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domenica 25 marzo 2018

A proposito di Li.


Mentre la stagione va a ramengo, con l'eliminazione dall'Europa League, passata sotto silenzio , ma che doveva essere la nostra porta verso la partecipazione alla prossima Champions League, mentre si parla della , inesistente, "rimonta" del Mago do Nascimiento Gattuso, quello che ha perso 3-0 a Verona, 2-0 a Fiume, quello dello storico primo punto del Benevento e delle vittorie di deretano con un gol di scarto facendo catenaccio come neanche il peggior Cavasin, finalmente sta iniziando a venire alla luce la verità sulla situazione finanziaria di Li Yonghong, con la importante inchiesta di Milena Gabanelli e Mario Gerevini, esperto di diritto societario, di holding, di società offshore, che per ora ha visto due importanti articoli pubblicati sul Corriere della Sera dell'amico (di Berlusconi) Cairo, il 18 febbraio e il 23 marzo a seguito del fallimento della holding di Li, Jie Ande.
Sono seguite smentite, poco convinte, da parte del Milan, come se all'interno della società  dei dipendenti dovessero necessariamente essere al corrente della situazione finanziaria del , è il caso di dirlo, proprietario apparente della società stessa, ad ogni modo sempre senza alcuna prova e documentazione.  Così come prive di prove e documentazioni sono state le smentite, risibili, da parte di alcuni media, spesso scritte da persone che normalmente si occupano di calcio e che di diritto societario ne capiscono come di fisica nucleare.
E' assolutamente censurabile il comportamento di molti tifosi che parlano di complotti o di bufale perché le notizie sono vere, le criticità pure e c'è poco da stare allegri.
E' anche vero che è fuori luogo parlare di fallimento, come fa qualcuno, spesso ironicamente ma l'incertezza nella quale viviamo e vivremo probabilmente nei prossimi mesi o anni renderanno difficile qualsiasi tipo di programmazione sportiva e finanziaria.
Inutile nascondercelo.
Sull'argomento da leggere anche Serie A, Milan: Mr. Li a fine corsa?Milan, Li sotto i fari della procura: 200 milioni in odore di riciclaggio

martedì 25 aprile 2017

Farina: “Costretto a vendere il Milan. Berlusconi? Vinse coi miei giocatori”

Silvio Berlusconi e Giussy Farina
MILAN NEWS – Oggi La Gazzetta dello Sport ha intervistato Giuseppe ‘Giussy’ Farina, proprietario del Milan prima che Silvio Berlusconi acquistasse il club nel febbraio del 1986.
L’imprenditore ha oggi 83 anni e ha confermato la sua vecchia versione su quanto avvenuto quando dovette cedere la società all’attuale patron rossonero: «Sono stato costretto a lasciare per pagamenti in nero e quattro mesi di arretrati di Irpef. Altre società non la pagavano da anni, ma hanno voluto colpire me per consegnare il Milan a Berlusconi, che così l’ha avuto senza versare nulla».
Farina ha ammesso che, se tornasse indietro, probabilmente non tornerebbe ad acquistare il club e spiega le ragioni di questa scelta parlando sostanzialmente di soldi: «Allora mi ero adeguato a quanto facevano tante altre società, per cui è difficile giudicare gli errori di quel periodo. Oggi mi comporterei diversamente, ma se tornassi indietro non prenderei il Milan, perché non avevo la potenza economica per guidare una società così. Mi sono fidato di altre persone, ma soprattutto sono stato tradito dalla mia grande passione per il calcio, che mi avrebbe fatto prendere anche il Real Madrid se fosse stato in vendita. Perché per me i soldi non contano niente, conta la passione».
Con l’imprenditore vicentino il Milan tra il 1982 e il 1986 non visse anni semplici e comunque non alzò trofei. Alla prima stagione ci fu la promozione in Serie A dopo la precedente retrocessione in B, poi al massimo i rossoneri riuscirono a conquistare la qualificazione in Coppa UEFA. Sicuramente l’era Berlusconi è stata di un altro livello, però Farina ci tiene a ribadire alcuni concetti.
Ecco le sue parole sul fatto che grazie a Berlusconi il Milan sarebbe diventato grande: «Ma con i giocatori che gli ho lasciato io. Un giorno, a Lugano, incontrai casualmente Mantovani, il presidente della Sampdoria, che mi diede un assegno in bianco per prendere Baresi, lo giuro sulla testa dei miei 7 figli, 12 nipoti e 5 bisnipoti, perché nel frattempo sono diventato anche bisnonno. Gli dissi di no, senza pensarci un secondo. Se avessi venduto Baresi, Maldini, Tassotti o Costacurta, avrei avuto i soldi per andare avanti, ma avrei tradito la mia passione, perché i giocatori bravi non li vendevo. Dopo la retrocessione, avvenuta per cose strane all’ultima giornata, il Milan stava risalendo con due nuovi stranieri, Wilkins e Hateley. Eravamo tornati in coppa Uefa e quando Berlusconi diventò proprietario, in febbraio, la squadra era terza con il Napoli, un posto che oggi farebbe fare salti di gioia a tutti».
Farina ci tiene a rivendicare quanto di buono fatto sotto la sua gestione, ricordando che non ha venduto i gioielli della squadra nonostante potesse incassare molto e continuare a gestire la società. E’ fiero di aver lasciato in eredità a chi è venuto dopo di lui dei campioni che hanno fatto la storia del Diavolo. Ovviamente l’attuale patron non ha mancato di investire e arricchire l’organico con nomi importanti, però qualche grande calciatore lo ha ereditato. E su Gianluigi Donnarumma questo è il pensiero dell’83enne nato a Gambellara: «Io non lo venderei mai, ma non ha torto il suo procuratore visto che il futuro del Milan è incerto».
Inevitabile poi parlare della cessione del club e dell’interminabile trattativa tra Fininvest e i cinesi di Sino-Europe Sports. Una vicenda che ha ormai stancato tutti i tifosi, i quali attendono solo l’epilogo per capire quali saranno le sorti del Diavolo a livello societario. Farina a tal proposito dichiara: «Non si capisce e non so se la colpa è dei cinesi o di Berlusconi. Ma poi chi sono questi cinesi? Non ce l’ho con i cinesi perché non sono razzista. La mia coscienza non mi permetterebbe di trattare con chi non rappresenta in qualche modo l’identità di una squadra, che dovrebbe rimanere legata alla città e ai suoi tifosi. Così, invece, si tradiscono le tradizioni, la storia e l’ambiente».
Insomma, ‘Giussy’ non avrebbe mai trattato la cessione del Milan con acquirenti cinesi. E quando gli viene domandato cosa consiglierebbe di fare a Berlusconi in caso di fallimento dell’operazione con SES, fa una battuta: «Di telefonarmi. Gli darei 5 euro di acconto e poi qualche italiano glielo troverei io. Altro che closing coi cinesi…».

Redazione MilanLive.it

mercoledì 9 novembre 2011

"La Juventus non c'entrava con Moggi"

Di Stefano Olivari per il Guerin Sportivo.




Dopo la sentenza di Napoli c’è adesso una strana voglia di seppellire Calciopoli, dopo anni in cui ne abbiamo parlato ogni giorno aspettando come una specie di giudizio di Dio gli esiti del processo di primo grado. Luciano Moggi è adesso ufficialmente l’uomo copertina di tanti anni di calcio marcio, l’ha stabilito la giustizia sportiva radiandolo e adesso anche quella penale condannandolo per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva (in primo grado: rimangono appello, cassazione, UE, Onu e Gran Mogol delle Giovani Marmotte, come confermeranno gli insigni giuristi che impazzano anche sul forum del Guerino) a cinque anni e quattro mesi per le note vicende. E’ solo un dettaglio che insieme a lui sia stato condannato mezzo calcio italiano, con pene minori: gli ex designatori Bergamo e Pairetto, l’ex vicepresidente Figc Mazzini, i fratelli Della Valle, Lotito, Meani, De Santis, Foti, Racalbuto, eccetera. Proprio oggi, insomma, non aderiamo al linciaggio di un uomo al quale tutti hanno chiesto favori: da politici a giornalisti (e molti si dovrebbero vergognare, non solo quelli citati nelle intercettazioni), passando per i mille addetti ai lavori in cerca di ingaggio. E troviamo qualcosa che sta a metà fra il comico e lo squallido la posizione della Juventus, che si attendeva un’assoluzione o comunque pene lievissime per dare il via al solito circo mediatico, ma che aveva già pronto il piano B. Evidenziato in un comunicato che sembra un testo di Zelig: ”La sentenza afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l’unica società gravemente colpita e l’unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”. La Juventus, chiude la nota, ”Proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento”. Traduzione in italiano: Moggi scaricato brutalmente anche da Andrea Agnelli, dopo esserlo stato nel 2006 dal ramo Elkann. Non si capisce però la ragione di tanta esultanza, visto che Moggi per 12 anni è stato il massimo dirigente di una Juventus vincente e che la sentenza penale, molto più di quella sportiva, mette in discussione la credibilità non solo di una singola stagione ma proprio di tutta un epoca. E’ quindi una sentenza storica, proprio nel senso che dà una prospettiva storica ai mille episodi e sotto-episodi di cui parliamo da anni. E che non riguardano solo la Juventus, anche a voler limitare il campo al tribunale di Napoli (quindi Fiorentina, Lazio, Milan e Reggina). A meno che un ‘sistema’ sia nato il primo luglio 2004 e morto il 30 giugno 2005, con prima e dopo tutti onesti. Nei prossimi mille articoli analizzeremo le singole posizioni, anche alla luce delle motivazioni che ancora non si sono lette, ma adesso anche a caldo ci sottraiamo al becero tiro a un Moggi i cui metodi disprezzavamo già molto prima del periodo juventino. Non dovendogli niente, nemmeno un biglietto omaggio o un autografo, ce lo possiamo permettere.

Twitter @StefanoOlivari

giovedì 17 febbraio 2011

La barzelletta del Millennio.



"Venticinque anni di storia milanista, da quando Berlusconi è diventato presidente della società, testimoniano comportamenti ineccepibili". In fede, Adriano -Fester- Galliani, quello di Marsiglia, quello di Calciopoli. L'ha detto davvero! 

mercoledì 3 novembre 2010

martedì 14 settembre 2010

Sull'odio politico, Berlusconi e altro.


Segnalo questo ottimo post su Milanisti Liberi.
In particolare questo passaggio:

" L’aspetto più interessante della vicenda è il coinvolgimento politico in un affare calcistico. Il mio primo intervento su questo blog è stato accolto all’insegna del maccartismo più sfrenato. Più che un articolo sul calcio, il mio pareva un manifesto rivoluzionario che avrebbero reso orgoglioso Ernesto Che Guevara. “Il tuo è odio politico” dicevano alcuni e altri si domandavano “ma è un blog calcistico o un blog politico?”.

La risposta è arrivata ancora una volta dal diretto interessato, ovvero Silvio Berlusconi. E’ il premier a mischiare calcio e politica, è lui a confondere piani che nella mia mente sono ben distinti. Non farei onore al concetto di politica se ne parlassi indirettamente su un blog inerente ad uno sport. Ci sono cose più importanti di una palla che s’infila in rete e per questo genere di cose è corretto e opportuno parlare di politica. Sarei stupido e folle ad utilizzare un blog sul Milan per distruggere il Berlusconi politico e non mancano in rete le sedi più adatte per compiere un simile attacco. Ma è Berlusconi a dichiarare nel 2008 che il pubblico gli chiedeva di “mandare a casa Prodi e acquistare Ronaldinho”, è Berlusconi che per festeggiare la vittoria elettorale nel 2008 invita nella sua villa il fratello del dentone per mostrare al pubblico che manterrà le promesse, è Berlusconi che nel 2009 dichiara di avere perso voti alle regionali per colpa di Kakà ed è Berlusconi nel 2010 ad ironizzare su “arbitri di sinistra”."


Complimenti a RedBlack voice, l'autore dell'articolo per la lucidità e la chiarezza.


mercoledì 25 agosto 2010

Ma parliamo un po' del presidente.





dal Blog Destra di Popolo.


IL PREMIER INVITA GLI ITALIANI ALLA MOBILITAZIONE PERMANENTE CONTRO “CHI PENSA SOLO AI PROPRI INTERESSI”…. ECCO LE 37 NORME FATTE APPROVARE DA BERLUSCONI IN QUESTI ANNI PER CAPIRE CONTRO CHI DOVREBBERO MOBILITARSI GLI ITALIANI
1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta lacustodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti.
Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina).
Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità.
Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.
2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.
La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.
3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale: la terza, presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996.
Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”.
A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo.
Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.
4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.
5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo).
Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999.
Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo.
Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).
6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C.
Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.
7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.
8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.
9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.
10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.
11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.
12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).
13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.
14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.
15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.
16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan
17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.
18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.
19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.
20. Decoder di Stato (2004). Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).
21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.
22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.
23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.
24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.
25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.
26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.
27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.
28. Ad Mediolanum (2005). Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.
29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.
30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Mondadori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.
31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.
32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.
33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.
34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.
35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.
37. Il legittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.

mercoledì 21 luglio 2010

« Io ne ho... viste cose che voi umani non potreste immaginarvi... » ovvero perché il Nano non caccia Fester



Il solito Ro-idiota su Milan Blog Club ha cercato in un ultimo tentativo disperato di scaricare le colpe su Galliani: "Su una cosa, però,  mi sento di aver avuto ragione: è stato sbagliato il tema della contestazione, per Berlusconi è stato facile snocciolare cifre che dimostrano il suo impegno finanziario, uno che anche quest'anno forse dovrà staccare un assegno di 50/60mln non può essere accusato di non cacciare soldi ma di spenderli male sì e su questo dovevano e dovrebbero battere i tifosi."

La solita solfa: Berlusconi non ha colpa, è tutta colpa di Galliani.

Allora, per sicurezza, ho rifatto una domanda, di cui sapevo già la risposta(in realtà fornita da un altro lettore che citava appunto il Ro-idiota) perché la tesi è sempre la stessa: "Galliani conosce tante cosine di Silvio che lo rendono, anche a malincuore, inamovibile"

Bene, giustissimo, risposta esatta!

Ed è esattamente per questo che avere un presidente O-N-E-S-T-O non è solo una sacrosanta aspirazione di carattere etico e morale ma ha anche risvolti PRATICI e concreti.
Moratti, che non ha nulla da nascondere, evidentemente, può mettere alla porta Oriali senza problemi ( e sarebbe anche il momento che qualcuno , finalmente, chieda scusa al Presidente dell'Inter per tutte le calunniose accuse che ha dovuto sopportare).
Il Nano invece sarà costretto a trascinarsi Fester fino alla tomba.


Faccio notare che nonostante il Ro-Idiota ben sappia che tipo di malfattore sia il suo idolo continui a idolatrarlo incondizionatamente. Se questo è un uomo...

VOGLIO UN PRESIDENTE COME MORATTI!

La conferenza stampa integrale. E un "precursore". Non notate affinità?










martedì 20 luglio 2010

Parole sante

"...e spero solo che tra venti o trent'anni, quando qualcuno ci chiederà che ne pensiamo di berlusconi, tutti quanti noi risponedermo

IL PEGGIOR PRESIDENTE DELLA STORIA DEL MILAN



....perchè dei trofei, a me, non me ne sbatte un cazzo. di venir preso per il culo, si."

Zio Alduccio, Screwdrivers, 20 luglio 2010


E' quello che dico da 10 anni. Il peggior presidente della storia. E con le cazzate di oggi si è guadagnato "l'immortalità". Sono in molti in giro per la blogosfera a vedere oggi come un giorno che chiude un era. Da un elicottero all'altro il cerchio si chiude.
Beh, almeno non ci mancheranno cose di cui parlare nei prossimi giorni...

martedì 6 luglio 2010

Berlusconi è troppo impegnato in un altro tipo di campagna acquisti per pensare al Milan.

Dal blog Destra di Popolo.


OFFERTO IL POSTO DI SCAJOLA SIA A BOCCHINO CHE A URSO… LA MAITRESSE LA RUSSA GLI HA PREPARATO UN ELENCO DI 12 FINIANI CONTATTABILI E IL PREMIER LI INVITA UNO A UNO A PALAZZO GRAZIOLI…CON TUTTI SI LAMENTA DELL’ANTAGONISMO CARATTERIALE DI FINI, NON CAPISCE CHE I PROBLEMI SONO POLITICI
E’ il caso di dire che talvolta l’esperienza non insegna: non gli è bastata l’inchiesta giudiziaria della Procura di Roma di un paio di anni fa, quando nella intercettazione di una telefonata con l’ex direttore di Rai fiction, Agostino Saccà, Berlusconi chiedeva di far lavorare l’attrice Evelina Manna, raccomandata da un senatore del centrosinistra che “può essermi utile per far cadere il governo Prodi”.
Pare che il premier si stia dedicando nuovamente alla campagna acquisti, non quella del Milan, che langue, ma quella dei finiani.
Lo ha rivelato lo stesso presidente della Camera un paio di giorni fa: “Silvio li chiama uno ad uno, persino quelli che l’hanno visto solo in fotografia, e gli dice: io  e te dobbiamo parlare, vienimi a trovare”.
Per stare a galla altri due anni e non presentarsi ai processi, il premier è disposto a tutto: è arrivato a offrire il ministero dello Sviluppo Economico, vedovo di Scajola, persino a Italo Bocchino e ad Adolfo Urso ( come rivela Barbara Romano su “Libero”), ricevendo un secco no da Fini, deciso ad andare avanti nel merito politico.
E allora si è fatto preparare da La Russa, versione maitresse, il book di 12 parlamentari “contattabili” e ha iniziato le audizioni, pensando di essere a una selezione del “Grande Fratello”.
I nomi sono top segret per la nota abilità del controspionaggio dei colonnelli ex-An , per questo li conosciamo: Granata, Della Vedova, Viespoli, Moffa, Di Biagio, Sbai, Barbaro, Urso, Baldassarri tra gli altri.
Lo stesso Granata gli ha spiegato le ragioni politiche del dissenso, ma il premier lo ha cercato di convincere che da parte di Fini c’è solo un antagonismo di natura caratteriale.
Stessa sorte con Della Vedova accolto con “cosa ci fa uno come te con Fini, il tuo posto sarebbe con il Pdl ortodosso”. 
“Sono un liberale e sono coerente con le mei idee, per questo sto con Fini” lo ha gelato Della Vedova.
Insomma campagna acquisti disastrosa, non solo: i cinque commissari finiani alla Commissione Giustizia, ovvero Bongiorno, Consolo, Lo Presti, Napoli e Siliquini sono sempre più incattiviti da queste mosse improvvide.
Per non parlare di Fini che a proposito delle intercettazioni apre due scenari.
Se Berlusconi non accetta le proposte di modifica si potrebbero aprire due ipotesi che per il premier sarebbero la fine.
Nel primo caso se gli emendamenti finiani passano in Commissione e l’opposizione li vota, su che testo il governo può poi chiedere il voto di fiducia? Quello della Bongiorno. E ci sarebbe da ridere.
Nel secondo caso, se si minacciasse di espulsione chi in Commissione vota contro il testo ufficiale, i 5 finiani non parteciperebbero al voto.
Poi alla Camera verrebbe chiesto il voto segreto e ci sarebbe da ridere ugualmente.
La realtà è che Berlusconi pensa di presiedere sempre un consiglio di amministrazione aziendale, composto da lecchini di corte che devono solo ratificare le sue paranoie.
Salvo rimediare una scarica di brutte figure.
Dovrebbe essere grato a Fini che sa di cosa parla, visto che lui ormai è solo il ventriloquo dei rantoli di Bossi.
La presunzione gli annebbia la vista: non tutti  i parlamentari sono sul mercato, ma vaglielo a far capire.

giovedì 1 luglio 2010

venerdì 4 giugno 2010

La banda bassotti: disgusto!

Pippo Inzaghi è fiducioso sul futuro del Milan. Al rientro dalla tournee americana, il centravanti rossonero ha affermato: " Il Milan tornerà a fare quello che ha sempre fatto, cioè vincere. Con Berlusconi e Galliani siamo in buone mani". (RCD)

Fonte: Istablog

venerdì 28 maggio 2010

Deja vù. (Speriamo!!!!!!!)



Venderà il Milan?

"«Io non riesco a capire questa domanda»"

E poi bla bla bla, una marea di cazzate.
Li mortacci sua!

sabato 15 maggio 2010

E intanto Carletto ha già vinto 3 tituli...

Berlusconi non lo voleva cacciare

di Stefano Olivari per Indiscreto



Leonardo è il primo allenatore dell'era Berlusconi che lascia il Milan di sua volontà, senza essere esonerato o almeno pregato di accomodarsi altrove. Altro che ''decisione comune presa in amicizia'', come sostiene Galliani. Cosa significa?
Che un'era è finita, i soldi (anche in nero, con le facilitazioni fiscali spagnole non ancora operative) del passato non torneranno più e si sta solo cercando di mettere in condizione gli imprenditori di fiducia (in particolare uno) di rilevare la società, vendendo nel presente la storia dei giovani lombardi che già ad inizio millennio aveva fatto la sua comparsa. Al di là di questi scenari, bisogna dire che quella su Leonardo è stata una scommessa vinta da Galliani, visto che nove mesi fa l'allenatore più amato da Sky non aveva certo più esperienza di Ciro Ferrara o del Mancini al quale fu affidata la Fiorentina come primo incarico. Insieme ad arbitraggi non ostili ha portato un gruppo di vecchie glorie, alcune di grande classe ma infortunate per metà stagione, ad un quasi scudetto che magari sarebbe diventato scudetto senza un rovinoso ciclo di pareggi casalinghi. Rallentando il gioco e vivendo di fiammate, esattamente come il Milan di Ancelotti, con le non trascurabili differenze di un Kakà ai suoi massimi (tranne l'anno scorso, nei mesi dopo le lacrime dal balcone) e di altri campioni con vari anni di meno. Il resto è il solito teatrino, con la commedia 'Famiglia Milan' a beneficio di un pubblico che si ritiene formato solo da dodicenni. In realtà, stando a quelli con il colletto grosso che la sanno sempre lunga (sul conto di sicuro, visto che non lo pagano mai), risulterebbe che: a) Al di là delle critiche riferite dagli immancabili deputati-commensali, Berlusconi non fosse poi così convinto di cambiare allenatore esponendosi al rischio di un fallimento di immagine ancora prima che tecnico; b) Il mandato dato a Galliani, in cambio di un occhio e mezzo chiuso sulle sue operazioni (Mancini quelle più clamorosa, sotto vari punti di vista), è prima di tutto quello di svecchiare la squadra e liberarla da contratti capestro: in questo quadro uno capace di essere duro (nonostante le apparenze) come Leonardo sarebbe stato cento volte meglio di un Van Basten demotivato (e che comunque aveva detto no); c) Nessun allenatore di fama acclarata al di fuore del giro rossonero, da Lippi in giù, metterebbe la faccia per coprire una campagna acquisti modesta e la probabile cessione di Pato; d) I giocatori che fanno la differenza, tranne due veramente bolliti, sono dalla parte di Leonardo. Conclusione: il calcio è gestito in perdita, a qualsiasi livello, al Milan possono arrivare anche insieme Mourinho e Guardiola ma senza un nuovo Berlusconi il terzo posto rimarrà un grandissimo risultato. Leonardo lascia a testa alta, con buona autostima e buona stampa. Il suo addio è da onorare: il 2,18 per la vittoria rossonera contro la tristezza di Zaccheroni ci farà (forse) felici.

martedì 27 aprile 2010

Ecco una cosa che c'entra, centra... eccome se c'entra (con le disgrazie del Milan)



Il punto più interessante se non volete vedervi tutto il video lo trovate qui

"Berlusconi nel 2001 quando la Cassazione lo assolse per la prima volta nel suo primo processo per insufficienza probatoria, sarebbe stato condannato per corruzione, si sarebbe beccato 4 o 5 anni di galera, sarebbe finito dentro perché non c’era neanche lo sconto dell’indulto e quindi invece di tornare a Palazzo Chigi nel 2001, sarebbe finito a San Vittore, là dove sarebbe finito comunque il 25 febbraio di quest’anno se non ci fosse stato il Lodo Alfano che ha separato la sua posizione da quella di Mills e se non ci fosse stata la Legge ex  Cirielli che ha ridotto da 15 a 10 anni la prescrizione del reato per tutti e due, sarebbero stati condannati tutti e due a 4 anni e mezzo per corruzione giudiziaria e sarebbero finiti dentro entrambi, con la possibilità per Berlusconi di chiedere i domiciliari, dirà qualcuno, no, perché il privilegio di dare i domiciliari a chi ha compiuto i 70 anni, è nella Legge ex  Cirielli, è stato fatto a posta per salvare Berlusconi e Previti proprio al momento del loro settantesimo compleanno. 
Quindi andatevela a vedere questa sentenza, è molto interessante perché riscrive una parte della storia che Berlusconi con il suo revisionismo assecondato dai servi che lo circondano, ha voluto gabellarci ma che invece è totalmente falsa, quando lui viene assolto o è perché è comprato il giudice o è perché ha comprato il testimone, altrimenti verrebbe condannato e se viene prescritto è perché ha dimezzato la prescrizione e se viene assolto perché il reato non è più previsto dalla legge, vuole dire che lui ha depenalizzato lo reato, lui stesso che l’aveva commesso!"

Marco Travaglio, Voglio Scendere, 26 aprile 2010

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