundial 1978.

Anche in Uruguay si giocò sotto l’egida della Fifa di Havelange. E tutto fu messo in piedi per far vincere la “Celeste”. Un sorteggio l’abbinò ad Olanda ed Italia, le più deboli. Lasciando a scornarsi il Brasile, la Germania Ovest Campione d’Europa e l’Argentina iridata.

Via il 30 dicembre. Ramos e Victorino affondarono gli “Orange”, privi di Cruijff e Krol. Il 3 gennaio toccò agli azzurri di Bearzot. Senza Zoff e con Bordon titolare. Senza Rossi e Giordano, squalificati dopo lo scandalo delle scommesse che aveva provocato le retrocessioni in Serie B di Milan e Lazio. E senza “Gigi” Peronace, il capodelegazione (nonché inventore del Torneo anglo italiano) stroncato da un infarto il 29 dicembre1980, a poche ore dalla partenza per Montevideo.

Il compiacente arbitraggio dello spagnolo Guruceta Muro fece il resto. L’Uruguay segnò 2 volte nella ripresa. Con un rigore (assai generoso) realizzato da Morales e con Victorino. Sull’ 1-0, rosso per Cabrini e Moreira, seguiti nel finale da Tardelli.
«Era tutto stabilito, dal rigore al resto, per far vincere i padroni di casa», urlò Martellini dai microfoni Rai.

Italia eliminata ed a casa dopo l’inutile 1-1 con l’Olanda di Peters, che replicò al debuttante Ancelotti. Uruguay in finale col Brasile, promosso per differenza reti sull’Argentina di Maradona (1-1 nello scontro diretto). Entrambe batterono la Germania Ovest di Rummenigge e Hrubesh in rimonta: 2-1 l’Argentina, 4-1 il Brasile.

Il 10 gennaio 1981 accadde il prevedibile. Primi 45’ senza goal. Con il baffuto portiere uruguagio Rodríguez ed il dirimpettaio Joäo Leite spettatori non paganti in uno stracolmo “Estadio Centenario”. Segnò Barrios nella ripresa. Rispose Socrates su rigore. Victorino, ancora lui, firmò il 2-1.

Fu un successo dimenticato. Presto. Ovunque. Non in Italia. Per due motivi. Il primo riguarda i legami che la loggia “Propaganda 2” (P2) di Licio Gelli, al massimo del potere tra il 1978 ed il 1980, ebbe con Buenos Aires e Montevideo. Il secondo concerne l’allora tycoon Silvio Berlusconi, che poté trasmetterne le gare su “Canale 5”, rompendo il monopolio Rai.

Gelli, maestro venerabile della P2, ebbe la residenza nella capitale uruguaiana: in una villa (zona Carrasco) assegnatagli con decreto dal governo golpista. Possedeva inoltre decine di appartamenti, un’azienda agraria ed era azionista del “Banco Finanziario Sudamericano”, come ha scritto Mario Guarino (Fratello P2 1816. L’epopea piduista di Silvio Berlusconi).

Lì, a Montevideo, c’era uno degli archivi della Loggia riportati in Italia solo qualche mese più tardi. Tra gli altri, alla P2 risultarono iscritti l’ammiraglio Massera, numero due di Videla in Argentina, ed Artemio Franchi (tessera 402), vicepresidente della Fifa (dal 1974), a capo dell’Uefa (dal 1972) e, fino alla primavera del 1980, della Federcalcio. Franchi smentì di far parte della Loggia. Ma forse non fu un caso se l’Italia ospitò l’Argentina (2-2) a Roma il 26 maggio 1979 e l’Uruguay a Milano (1-0) il 15 marzo 1980. Senza dimenticare che il Commissario Tecnico azzurro Bearzot guidò il Resto del Mondo nel galà contro l’Argentina per l’anniversario del trionfo iridato.

Franchi disse sì al Mundialito in Uruguay per un gettone di 130 milioni di Lire (291.000 Euro attuali, indicizzati all’Istat). Fu infine sempre lui a lanciare (invano) l’idea di una “Copa” bis in Italia.

Quanto ai diritti tv, il regime di Montevideo, per motivi propagandistici, voleva che il torneo fosse visto in Europa. Secondo Pino Frisoli e Massimo De Luca (Sport in tv), che riportano la versione di Vulgaris, quest’ultimo li offrì per 1 milione e mezzo di Dollari all’Eurovisione. Una cifra troppo alta. Seguì una controfferta di 750.000 Dollari. Le trattative saltarono.

Si inserì “Rete Italia” della “berlusconiana” “Fininvest” e chiuse per 900.000 Dollari. Secondo Guarino, uomini di “Rete Italia” andarono a Ginevra e conclusero con Vulgaris l’acquisto dei diritti tv per l’Europa per 900.000 Dollari (all’epoca 1 miliardo di Lire, 2 milioni e 250.000 Euro attuali, sempre con la rivalutazione Istat). Per 7 partite. Ovvero 150 milioni di Lire l’una. Una cifra enorme rispetto ai 20 milioni per ognuna delle 38 del Mundial argentino.

La Rai si difese.
«Quando l’Eurovisione si è mossa, il comitato organizzatore aveva già venduto i diritti. Non c’è mai stata un’asta regolare tra Eurovisione e Berlusconi».

L’accordo parve tanto più oneroso perché “Canale 5” non avrebbe potuto trasmettere senza il satellite, gestito da “Telespazio”, di cui aveva usufruito in Italia solo la Rai, oltre a “Telepace” per l’Angelus in America latina.

La questione si concluse con un accordo tra Berlusconi e la Rai. Quest’ultima mostrò in diretta le partite dell’Italia e la finale, in differita le altre, trasmesse live da “Canale 5”(solo in Lombardia) e in differita in tutta Italia. Nella vicenda ebbero un ruolo decisivo il “Corriere della Sera” e la “Gazzetta dello Sport”. Insieme al “Giornale” (ora come allora di Berlusconi) da un lato ampliarono l’evento Mundialito, dall’altro aizzarono l’opinione pubblica contro la Rai ed il governo, colpevoli di non voler cedere l’uso del satellite a “Canale 5”. Negando così ai tifosi azzurri la visione del torneo.

I due quotidiani della “Rizzoli”, tra i più letti all’epoca in Italia, erano entrambi controllati dalla P2, come si scoprì a breve. Negli elenchi degli affiliati comparvero (tra gli altri) l’editore Angelo Rizzoli (fascicolo 0532) e Di Bella (t. 1887, f 655), direttore del “Corsera”. Iscritti alla P2 erano anche Orsello (f. 0060), vice presidente Rai, e Longo (f. 926), segretario del Psdi, il partito del ministro delle Poste, Di Giesi. Ancora, l’iscrizione alla P2 di due ministri (Sarti e Foschi) provocò nel giugno 1981 la caduta del governo Forlani, che aveva concesso il satellite a “Canale 5”.

Fu tutto solo un caso?

venerdì 29 luglio 2011

Che vada in carcere



da Repubblica.

RIO DE JANEIRO - Ancora guai per Pato: stavolta non sono né fisici né legati ai risultati sportivi. L'attaccante, secondo l'avvocato della sua ex moglie, rischierebbe addirittura il carcere. Gisela Pazini, legale di Sthefany Brito, in un'intervista rilasciata al quotidiano brasiliano "Folha", dichiara guerra. "Non ha mai pagato un centesimo per la mia cliente, stiamo studiando la forma migliore per chiedere il carcere per inadempienza".

LE RAGIONI DELLA RICHIESTA - I motivi profondi risalirebbero a due anni fa. "Quando si sono sposati, nel luglio del 2009, lui le ha detto che avrebbe dovuto smettere di lavorare e in cambio lui avrebbe depositato 50 mila reais (22 mila euro) ogni mese sul suo conto corrente. Il pagamento è andato avanti fin quando i due sono rimasti sposati, poi si è interrotto". Il legale della Brito prosegue. "Dopo il divorzio, lui le ha offerto 5 mila reais al mese (2200 euro) fino alla fine dell'anno, somma ritenuta insufficiente dalla mia cliente, che a causa del matrimonio si è dovuta trasferire in un altro paese perdendo la possibilità di lavorare come attrice". Dopo la sentenza che condannava Pato a pagare quanto disposto, il tribunale di Rio ha sospeso l'obbligo.

IL CONTRATTACCO - Secondo lo staff legale del "Papero", la sospensione equivale ad un annullamento. "Il mio cliente non deve nulla alla ex moglie - afferma Joao Paulo Lins e Silva - e le ha già pagato 5 mila reais al mese da quando si sono separati fino a fine 2010. La donna non ha figli, questo pagamento sarebbe una sorta di pensione surreale. Si potrebbe corrispondere solo in caso di sopravvivenza. Il problema è che la Brito ha vissuto in Italia per sette mesi con lui. Questo è uno scambio quasi equo. E' il tempo in cui solitamente un attore si prende una vacanza. Chi ha detto che ha perso il lavoro per il suo trasferimento in Italia di qualche mese?".

(fine articolo)


IL MIO COMMENTO:


Della , discutibile, vita privata di Pato (e, come direbbe Oronzo Canà, della "maiala della presidentessa" non mi interessa nulla . Diverso il discorso quando il piano dal privato si sposta al penale. 
Da questo punto di vista non si può tollerare. E da questo punto di vista Pato incarna alla perfezione lo stile Milan.
Chissà come mai, forse per il fatto che la cosa riguardi l'amante della figlia del loro padrone, sarà per il diverso colore della pelle, o forse più probabilmente per il colori della maglia, gli ascari di Striscia la Notizia, statene sicuri, non andranno a ravanare, inventando e enfatizzando, in questa storia, facendola sembrare più torbida di quello che è,  non inseguiranno Pato per strada, neanche una domandina, non andranno in Brasile ad intervistare la moglie tradita e abbandonata, magari in lacrime, non faranno vedere il povero figlioletto camminare in una favela, non andranno ad infamare e diffamare Pato, ovviamente ad orologeria, alla vigilia di una partita importante. Potete scommetterci.

lunedì 11 luglio 2011

Mondi paralleli

da Eurosport.


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Scoppia in Turchia lo scandalo su combine nello scorso campionato. Perquisite l'abitazione del numero 1 del club di Istanbul e la sede del club; arrestate 30 persone tra dirigenti e giocatori
A dimostrazione che tutto il mondo è Paese, a maggior ragione nel mondo del calcio, ecco spuntare lo scandalo su presunte partite arrangiate nello scorso campionato turco. E tra le personalità coinvolte nelle indagini della polizia ci sono nomi eccellenti, presidenti e vice-presidenti di società e persino alcuni giocatori.
Nella prima mattinata di oggi, secondo quanto riportano l’agenzia di stampa Anatolia e la CNN turca, una vasta operazione del nucleo investigativo della Polizia di Istanbul ha coinvolto 12 città del Paese e ha portato all’arresto di 30 persone. Sottoposte all’ordine di custodia cautelare, saranno interrogate nelle prossime ore perm fare luce sull’accaduto.
Il forte sospetto è che gran parte del campionato 2010/2011, vinto dal Fenerbahce, sia stato indirizzato e che diversi club abbiano preso parte a queste combine. E il fatto più inquietante è che tra i fermati ci sia anche la massima carica della società campionessa in carica, il suo presidente Aziz Yildirim. Alle 7 di questa mattina, la polizia si è presentata nella sua abitazione e, dopo aver effettuato una perquisizione (lo stesso procedimento è scattato nella sede del Fenerbahce), ha proceduto al suo arresto.
Tra gli altri fermati ci sono anche due vicepresidenti, Nezvat Sakar (Trabzonspor) e Sekip Mosturoglu (Fenerbahce), e tre giocatori, Sekan Calik (Genclerbirligi), Serdar Kulbilge (Ankaragucu) e Umit Karan (Eskisehirspor).
Andrea Distaso / Eurosport

martedì 7 giugno 2011

E quelli del Milan?

"Nuove rivelazioni vengono fuori dalle intercettazioni telefoniche dell’ex capitano del Bari, Antonio Bellavista. Oltre alle partite già sotto inchiesta c'è anche una dichiarazione dell’ex calciatore riguardo la partita Milan-Bari del 13 marzo 2011 valevole per la 29° giornata di Serie A e terminata 1-1 con le reti di Rudolf e Cassano. La partita non è compresa tra quelle indagate e non è compare quindi nelle ordinanze, ma in una delle registrazione Bellavista si giustificherebbe con alcuni scommettitori sul motivo per cui il match tra i pugliesi e i rossoneri non sarebbe finita con un “over”. I giocatori del Bari avrebbero infatti “avuto paura di essere scoperti dalla società” e si sarebbero quindi tirati indietro dalla combine."

Riflessione: se devo combinare una partita tra la prima e l'ultima della classifica mi metto prima di tutto d'accordo con la squadra "dominante", o no?

Fonte: La Repubblica

domenica 22 maggio 2011

Ufficiale , senza Rizzoli, Inter Campione D'Italia.


Senza lo scandaloso arbitraggio di Rizzoli del derby (ma potrei citare molte altre partite e molti altri arbitri), oggi, staremmo celebrando un altro scudetto dell'Inter, vinto al fotofinish, per differenza reti negli scontri diretti, sul Milan. Se poi prendiamo tutti gli arbitraggi compiacenti che abbiamo visto quest'anno il Milan scomparirebbe dalla zona delle Coppe Europee. Invece, bisognava vincere, ad ogni costo, c'erano le elezioni a Milano...
Qualcosa mi dice che Massimo, alla fine, non sarà l'unico Moratti a rimanere fregato da questa storia.

sabato 21 maggio 2011

AIMC fai schifo al cazzo



Non credo che si sia nulla da aggiungere riguardo a questa "lodevole" iniziativa.
L'ennesima prova che non siamo certo noi a confondere calcio e politica e a vomitare per lo scudetto non di cartone, ma di merda, "vinto" grazie a una serie vergognosa di arbitraggi compiacenti.
Intanto invece il vecchio Hunty con una splendida doppietta, da attaccante di razza, vince in maniera netta e indiscutibile la Pokal, finendo in bellezza una stagione, che fino all'infortunio era stata ottima. Bravo Hunty, ci manchi. E il prossimo anno, Raul, ancora, a segnar gol nelle Coppe Europee!

lunedì 9 maggio 2011

Non c'è limite al peggio.

Non bastava rubare l'ennesimo trofeo, no. Non bastava coprirci , di nuovo, di vergogna, da qui all'eternità. Non bastava dare l'ennesimo motivo per farci dare dei mafiosi, dei ladri, etc... (giustamente). Non bastavano le minchiate del Re Merda. Ci volevano i festeggiamenti. Dei tifosi e anche da parte dei nostri "campioni" (con i piedi quadrati), due "bandiere" (uno mercenario in Scozia fin da ragazzino, l'altro figlio di un ex panchinaro dell'Inter). Il tutto con lo stesso stile, quello dettato dalla presidenza. Grazie Leo, per aver dimostrato che i Milanisti Veri, sono diversi da questi subumani, incompatibili con lo squallore e il malaffare.
E per di più ora arrivano anche due riserve (rispettivamente di Marsiglia e Roma):  Taiwo e Mexes. Mah. E i titolari quando arrivano? Di questo comunque ne riparleremo.

venerdì 6 maggio 2011

Ha vinto Bossi, ha vinto Scilipoti. Ora tocca a Galliani (e il disegno è finito).

Dal blog Lancia il Sasso.


Nove posti, nove sottosegretari. I ''responsabili nazionali'' hanno ottenuto ciò che volevano. Uno spettacolo opinabile. Il governo si regge su cambiali pagate o da pagare. Uno schiaffo in faccia ai cittadini che lavorano e investono, ai ragazzi precari e senza futuro, a chi fa della dignità e del merito il proprio stile di vita.
Ora, dopo la vittoria di Bossi sulla Libia e di Scilipoti sull'allargamento del governo, tocca al Milan. Vincerà lo scudetto. Ha tre domeniche per fare un punto. Poi, il disegno progettato nei minimi particolari da Silvio Berlusconi, sarà ancora una volta compiuto.
Questa è una nazione occupata.

lunedì 28 marzo 2011

Capitan Vergogna.



Corruzione, Paolo Maldini
rinviato a giudizio

L'ex giocatore del Milan e della Nazionale sarà processato dal 21 giugno anche per accesso abusivo a sistema informatico. Secondo l'accusa avrebbe dato soldi a un funzionario dell'Agenzia delle Entrate


Corruzione, Paolo Maldini rinviato a giudizio
MILANO - Paolo Maldini, è stato rinviato a giudizio con le accuse di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Lo ha deciso il gup di Milano, Luigi Varanelli. L'ex calciatore del Milan e della Nazionale, secondo l'accusa, avrebbe dato soldi a un funzionario dell'Agenzia delle Entrate per aggirare i controlli fiscali, affidandosi a lui anche per una verifica illecita relativa ad un'operazione immobiliare che voleva portare a termine in Toscana.

Maldini era presente al palazzo di giustizia di Milano, quando il gup ha letto la sua ordinanza, contemporaneamente a Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e del Milan. Il processo si aprirà il prossimo 21 giugno davanti alla decima sezione penale del Tribunale di Milano. Maldini è stato rinviato a giudizio assieme ad altre 12 persone. Nell'udienza preliminare, che si è conclusa oggi, erano imputate in totale 39 persone, tra dipendenti dell'Agenzia delle entrate e commercialisti, i quali avrebbero aiutato decine di imprenditori e titolari di società ad aggirare i controlli fiscali o ad ottenere trattamenti più favorevoli. Alcuni imputati hanno scelto il patteggiamento, altri il rito abbreviato definito davanti al giudice, altri quello ordinario, come Maldini.

L'ex terzino del Milan, secondo le indagini coordinate dal pm Paola Pirotta, si sarebbe rivolto al funzionario dell'Agenzia delle entrate Luciano Bressi, finito in carcere nell'inchiesta, per 'aggirare' controlli fiscali. Bressi aveva raggiunto un accordo con la Procura per patteggiare la pena, restituendo circa un milione di euro all'Agenzia delle Entrate. Stando alle indagini, fino al 23 giugno 2009 Maldini avrebbe corrotto Bressi offrendogli non solo "l'onorario per lo studio (circa 40 mila euro annui)", ma anche la "procura speciale" della società costituita con la moglie, la Velvet Sas, "da cui scaturivano ingenti corrispettivi 'in nero' (somma non inferiore a 185 mila euro)". Inoltre, tramite Bressi, avrebbe acquisito "dati riservati" all'anagrafe tributaria sul conto di Alessandro P.B., che faceva parte di una società nella quale l'ex calciatore sarebbe voluto entrare per un affare immobiliare. Maldini, assistito dall'avvocato Danilo Buongiorno, si è sempre difeso sostenendo che sarebbe stato lo stesso Bressi a sottrarre soldi dalle casse della società Velvet.

Fonte: Repubblica.it 

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