Visualizzazione post con etichetta Calciopoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Calciopoli. Mostra tutti i post

martedì 18 marzo 2014

Uno due tre quattro

Dopo Sassuolo e Madrid, finalmente una quaterna casalinga, ci mancava.
Inutile dire altre cose su questo Milan, sul fatto che Allegri e Seedorf non hanno, entrambi, colpe, e che le colpe le ha tutte la società (proprietà+dirigenza).
Piuttosto segnalo il fatto che Moggi stia minacciando, neanche tanto velatamente, di vuotere il sacco sullo Zio Fester. Sarebbe un'ottima notizia.

sabato 2 giugno 2012

Sentite un po' ...


Non amo gli umori e le idee di Guido Rossi, detesto le scorie lasciate nel nostro sport dalla sua insana idea di fare figli e figliastri con quello Scudetto 2006 al merito che non aveva fondamento e che avrebbe potuto risparmiarsi, respingo come una corona d'aglio le parole e i metodi con cui voleva spazzare via il Milan dal calcio in barba ad ogni ragionevole dubbio. Non sono impazzito, la storia resta al suo posto. Ma a Guido Rossi devo dare atto, da milanista e da italiano, di due cose. La prima: l'impegno con cui si battè presso l'Uefa per l'accettazione in Champions League del Milan dopo la sentenza della Corte Federale (meno 30 e meno 8) alla fine del Luglio 2006. La seconda: la gestione dell'Italia pre-Mondiale 2006. Su alcuni azzurri e sui criteri con cui potevano rimanere azzurri il professore era stato duro, quasi autolesionista, forse anche spietato. Ma dopo aver fissato linee e principi, la nostra Nazionale si è compattata, ha vissuto nella chiarezza e ha potuto pensare solo al pallone, al calcio e al Mondiale. Quella estate, Guido Rossi riuscì a cohibentare la squadra azzurra, a porre le condizioni politiche perché la squadra tramutasse in propellente utile per il Mondiale la rabbia per gli attacchi ricevuti alla propria onorabilità e a quella del calcio italiano. Quest'anno, invece, purtroppo, non è accaduta la stessa cosa. Anzi. L'attuale dirigenza del nostro calcio gioca in contropiede, ma all'incontrario, subendolo e non imponendolo. Spiazzata dall'intervista di Gigi Buffon a Sky in cui il capitano dell'Italia parla dei due feriti e del morto per ragioni di Conte e di Juve (perché mai parlare di Club, se sei nel ritiro dell'Italia?), disorientata dai pesi diversi fra loro e dalle misure diverse fra loro di Criscito e Bonucci, la Federcalcio non commissariale del 2012 sembra aver abdicato lasciando l'agenda nelle mani dei media e delle conferenze di giornata. Una soluzione? Nulla contro Bonucci, mancherebbe altro, avrà tempo e modo di chiarire. Ma alle porte di un grande evento come l'Europeo e sotto gli occhi di una istituzione come l'Uefa, facciamolo noi il beau geste. Andiamo in 22 in Polonia e Ucraina. Andiamo da uomini punto primo e autoregolamentiamoci da sportivi veri punto secondo. Navigare a vista, come stiamo facendo, significa mandare in campo una squadra con la testa altrove, esposta ad un prevedibile danno d'immagine e alla beffa di un risultato negativo su un palcoscenico così importante.
"No, non facciamo niente col Milan". La frase, arriva fresca fresca da Parigi. Ce l'aspettavamo. Del resto ormai il giorno delicato, martedì 29 Maggio, è passato. Il giorno dopo l'assalto più duro, mercoledì 30 Maggio, il presidente Berlusconi ha chiamato via Turati e ha dettato la linea: lo teniamo, resistiamo, ripartiamo da Thiago Silva e Ibra, facciamo davvero l'impossibile per difendere i nostri campioni dall'assedio. Ecco perché i boatos mediatici del fine settimana, provenienti proprio da Parigi, fanno sensazione ma non fanno male. Per un Club la cui proprietà vive la crisi economica come tutti ed è reduce da una multa di più di 500 milioni di euro, per un Club che ha perso 136 milioni di euro negli ultimi due esercizi di bilancio, resistere a offerte faraoniche per i propri campioni, soprattutto per uno, è una grandissima impresa. Se per qualcuno è normale, si sbaglia. Campioni come Eto'o, Thiago Silva e Ibra sono impossibili da sostituire. C'è chi li tiene e chi no. Ma entrambe le scelte sono faticose e laboriose, in un clima macro-economico sempre più duro.
Andrea Dossena è un professionista sul campo e un grande milanista fuori dal campo. Fra le lacrime rossonere della notte di Istanbul del 2005, c'erano anche le sue. Questo non deve interferire sul mercato, ma ha la sua importanza. Sono due i Club che hanno preso informazioni su Dossena, la Roma e il Milan. Il laterale che ha tanta voglia di correre ha ancora due anni di contratto e il Napoli lo ha pagato 8 milioni più bonus per prelevarlo dal Liverpool. Con i chiari di luna economici che vive anche la proprietà del Napoli, non è l'alta estate il periodo migliore per spuntare un buon prezzo sullo stesso Dossena. Ci vorrà calma e ci vorrà tempo, ma, certamente, Roma e Milan non lo perderanno di vista. Ad Agosto inoltrato, si vedrà.
Non è durato molto lo Scudetto della Juventus. L'invasione di campo del 6 Maggio a Trieste, la traversata di Torino del 13 Maggio dopo l'ultima giornata con l'Atalanta, e poi solo delusioni. Tante e ravvicinate: la promozione del Toro granata, l'addio di Del Piero, la sconfitta di Roma con il Napoli, l'avviso di garanzia per Conte e Bonucci, le frasi non brillantissime di Buffon. Su alcune di queste questioni, con l'ombrello sempre aperto della famosa richiesta di risarcimento danni, alza la voce il presidente Agnelli. Ma sulle altre bisogna fare buon viso a cattiva sorte e abbozzare. Capita, anche dopo uno Scudetto meritato e atteso da 9 lunghissimi, interminabili, anni.

mercoledì 9 novembre 2011

"La Juventus non c'entrava con Moggi"

Di Stefano Olivari per il Guerin Sportivo.




Dopo la sentenza di Napoli c’è adesso una strana voglia di seppellire Calciopoli, dopo anni in cui ne abbiamo parlato ogni giorno aspettando come una specie di giudizio di Dio gli esiti del processo di primo grado. Luciano Moggi è adesso ufficialmente l’uomo copertina di tanti anni di calcio marcio, l’ha stabilito la giustizia sportiva radiandolo e adesso anche quella penale condannandolo per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva (in primo grado: rimangono appello, cassazione, UE, Onu e Gran Mogol delle Giovani Marmotte, come confermeranno gli insigni giuristi che impazzano anche sul forum del Guerino) a cinque anni e quattro mesi per le note vicende. E’ solo un dettaglio che insieme a lui sia stato condannato mezzo calcio italiano, con pene minori: gli ex designatori Bergamo e Pairetto, l’ex vicepresidente Figc Mazzini, i fratelli Della Valle, Lotito, Meani, De Santis, Foti, Racalbuto, eccetera. Proprio oggi, insomma, non aderiamo al linciaggio di un uomo al quale tutti hanno chiesto favori: da politici a giornalisti (e molti si dovrebbero vergognare, non solo quelli citati nelle intercettazioni), passando per i mille addetti ai lavori in cerca di ingaggio. E troviamo qualcosa che sta a metà fra il comico e lo squallido la posizione della Juventus, che si attendeva un’assoluzione o comunque pene lievissime per dare il via al solito circo mediatico, ma che aveva già pronto il piano B. Evidenziato in un comunicato che sembra un testo di Zelig: ”La sentenza afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l’unica società gravemente colpita e l’unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”. La Juventus, chiude la nota, ”Proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento”. Traduzione in italiano: Moggi scaricato brutalmente anche da Andrea Agnelli, dopo esserlo stato nel 2006 dal ramo Elkann. Non si capisce però la ragione di tanta esultanza, visto che Moggi per 12 anni è stato il massimo dirigente di una Juventus vincente e che la sentenza penale, molto più di quella sportiva, mette in discussione la credibilità non solo di una singola stagione ma proprio di tutta un epoca. E’ quindi una sentenza storica, proprio nel senso che dà una prospettiva storica ai mille episodi e sotto-episodi di cui parliamo da anni. E che non riguardano solo la Juventus, anche a voler limitare il campo al tribunale di Napoli (quindi Fiorentina, Lazio, Milan e Reggina). A meno che un ‘sistema’ sia nato il primo luglio 2004 e morto il 30 giugno 2005, con prima e dopo tutti onesti. Nei prossimi mille articoli analizzeremo le singole posizioni, anche alla luce delle motivazioni che ancora non si sono lette, ma adesso anche a caldo ci sottraiamo al becero tiro a un Moggi i cui metodi disprezzavamo già molto prima del periodo juventino. Non dovendogli niente, nemmeno un biglietto omaggio o un autografo, ce lo possiamo permettere.

Twitter @StefanoOlivari

sabato 8 ottobre 2011

Affinità elettive






"Silvio Berlusconi mi invitò a Palazzo Grazioli e mi chiese di passare ai rossoneri. Io dissi di sì, poi arrivò Calciopoli e saltò tutto"

venerdì 19 agosto 2011

La Juve, l’Inter e le liste di prescrizione.





pubblicata da Marco Travaglio il giorno venerdì 19 agosto 2011 alle ore 16.57

Carta Canta, l'Espresso - 19 agosto 2011



C’era una volta lo ”stile Juventus”. Quello di Gianni Agnelli e Boniperti, Trapattoni e Platini. Poi, al seguito di Umberto Agnelli, arrivò la “triade” Giraudo-Moggi-Bettega. Risultato: il processo per doping, lo scandalo Calciopoli, due scudetti annullati e retrocessione in serie B (la prima della storia). Nel 2006 John Elkann affida il club a due manager gentiluomini, Giovanni Cobolli Gigli e Jean-Claude Blanc, con il compito di recuperare lo stile e la serie A: missione compiuta su entrambi i fronti. La Vecchia Signora accetta con signorilità il verdetto sportivo, giusta espiazione per i maneggi di Moggi & C., e si rimette all’onor del mondo.



Ma due anni fa il ramo cadetto degli Agnelli si riprende il giocattolo con il giovane Andrea, figlio di Umberto e vecchio sodale di Moggi e Giraudo. Risultato: zero titoli sul campo, ma centinaia sui giornali, cavalcando il revanscismo della parte più becera della tifoseria, convinta che retrocessione e scudetti perduti non siano colpa di chi commise gli illeciti, cioè Moggi e Giraudo, radiati dal mondo del calcio, ma di chi li ha scoperti (la Procura di Napoli) e sanzionati (la giustizia sportiva e il commissario Figc Guido Rossi). Un complotto delle toghe: non rosse, ma nerazzurre.



Ora Andrea Agnelli, per non passare alla storia come l’unico presidente juventino che non ha vinto neppure la Coppa del Nonno, rivuole addirittura indietro i due scudetti di Calciopoli e minaccia ricorsi al Tribunale di arbitrato dello sport e perfino alla giustizia ordinaria. A suo dire, il titolo del 2005-2006, uno dei due viziati dalla manovre moggiane su arbitri e designatori, dunque assegnato all’Inter seconda classificata, non sarebbe “lo scudetto degli onesti” come lo definì Moratti, ma “dei prescritti”. E questo perché il pm sportivo Stefano Palazzi ha dichiarato prescritti i sospetti sul coinvolgimento dell’Inter in Calciopoli, “a meno che l’Inter non rinunci alla prescrizione e si lasci processare”. Moratti non rinuncia e sbaglia di grosso.



Ma la prescrizione, in casa Juventus, è materiale infiammabile da maneggiare con estrema cautela. L’Agnellino dovrebbe dare una ripassata alle 49 pagine della sentenza del 10 marzo 2006 con cui la Cassazione, ribaltando le assoluzioni d’appello, dichiarava i vertici bianconeri colpevoli di aver “dopato” i giocatori con sostanze proibite oppure lecite ma usate in dosi e con metodi vietati, dal luglio ‘94 al settembre ’98 (l’età dell’oro di Marcello Lippi), alterando le prestazioni e dunque truccando ben quattro stagioni sportive. Colpevoli, sia Giraudo sia il medico sociale Riccardo Agricola, di un unico “disegno criminoso” a base di frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute; ma salvi per prescrizione, in quanto i reati si erano estinti pochi giorni prima a causa della lunghezza del processo. Sia per Giraudo, assolto in primo e in secondo grado, sia per Agricola, condannato in tribunale e assolto in appello, la Suprema Corte dava ragione al pm Raffaele Guariniello e disponeva l’annullamento dell’ultimo verdetto perché “questo collegio ha ritenuto che la condotta degli imputati integri il delitto di cui all’art.1 della legge 410/89” (frode in competizioni sportive).



Il reato insomma c’era, ma era “estinto per prescrizione”. Il medico, su mandato dell’amministratore delegato, imbottiva i calciatori di “sostanze vietate” come i “corticosteroidi”, e anche di farmaci non vietati ma somministrati ad atleti sani per potenziarne il rendimento, “in modo pericoloso per la salute”. E anche per la genuinità delle classifiche, violando - ricordano i giudici - la legge che tutela “la regolarità e la correttezza delle competizioni, poste in pericolo dalla sleale alterazione chimica delle prestazioni”.



La Juve che oggi sfida l’Inter a restituire “lo scudetto dei prescritti” e a rinunciare alla prescrizione nel processo sportivo si guardò bene dal rinunciarvi in quello penale. Anche perché, dopo la sentenza di Cassazione, il nuovo processo sarebbe finito con condanne sicure e la conseguente revoca di tutti i trofei vinti nel quadriennio dello scandalo: tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un’Intercontinentale. Questi come li vogliamo chiamare, dottor Agnelli: i “trofei dei prescritti”? E perché, per dare il buon esempio all’Inter, non li restituisce? 

giovedì 11 agosto 2011

Il Povero Attore E La Lite Temeraria – Atto Primo

Da Fabbrica Inter.


L’avvocato Elena Nittoli analizza frase per frase, delirio per delirio, la conferenza stampa di ieri del presidente ovino Andrea Agnelli. Oggi pubblichiamo la prima parte.

Life’s but a walking shadow, a poor player,
That struts and frets his hour upon the stage,
And then is heard no more. It is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury,
Signifying nothing.
Ma la vita è un’ombra che cammina, un povero attore
che incede tronfio e pettoruto, agitandosi durante la sua ora sul palcoscenico.
E poi non si ode più nulla. E’ una favola
raccontata da un idiota, piena di rumore e furore,
che non significa nulla.

***
Dalla conferenza stampa della società Juventus del 10 agosto 2011:
‘Il sistema che nel 2006 ha lapidato la Juventus in piazza oggi si scopre garantista ed incompetente.’

Il significato dell’assunto sopra riportato riveste una valenza mediatica ridondante di rumori, furori e vuota di contenuti, i cui destinatari recettivi possono essere solo persone che ignorano il diritto. O ignoranti e basta. A tacer, ovviamente, degli uomini di malafede.
Punto primo: l’incompetenza del consiglio federale, Agnelli, nasceva proprio dall’erroneità procedurale con cui tale organo era stato indebitamente investito da lei e da un compiacente procuratore federale (sul cui stato soggettivo di buona fede applichiamo, in ogni caso, il principio di favore in dubio pro reo o anche la presunzione civilistica di cui all’art. 1147 del codice civile: a scelta).
Nei giorni di insana follia para-giuridica da poco trascorsi, avevamo spiegato, di volta in volta, quali fossero i passaggi -chiave attraverso cui discernere il vero dal falso mediatico, per decodificare secondo legge quanto stava convulsamente accadendo.
Secondo legge. Non secondo chiacchiere. Né secondo facoltà premonitrici di cui ancora non godiamo.
Prima ancora della riunione del 18 luglio avevamo, perciò, già individuato quali ne sarebbero stati i necessitati ed ineludibili esiti decisionali, semplicemente attenendoci al diritto (questo sconosciuto) e non alla sfera di cristallo.
Con buona pace di tutte le erroneità di un’informazione servile e strumentalmente volta ad un fine che non includeva di certo il rispetto delle regole. Quelle dell’ordinamento giuridico intendo, non le sue, Agnelli.
Nessuna improvvisa scoperta di incompetenza, dunque, del consiglio federale, ma solo l’imprescindibile presa d’atto, da parte del sistema istituzionale, che strumenti ad hoc per accontentare eventuali astrusità ad usum Agnelli non esistevano e non esistono tuttora.
La qual cosa, peraltro, è stata rilevata persino con sommo rammarico da taluni membri del consiglio, in primis dal presidente federale: pensi, dunque, se costoro avessero potuto sostenere il contrario, come lo avrebbero fatto volentieri. Mediti su questo, prima di intraprendere altre azioni legali …
Ancora: nessuna lapidazione in piazza della Juventus v’è stata nel 2006, Agnelli, perché la sua società ha goduto della garanzia di un contraddittorio e dell’esperimento di tutti i gradi di giudizio del processo sportivo.
Con l’assistenza legale di un difensore che, per primo, aveva da subito proposto (e con che premura!) l’ipotesi di un patteggiamento alle condizioni che oggi ella equipara alla lapidazione, ma che, allora, riuscirono ad evitare alla sua società di finire nel baratro della serie C, o peggio ancora.
Non lo ricorda più?
E, sempre perché, oggi, ella pare piuttosto debole di memoria, le rammento che siffatte condizioni favorevoli vennero concordate sulla base di un previo riconoscimento di colpevolezza, implicante una dichiarazione di dissociazione dall’operato dei vertici societari prontamente scaricati all’epoca (la premiata ditta Moggi & C.), gli stessi per i quali invece, ora, ella si profonde in pubbliche manifestazioni di stima.
Le voglio precisare, a riguardo, che i meccanismi di resipiscenza in virtù dei quali la legge prevede e consente benefici premiali in favore del reo non possono essere applicati e poi negati, a convenienza del condannato: perché è parimenti prevista la possibilità di una revoca di quegli stessi benefici.
E’ il caso, ad esempio, della sospensione condizionale della pena, che viene concessa sulla base di una prognosi favorevole di futura astensione dalla commissione di reati, ma che, in caso di successivo mancato riscontro in tal senso, viene automaticamente revocata, con conseguente esecuzione della pena prima sospesa.
Perché questa è la ratio sottesa a siffatte concessioni.
Sono incline ad ipotizzare che il principio di massima, con una sana dose di pragmatismo processuale, potrebbe trovare applicazione anche alla evidente resipiscenza di comodo della società Juventus.
Che ne dice?
Quanto alla storia della lapidazione in piazza, le ricordo che la gogna mediatica senza contraddittorio è semmai quella che è stata inflitta all’Inter, attraverso il ricorso ad accuse vili e strumentali, formulate a carico di chi -si sapeva- da esse non si sarebbe mai potuto difendere, cioè del suo defunto Presidente: in un sol colpo, si è così riusciti ad inchiodare al muro una persona altrimenti inattaccabile, ma oggi mortis causa indifendibile e, al tempo stesso, la società di cui era esponente, atteso che il vero titolare di ogni eventuale azione non è più in condizione di esercitarne alcuna (altro che rinuncia alla prescrizione suggerita a Moratti …).
Questa, chiamasi lapidazione, Agnelli.
Capito?
Non entro –per ora- nel merito della schizofrenica miriade di azioni che ella ha promesso di intentare, perché tale elencazione innanzitutto evidenzia, già di per sé, l’intento parossistico di sparare nel mucchio con la speranza di centrare, prima o poi, almeno un bersaglio.
Mi riserverò pertanto di esprimermi su ciascuna di esse, di volta in volta, quando ella me ne darà occasione in concreto, va bene?
Peraltro, conoscendo la giustizia ed in particolare quella italiana, non ho dubbi che prima o poi ella possa anche riuscire a trovare un giudice sensibile alle sue risibili ragioni.
Le probabilità, intentando tante più azioni legali, risultano tanto più elevate: è matematica questa e si chiama ‘relazione direttamente proporzionale’. Mica è diritto.
Ed un tale giochetto, di certo, le viene assicurato dalla sussistenza di notevoli mezzi economici, non di ragioni giuridiche.
Occhio, però, Agnelli, che a forza di farlo questo giochetto (che giuridicamente parlando corrisponde al nome di ‘atto emulativo’ e cioè ‘atto compiuto al solo scopo di nuocere o recare molestia ad altri’) si corre anche il rischio di pagarne poi il prezzo.
Perché esiste anche un concetto di temerarietà della lite intentata con mala fede o colpa grave, implicante non previsioni meramente descrittive, bensì concrete conseguenze di tipo sanzionatorio per la parte soccombente nel giudizio: e cioè, il risarcimento del danno alla parte avversa (tale meccanismo è previsto dalla lettera dell’art. 96 del codice di procedura civile, ma trattasi di principio generale di diritto, come tale applicabile, quindi, anche alla massa confusa ed indistinta di azioni da lei minacciate).
Questo, sempre in quel mondo sconosciuto chiamato ordinamento giuridico. E non nel suo onirico regno.
Se lo faccia spiegare dai suoi avvocati.
Tradotto: significa che a tirar troppo la corda anche in tribunale -dai e dai- può succedere, alle volte, che la corda poi si spezzi.
Certo, una tale ipotesi, presupporrebbe sempre un’attivazione da parte dell’Inter e di Moratti sul contrapposto fronte, anziché una generosa, muta, passiva sopportazione di stile come quella di cui ella ha sin qui goduto.
Ma questa è altra faccenda, per la quale rinvio al prossimo atto della nostra interminabile commedia …
Avv. ELENA NITTOLI

SULLO STESSO ARGOMENTO ANCHE "SE PAROLISI AVESSE MILIONI DI TIFOSI".

IL MIO COMMENTO: Ti chiedo scusa Lapo. Ti ho giudicato male. Lo scemo di famiglia è tuo cugino Andrea.

sabato 6 agosto 2011

Rizzoli 2, la conferma.

Ovvero la dimostrazione di come si possa falsare completamente una partita invertendo falli, non fischiandoli e non ammonendo quando si dovrebbe. Ma noi non avevamo certo bisogno di conferme per sapere che tipo di arbitro è Rizzoli. A noi la coppetta, a loro la consapevolezza di essere nettamente più forti e di stare lavorando nella direzione giusta. E per la cabala... pure due anni fa persero la Supercoppa 2-1 a Pechino, la stagione iniziò così ma finì così.



venerdì 22 luglio 2011

Diego te la spiego io Calciopoli





Calciopoli intesa come sistema e  non come inchiesta giudiziaria, era un'associazione a delinquere atta ad ottenere determinati vantaggi per il club associati. Tra questi c'era pure il tuo e conta poco che tu all'inizio sei stato di fatto ricattato. Cedendo al ricatto sei passato da vittima a complice di chi col sistema delle schede svizzere o occupando posti di potere in lega calcio, determinava e orientava gli arbitraggi delle partite e quindi i risultati delle partite stesse e dei campionati. C'era chi invece questo sistema l'ha combattuto come l'Inter che è stata vittima e parte lesa di questo sistema. Dove sono i milanisti che dicevano "facciamo parte del sistema per arrivare secondi?". Con la stessa logica non si capisce come si possa sostenere che l'Inter facesse parte di un sistema che garantiva vittorie e piazzamenti, quando queste invece non arrivavano mai, neanche quando c'era assoluto bisogno ,non come club, che arrabattandosi riescono comunque ogni 3-4 anni a vincere, tu sai come, con puntualità svizzera, come le schede telefoniche e i conti in nero, per tenere buoni i tifosi (e ogni riferimento alla stagione 2010/11 non è per nulla casuale). 
Certo non tutti i club che facevano parte del sistema potevano vincere ma si assicuravano comunque dei vantaggi in classifica, come il tuo. 
Evidentemente non l'Inter. Ma l'Inter non era l'unico club pulito. Pure il Bologna ad esempio lo era . Senti cosa dice Gazzoni Frascara.


“’Non so se Moratti, e Facchetti, e dunque la società nerazzurra, fossero o meno implicati nella vicenda. Ma a parte che leggendo le intercettazioni rilevate dal procuratore Palazzi mi sembra che le conversazioni fra Facchetti e i designatori, così come quelle di Moratti e degli altri diregenti di sei diverse squadre di serie A, siano prive di malizia, a differenza, a mio avviso, di quelle rilevate fra Moggi e i fratelli Della Valle, fra Sandro Mencucci e il vice presidente Mazzini circa quello che e’ stato esposto in maniera molto precisa dal Gup De Gregorio nella sentenza di primo grado nei confronti di Giraudo. In questa vi sono ben 20 pagine riguardanti il cosiddetto ‘salvataggio della Fiorentina’, e si precisa che proprio questa operazione e’ la conferma del potere occulto della ‘cupola’ che governava all’epoca il campionato di serie A. E a parte che il diritto alla difesa nel caso di Facchetti riveste caratteri di impossibilità per le purtroppo tristi note vicende, e quindi mancherebbe una testimonianza basilare per un’eventuale quanto improbabile accusa verso questo grande campione dello sport, trovo quantomeno curioso, per usare un eufemismo, il concetto implicitamente espresso da Della Valle. Come se l’eventuale reato ascrivibile all’Inter cancellasse quelli già al vaglio della giustizia”.
“’anche davanti a una eventuale pluralità di illeciti, questi vanno tutti sanzionati sia dalla giustizia sportiva sia, se ve ne sono gli estremi, anche dalla giustizia penale e/o civile’”
“’E’ una dinamica che già altre volte e in altri campi si è cercato di attivare: dato che siamo in molti, se non tutti, a essere colpevoli, annulliamo il reato… Mi sembra francamente un affronto a tutti coloro che il danno l’hanno subito sulla propria pelle, a cominciare dai tifosi e, naturalmente, a chi, come il sottoscritto, ha subito il danno della retrocessione sia in termini economici che di immagine”

No, chi deve dare spiegazioni a qualcuno non è certo Moratti e chi come lui si è opposto a questo sistema corrotto, ma chi non ha pagato o ha pagato in maniera assolutamente risibile e insufficiente per fatti gravissimi che hanno minato dalla base la credibilità del calcio in Italia negli ultimi 25 anni. Come la Fiorentina, come il Milan, come la Juventus.
Se c'è qualcuno che deve dare spiegazioni, ancora molte, quelli sono Galliani e Moggi (più, molto di più, il primo, che guarda caso cerca di volare basso e non riaprire il vaso di pandora, del secondo).

lunedì 18 luglio 2011

E ora... andate a rosicare!!!!


Il consiglio federale, una volta tanto, ha fatto quello che poteva e doveva fare. Non è un organo giudicante e non ha giudicato, limitandosi a dichiararsi incompetente. Su queste basi il signor Andrea Agnelli, che si sta coprendo di ridicolo, non si sa a quale titolo dice che impugnerà la decisione. Si vedrà. Intanto, oggi noi vogliamo solo ricordare un avversario leale e un uomo onesto.

"Ognuno di noi è unico.
Qualcuno lo è di più. Oggi sarebbe stato il compleanno di Giacinto Facchetti, non fosse che non possiamo più averlo fisicamente con noi.
Possiamo però ritrovare quella sua indimenticabile unicità di Campione, ricordarlo sia da giocatore, un simbolo di quei grandi anni, sia da presidente. Giacinto Facchetti è stato un uomo che in campo e fuori dal campo ha conservato integre le stesse caratteristiche.
Forza, onestà, chiarezza, coraggio.
Oggi è il 18 luglio, lui compirebbe 69 anni. Ci manca. Continua a mancarci, proprio per quell'unicità indimenticabile, che nulla e nessuno ha potuto e potrà mai intaccare."

(dal sito dell'Internazionale Football Club)

lunedì 11 luglio 2011

Mondi paralleli

da Eurosport.


- 0


Scoppia in Turchia lo scandalo su combine nello scorso campionato. Perquisite l'abitazione del numero 1 del club di Istanbul e la sede del club; arrestate 30 persone tra dirigenti e giocatori
A dimostrazione che tutto il mondo è Paese, a maggior ragione nel mondo del calcio, ecco spuntare lo scandalo su presunte partite arrangiate nello scorso campionato turco. E tra le personalità coinvolte nelle indagini della polizia ci sono nomi eccellenti, presidenti e vice-presidenti di società e persino alcuni giocatori.
Nella prima mattinata di oggi, secondo quanto riportano l’agenzia di stampa Anatolia e la CNN turca, una vasta operazione del nucleo investigativo della Polizia di Istanbul ha coinvolto 12 città del Paese e ha portato all’arresto di 30 persone. Sottoposte all’ordine di custodia cautelare, saranno interrogate nelle prossime ore perm fare luce sull’accaduto.
Il forte sospetto è che gran parte del campionato 2010/2011, vinto dal Fenerbahce, sia stato indirizzato e che diversi club abbiano preso parte a queste combine. E il fatto più inquietante è che tra i fermati ci sia anche la massima carica della società campionessa in carica, il suo presidente Aziz Yildirim. Alle 7 di questa mattina, la polizia si è presentata nella sua abitazione e, dopo aver effettuato una perquisizione (lo stesso procedimento è scattato nella sede del Fenerbahce), ha proceduto al suo arresto.
Tra gli altri fermati ci sono anche due vicepresidenti, Nezvat Sakar (Trabzonspor) e Sekip Mosturoglu (Fenerbahce), e tre giocatori, Sekan Calik (Genclerbirligi), Serdar Kulbilge (Ankaragucu) e Umit Karan (Eskisehirspor).
Andrea Distaso / Eurosport

martedì 5 luglio 2011

Un angelo



Fazi: “Paolo, molto silenzioso, fai parlare lui”
Bergamo: “Beh sì, non mi posso mica mettermi a sbottonarmi troppo”
Fazi: “Più silenzioso che tu puoi… ti riesce cosi bene parlare… fai parlare lui… tu ascolta… rispondi solo quello che ti dice… però rispondi, come ti posso dire, entrando dentro l’argomento ma dalla sua parte…  quello che è in difficoltà? Hai capito? Mettigliela sotto questo aspetto? La grande fatica, la grande difficoltà che fai”
Bergamo: “Ma gli si può mettere anche qualche stupidata che ha fatto Mancini, eh….perché gli ci voglio far entrare un po’ il discorso di Matteo (Trefoloni, ndr) eh”
Fazi: “Alla fine eh…ti ci riportera’ lui…alla fine della serata”
Bergamo: “Ma tanto ci si arriva poi, figurati se non si parla di arbitri”


"Ho vissuto con Facchetti cento e piu' partite in azzurro, io attaccante lui capitano. Giorni belli e meno belli - afferma l'ex bomber del Cagliari e attuale dirigente accompagnatore degli azzurri - ma con una costante: Giacinto era una persona straordinaria, pulita, onesta. Per noi tutti era un esempio, un punto di riferimento costante, era il nostro angelo". (Gigi Riva).


Chi parlava della Gazzetta dello Sport filointerista l'ha letto l'editoriale di Andrea Monti di oggi?

lunedì 4 luglio 2011

Le bufale di Palazz-i/o




"Finalmente anche la causa nerazzurra ha un avvocato proveniente dalla società civile (Elena Nittoli del foro di Bologna) che autonomamente scrive un articolo per spiegare le ragioni giuridiche. a cui i media vogliono derogare per i motivi che ben conosciamo  e di conseguenza non han voluto prenderlo in considerazione nonostante fosse stato regolarmente inviato loro, che impediscono la revoca dello scudetto 2006 all’Inter. Un post estremamente chiaro che spero sia pubblicato ovunque nella rete nerazzurra e che cercheremo di far arrivare anche ai giornalisti a noi vicini.
E’ proprio così, giuridicamente parlando…
Ed infatti, non a caso, si prospetta una decisione che è stata già anticipata come ‘politica’. Tradotto: un modo per derogare alle regole.
Ma questo consentirà, in ipotesi, all’Inter di adire le vie legali nelle sedi opportune.
Veniamo al punto della questione.
Che è poi la natura dell’atto di assegnazione del titolo 2005-2006.

A fornirci una chiave di lettura appropriata, per muoversi nel ginepraio di quanto accaduto nell’immediato post calciopoli, è il parere consultivo dei tre saggi interpellati dall’allora Commissario Guido Rossi, il quale, attenendosi proprio a tale parere (che, chiariamo, era solo quello, un parere qualificato ma nulla di più), prese in realtà la decisione più lineare: quella di non decidere niente.
Era quanto in suo potere fare, fu ciò che fece.
Dalla lettura dell’elaborato consultivo emerge il percorso poi concretamente seguito da Rossi, attraverso la ricostruzione storica e dogmatica della questione che è stata fornita dai tecnici.
Costoro operarono un distinguo fra ‘assegnazione’ e ‘non assegnazione’, specificando come il provvedimento decisionale sarebbe servito solo nel secondo caso, allorché la Figc (quindi Rossi) avesse deciso di non assegnare il titolo per la stagione appena conclusa, maturando (come accadde nel 1927) una decisione discrezionale di opportunità, sulla base della valutazione di circostanze fattuali emerse dall’inchiesta.

Ebbene, Guido Rossi, si astenne del tutto dal prendere una siffatta decisione e, quindi, lasciò operare automaticamente le regole vigenti: l’art. 49/1 NOIF esplicò ex se i propri effetti.
Dunque, l’assegnazione fu automatica e conseguì alla revisione della classifica a seguito delle penalizzazioni inflitte ad altre squadre. Era esattamente questa, del resto, l’ipotesi prevista dai tre saggi nel caso di ‘assegnazione conseguente ad altrui penalizzazioni operanti sulla classifica’.

Si trattò, dunque, di atto vincolato e non discrezionale: in pratica, esso fu determinato dalle leggi e non da una decisione ed, infatti, non assunse neppure la forma di provvedimento. Il comunicato stampa con cui il Commissario Rossi annunciò il 26 luglio 2006 l’assegnazione del titolo all’Inter aveva esattamente la natura di… una comunicazione mediatica! Punto e basta.
Nessun provvedimento è mai stato assunto a riguardo dalla Figc. Ecco perché Rossi insiste, ancor oggi, nel dire di non aver assegnato niente di sua iniziativa e che fu Moggi, invece, a farlo: quale conseguenza, cioè, della riformulazione classificatoria derivante dalle inflitte sanzioni, a seguito delle condotte illecite del suddetto e dei suoi compartecipi.

In base ad un siffatto inquadramento giuridico della questione, è arduo, pertanto, sostenere, adesso, la possibilità di revoca di quell’assegnazione: posto che essa non derivò da una decisione, frutto di scelte di opportunità, non ci sono, allora, gli estremi per avallarne la rivisitazione sulla base di nuovi elementi o di diverse valutazioni.
Perché non vi fu decisione nel senso di ‘scelta di opportunità’, né furono, quindi, dei presupposti di fatto a determinare l’atto, bensì le regole vigenti, cioè la normazione federale.

Dunque, parlare oggi di’ ri-valutazioni’ di opportunità in forza di asseriti principi etici appare giuridicamente una forzatura abnorme (nel senso tecnico di ‘non riconosciuta dall’ordinamento’), perché il punto della questione non attiene ad un piano discrezionale circa le scelte di opportunità a suo tempo maturate.
Si dovrebbe quindi sostenere… l’illegittimità delle regole NOIF. Cioè, l’illegittimità della norma che recita: ‘la squadra prima classificata della serie A è proclamata vincente del Campionato ed acquisisce il titolo di Campione d’Italia’!
Auguri…

Altra questione: far passare la revoca dello scudetto 2006 attraverso l’irrogazione sanzionatoria a carico dell’Inter è praticamente impossibile, avuto riguardo alla sbarramento procedurale dell’intervenuta prescrizione ed al principio di responsabilità, quale presupposto indefettibile per l’irrogazione afflittiva. Lo specifica l’art. 13 del Codice di Giustizia Sportiva (oggi art. 18): le società sanzionande sono quelle ritenute ‘responsabili’ e l’accertamento di responsabilità passa imprescindibilmente attraverso l’incolpazione, il deferimento, la difesa nel contraddittorio. Sono principi-cardine del sistema giuridico, non possono essere disattesi neppure in un ambito eccentrico come quello sportivo.
Inoltre, la medesima norma richiama anche il principio di proporzionalità ed adeguatezza della pena, indicando un’escursione edittale che va dall’ammonizione all’esclusione dalla partecipazione alle manifestazioni.

Chi dice che la sanzione in ipotesi più consona, avuto riguardo alla natura e gravità dei fatti (in ordine ai quali sussiste comunque l’improcedibilità) sarebbe, allora, l’irrogazione massimamente afflittiva della revoca dello scudetto?

Senza considerare poi che, sempre in ordine ai detti fatti improcedibili, si registra uno sfasamento temporale che rende improponibile la questione in termini giuridici, in virtù del vincolo di ‘necessaria pertinenza’ fra addebito e sanzione: si tratterebbe, infatti, di situazioni comunque verificatesi in relazione al campionato 2004-05 per il quale, non a caso, fu presa la decisione (qui è consono esprimersi così, perché si trattò esattamente di ‘scelta’) della non-assegnazione.

Non è contemplata dall’ordinamento la possibilità, una volta riconosciuto l’addebito, di comminare la sanzione in relazione ad altro campionato, uno a caso (ma guarda un po’…) che sia cronologicamente inconferente rispetto ai fatti contestati (parliamo di situazioni del 2004-05 e di campionato del 2005-2006): ciò significherebbe soltanto assecondare la volontà di pressione ideologica da più parti manifestata, a livello mediatico e non.
Così stabilendo, però, un precedente giuridico non solo abnorme -e quindi oppugnabile in sede giurisdizionale-, ma oltremodo pericoloso, perché a livello di sistema comporterebbe un deflagrante effetto-domino, dando la stura a istanze revisioniste a catena, in relazione ad altri titoli assegnati a squadre rimaste coinvolte in vicende giudiziarie (Juve, tanto per non far nomi), per le quali la vicenda sportiva e disciplinare è stata archiviata, anche lì, per intervenuta prescrizione.

Siamo sicuri che è Agnelli non abbia fatto un clamoroso auto-goal nell’intraprendere a furor di popolo un’azione destituita di fondamento giuridico, per la quale la Juve non aveva neppure legittimazione ad agire?
In fondo, il senso di assoluta appartenenza che radica fortissimamente nell’universo Inter la titolarità dello scudetto n. 14 trova fondamento, anche e soprattutto, negli abusi e prevaricazioni patiti negli anni bui, precedenti allo scoperchiamento del vaso di Pandora: quegli scudetti 1998, 2002 lo stesso Moratti li ha sempre rivendicati.

Ché la Juve, allora, paghi davvero tutto il fio delle proprie colpe… andiamo a riaprirlo, il vaso di Pandora, avanti…"
Avv. Elena Nittoli

Il mio commento: Palazzi non lo scopriamo certo adesso visto il suo comportamento tutto fu meno che ostile al Milan. E d'altronde sta li dai tempi dei tempi quando Galliani era presidente della Lega, Carraro della Federcalcio, etc... etc...
Quello che forse sorprende sono certe "argomentazioni" sul inesistenti comportamenti illeciti che non fanno altro che mettere in ridicolo la sua figura. Dice bene l'avvocato Nittoli. Se una decisione politica porterà via lo scudetto all'Inter ben farà la società di via Durini ad adire le vie legali per far valere i propri diritti.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails